“Ventennalia Feliciter”: il Museo Civico Archeologico di Ruvo ha raccontato i suoi primi 20 anni

Il 10 agosto non è solo il giorno di San Lorenzo, delle stelle cadenti e dell’omonima, celebre poesia di Giovanni Pascoli in memoria del padre. Il 10 agosto è per Ruvo del Monte una data storica, contrassegnata dal luttuoso massacro del 1861, episodio mai completamente chiarito e che inferse al paese una ferita profonda. Le consuete rievocazioni, che quest’anno non hanno avuto luogo, hanno tuttavia lasciato il posto ad un’altra manifestazione, ben più lieta, organizzata per il 10 agosto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ruvo: la celebrazione del ventennale del Museo Civico Archeologico, intitolato al compianto Prof. Michele Di Napoli, istituito il 6 agosto 2000 presso la sede comunale di Ruvo.

Il tavolo dei relatori

Numerosi i relatori intervenuti all’interessante evento, intitolato “Ventennalia Feliciter”, svoltosi all’Anfiteatro Comunale e coordinato dal dr. Mauro Armando Tita: l’Amministrazione Comunale, con i saluti iniziali del Sindaco, arch. Michele Metallo e i ringraziamenti finali dell’Assessore alla Cultura, geom. Raffaele Mira; il dr. Roberto Di Napoli, figlio del prof. Miche, al quale è intitolato il Museo; il prof. don Gerardo Gugliotta, parroco di Ruvo; Peppino Fasano, già Sindaco del Comune di Ruvo all’epoca dell’inaugurazione del Museo; Peppino Ferrieri e Peppino Santomenna che negli anni Settanta, ragazzi accomunati dalla passione per la storia del loro paese, con la loro raccolta di “cocci” rinvenuti nelle campagne circostanti, destarono l’attenzione del Parroco e del prof. Di Napoli, dando il via a quella spettacolare stagione di scavi, che portò il comune di Ruvo ad essere ufficialmente inserito fra le località lucane di maggiore interesse archeologico.

L’anfiteatro visto dall’alto

A quei giovani degli anni ’70, alla loro tenacia e passione, è andato il plauso del Sindaco: la loro instancabile volontà ha portato a Ruvo la creazione di un Museo, che è la massima espressione dell’archeologia ruvese, e questa deve portare al paese turismo e sviluppo economico, ricreando interesse verso questa specificità di Ruvo. Sono indispensabili la ripresa degli scavi e degli studi archeologici, così come la ricerca di una sede più idonea, che faccia da “contenitore” non solo del Museo Civico e della Biblioteca Comunale, ma anche di un centro multimediale che ricordi l’illustre romanziere e concittadino onorario Evan Hunter/Ed McBain.

Il prof. Roberto Di Napoli ha portato i ringraziamenti suoi e della famiglia, ricordando la passione del padre che, prematuramente scomparso, non vide concretizzarsi la nascita del Museo a cui teneva tanto, ma riuscì a trasmettere grandi valori ai figli e agli alunni. Ricordando inoltre la sua infanzia di bambino cresciuto “a pane e archeologia”, egli ha sottolineato come tutto il territorio di Ruvo sia un tesoro archeologico. Ha rievocato il “massacro di Ruvo del Monte” del 1861, evidenziando come la Storia non debba essere occultata o manomessa per interessi politici o economici, ma come la sua integrità debba essere difesa.

Parte del pubblico sulle gradinate

Don Gerardo Gugliotta, e anche Armando Tita nei suoi interventi, hanno ripercorso la splendida storia dell’archeologia ruvese e dei contributi scientifici dei vari studiosi che se ne sono occupati: Angelo Bottini, Massimo Osanna, Michele Scalici, Alfonsina Russo, ed altri. Anche secondo il Parroco, l’archeologia costituisce una grande risorsa del comune di Ruvo, del quale egli si è soffermato anche a spiegare le variazioni linguistiche intervenute nel corso dei secoli, che portarono infine, con il decreto 1140 del 1863, all’attuale denominazione di “Ruvo del Monte”, per distinguere il paese da Ruvo di Puglia.

Nei ricordi di Peppino Ferrieri, traspariva intatta la grande emozione del ragazzo che, dopo i compiti, raccoglieva i “cocci” – e cercava di ricomporli – mentre questi riempivano sempre più i locali del Circolo Parrocchiale, e i contadini del posto avvisavano “i ragazzi”, prima di procedere ai lavori agricoli. Il suo auspicio è che le migliaia di reperti, portati nei depositi del Museo di Melfi, per essere messi in sicurezza dopo il terremoto del 1980, ritornino a Ruvo, in un Museo privo di barriere architettoniche.

Del futuro del Museo ha parlato anche Peppino Santomenna, sottolineando come la data del 10 agosto – la stessa del “massacro di Ruvo” – sia stata scelta per rievocare la “memoria”, di cui fanno parte anche i reperti, che rievocano la grande storia di questo piccolo comune. Un museo fa parte di quelle cose che rendono un posto bello per viverci, e Ruvo, pur con i suoi appena mille abitanti, ha ben tre musei. Attualmente il Museo Civico è fuori dai circuiti turistici regionali e a questo bisogna rimediare; occorre trovargli una sede più idonea, ma bisogna anche pensare ad una eventuale rotazione degli allestimenti e a dispositivi multimediali, per consentire la visione di ciò che non può essere esposto e che giace nei depositi.

L’auspicio di un nuovo Museo è stato espresso anche dall’ex Sindaco Peppino Fasano, che ha ricordato la sua grande emozione nell’inaugurare nel 2000 il Museo Civico a Ruvo, un bene che i comuni vicini non avevano e non hanno.

Raffaele Mira, nei ringraziamenti finali, ha ricordato le immense ricchezze del patrimonio culturale e paesaggistico della Basilicata, che in Italia hanno pochi eguali, ma che finora non hanno creato grande turismo; bisogna dunque invertire la tendenza. E, con la sua presentazione del programma dei prossimi giorni di feste patronali che, nonostante l’annata particolare a causa dell’emergenza sanitaria, si presenta ricco e interessante, si è concluso un piacevole pomeriggio ruvese di celebrazioni e approfondimenti culturali.

Lina Spedicato

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