Una testimonianza da Codogno del nostro compaesano Francesco Sorrentino: Chi con il Coronavirus ha vissuto spalla a spalla

Buonasera, mi presento sono Francesco Sorrentino molti di voi mi conoscono già, sono Ruvese al 75% e sono molto affezionato a questo bellissimo paesello che è Ruvo del Monte.

Mi permetto di scrivervi perché abito a Codogno un paese che oramai non ha più bisogno di presentazione. Vorrei raccontarvi un po’ della mia esperienza di quarantena nell’intento di essere in qualche modo per Voi  utile.

Comincio dalla fine anche se ormai forse non ce n’è più bisogno ma vi invito, vi supplico, vi prego  a non prendere sotto gamba questa malattia. Vi spiego il perché: quella mattina in cui abbiamo saputo era un venerdì mattina, improvvisamente scopriamo che un ragazzo, uno sportivo, Mattia sta malissimo è in Ospedale con il coronavirus: viene chiuso subito l’ospedale e si comincia a capire che la cosa è seria. Insomma comincia in quel momento la nostra vita da quarantena e da subito impariamo a capire come dobbiamo comportarci e come è fatta la nostra nuova vita: prima impariamo come si usa la mascherina, dove si fa la spesa, come si salutano le persone cosa fare durante il giorno ecc. ecc.

Strade chiuse con balloni di fieno per delimitare la zona rossa

Mentre il mondo ci osservava noi stavamo vivendo questa parte di storia, e piano piano abbiamo cominciato a capire: prima ci avevano detto state tranquilli è solo un’influenza, poi è  un pò di più di un’influenza,  poi muoiono solo le persone con gravi patologie e poi ci hanno detto muoiono gli anziani ed alla fine abbiamo capito con i nostri occhi e con le nostre orecchie. Sentivamo le sirene, le sirene, le sirene, un continuo di sirene delle ambulanze ogni ora, ogni giorno ed ogni ora; un continuo, anzi la sera verso le 21 aumentavano. E poi, abbiamo cominciato a vedere: ogni volta che uscivamo fuori c’erano i furgoncini delle pompe funebri sempre uno o due. E poi ancora le prime notizie è morto lo zio di, è morto il nonno di. Poi sono arrivate le conferme proprio chi conosco alle pompe funebri mi dice: ” mercoledì abbiamo fatto 20 servizi, giovedì 14 servizi”. Servizi? Cosa sono i servizi: la parola servizio vuol dire andare a recuperare un cadavere in un ospedale, tra i tanti in giro per la Lombardia, prima fare il tampone per confermare il motivo del decesso e poi portare il defunto al cimitero. Nessun funerale, una benedizione veloce per i credenti e poi la sepoltura con massimo 5 o 6 parenti stretti ad assistere. Persone che erano partite con l’ambulanza e poi tornavano morte senza il conforto di alcun caro, soli, senza nessuno che gli stesse vicino come siamo tutti noi abituati a fare o pensiamo o vorremmo che facessero con noi.

La Chiesa Madre di Codogno deserta

Adesso stiamo bene le ambulanze si sentono di meno, sentiamo un po’  con orgoglio di essere stati bravi con la nostra quarantena anche se intorno a noi si continua a  morire: molti mie compaesani sono da più di 2 settimane in terapia intensiva.

Ecco la mia esperienza, la nostra esperienza di comunità che fornisce a voi tutti un vantaggio: sapere come comportarsi avere il tempo di organizzarsi e capire che il problema è serio ed in tal modo va trattato.

Come detto il mio intento era di aiutarvi ed a tal scopo mi sono permesso di appuntare una piccola raccolta non esaustivi di consigli che ritengo utili per la quarantena:

  1. Quarantena non vuol dire morire in casa ma evitare di avere contatti, diciamo vuol dire il più possibile limitarsi alla propria famiglia, quindi salutarsi ma non abbracciarsi o scambiarsi la mano con chi conosciamo: noi abbiamo imparato a parlare a circa 1 metro di distanza, non andiamo a pranzo o a cena a casa di amici e se ci incontriamo lo facciamo sempre all’aperto ed a debita distanza.
  2. Areare spesso i locali.
  3. La spesa la fa sempre una sola persona per nucleo familiare, entriamo nei negozi quando non sono affollati. Il pane lo so per noi Ruvesi è fondamentale ed a Ruvo è buonissimo, ma magari in questi giorni si può fare scorta e congelarlo per non uscire tutti i giorni. Nella nostra zona dove i contagi sono tanti ho anche preso l’abitudine quando vado a fare la spesa ad usare i guanti in lattice monouso per evitare di contaminare e di essere contaminato.
  4. Facciamo tante belle passeggiate ma solitarie (famiglia) evitando i luoghi abituali e se incrociamo qualcuno lo salutiamo sempre a debita distanza.
  5. Laviamo sempre e spesso le mani;
  6. Evitiamo di tenere i bambini con le persone anziane. Non sono un virologo ma abbiamo capito che i bambini effettivamente difficilmente si ammalano o sono sintomatici forse per tutti i vaccini che hanno fatto: il fatto che i bambini sono asintomatici li fa diventare dei veicolatori del virus. Abbiamo quindi allontanato i nonni dai nipoti in maniera prudenziale.

Spero di esservi stato in qualche modo d’aiuto se avete qualche dubbio scrivetemi che nel limite delle mie conoscenze e possibilità proverò a rispondervi.

Francesco Sorrentino classe 74 sono  figlio di Vincenzo ed Angela Ciampa. Vivo a Codogno dove sono socio di una società che si occupa di efficienza energetica. Sposato con Valeria sono padre di due figli Alice e Luca.

Sono molto affezionato a Ruvo del Monte che porto sempre nel mio cuore.

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