NON bisogna abbassare la guardia dopo il caso “Report” sui dirigenti sanitari “gonfiati”come scandalosamente avviene in Basilicata

Vi sono medici di provata professionalità e di grande serietà e medici pronti a “prostituirsi” per una “direzione generale”.

Dopo le felici campagne di stampa sulla “dilatazione” dei  dirigenti medici nell’ASP, dirigenti  “di se stessi”, la trasmissione “Report” del 2 dicembre scorso ha rincarato la dose e  ha  denunciato  i disgustosi emendamenti della Polverini, tesi a alla promozione di cinque dirigenti medici alle  direzioni generali di Ospedali o di ASL del Lazio.

Pure, la  Rai Tre Basilicata qualche tempo fa in un  servizio pomeridiano a firma Stolfi nel  lontano 16 maggio scorso  ci aveva aggiornato su l’ultimo sondaggio del Ministero della Salute, e, soprattutto, sulla proliferazione dei “primari medici ” nei nostri ospedali lucani.

In Basilicata erano 68  i primari  medici in esubero su 500.000 abitanti, quasi 800 nella Campania felix, quella della Terra dei Fuochi.

Tali numeri non possono riguardare una mera  ricerca statitistica, ma, al contrario,  un serio e deprecabile  malcostume politico con annessa spesa milionaria.

Un posto sdoppiato di primario rappresenta certamente  un investimento politico per chi pone in essere l’intervento e un forte aggravio di spese per il nostro bilancio regionale.

Per decenni anche in Basilicata si è assistito a veri e propri  “miracoli evangelici” contrassegnati da una moltiplicazione sconsiderata di primari medici.

Decenni contrassegnati da incertezze sul piano occupazionale e convissuti con periodi bui che sicuramente hanno influito sul nostro vivere quotidiano.

Quello che appariva a tutti sorprendente era la morbosità e la celerità  del clientelismo lucano  di natura sanitaria.

Non ci hanno mai sorpreso nepotismi e poteri partitocratici (sempre gli stessi).

Ma, un dato restava  importante e significativo e faceva  tanto riflettere.

Il dato che faceva  riflettere era  basato sulle celerità degli iter brevi posti in essere dalle miriadi di “operazioni politiche”,  sia in termini di assunzioni  che di trasferimenti e di concorsualità.

Nelle varie concorsualità i cosiddetti candidati dop (dottori di origine protetta) facevano  parte delle caste di sempre quali: figli di “padri” politici, “padri” manager, “padri” medici, “padri” docenti  universitari, ecc.

Il  medico bravo preparato e specializzato  lucano riveniente da categorie sociali, fuori tribù,  ha sempre sperato invano nella meritocrazia.

L’aria che si respirava e si respira ancora è sempre triste e malinconica.

Eravamo e siamo al famoso bivio, nonostante l’ottimismo della volontà manifestato ultimamente dai giovani democratici lucani.

A tal proposito quei  giovani medici lucani  bravi e specializzati  di oggi, rivenienti da categorie sociali, fuori tribù, sono più consapevoli o sono sempre più  rassegnati? (come lo sono  i loro umili genitori o come  i medici bravi del recente passato, costretti a subire, sopportare e  supportare le tante  mosche cocchiere sulle loro spalle).

Ce lo siamo chiesti qualche anno fa nel filone sulle intercettazioni “Potere e Sanità in Basilicata”.

Tutto il popolo lucano ha capito che per tanti politici dediti alle facili “operazioni” clientelari di  sdoppiature dei primariati la stagione della fioritura è davvero finita.

Speriamo che per loro venga riservata una stagione di frutti e  di fiori appassiti.

L’effetto Grillo (forse in forma indotta) vi sarà anche in Basilicata.

Ora, più di prima, dobbiamo puntare su quei politici, quei giornalisti e quei funzionari  pronti a  denunciare le disgustose sperequazioni e a praticare la meritocrazia (in primis  ci rivolgiamo al nostro gentleman  difensore civico Dr. Aprea).

Gentlemen pronti  a dare un mano ai tanti nuovi poveri che si affollano quotidianamente sotto gli uffici della Regione.

Le denunce sulle “patogenesi” sanitarie lucane e meridionali (dopo tanti e innumerevoli esempi di malasanità) sono salutari perchè per la prima volta mettono alla berlina tanti modus operandi che la maggioranza dei lucani riteneva scontati.

Eppure c’è un paese legale e una cittadinanza attiva lucana (Caso Fenice e Popolo di Lavello insegna) che reclama trasparenza negli atti e nei fatti.

Sono quelle avanguardie che si rispecchiano nel volontariato e nell’associazionismo.

E’ difficile che nelle sedi onlus  e nelle sedi dell’ambientalismo lucano si parli di clientelismo o di concorsi regionali per primari da sdoppiare o  per accontentare i capi bastone delle varie filiere partitocratiche.

Oggi non vi è più il “doroteismo scientifico” del passato , aperto al Cencelli.

Oggi vi è  una forma nuova di clientelismo che si riassume in Consorzio misto, Convenzione, Stage,  Contratto  Junior e Senior,  long e short list.

Operazioni che fanno lievitare come i primariati gonfiati e le sdoppiature dirigenziali delle ASL e della SEL l’occupazione pubblica e fanno  emigrare tanti cervelli che hanno la sfortuna di essere nati  fuori dalla tribù.

Forse le sdoppiature dei primari accelereranno  la fuoriuscita di tanti vecchi dirigenti che non si erano mai arresi e che hanno condizionato, anche, alle  loro venerande età,  tanta politica e tanta gestione clientelare,  influendo negativamente  sui nuovi assetti organizzativi.

Alcune  mancate ristrutturazioni di dipartimenti regionali ne sono la conferma più lucida.

Il programma comunitario  2007/2013 è al termine e  non ha ancora avuto la giusta veicolazione nelle strutture gerarchico- funzionali e per certi versi si naviga sempre a vista.

Speriamo in una vera rivoluzione copernicana e  in Marcello Pittella con  la sua notoria determinazione.

Purtroppo, caro Marcello, le strategie occupazionali sono ancora basate sulla mera capacità di spesa e senza alcuna finalizzazione produttiva.

Le mancate ristrutturazioni dipartimentali hanno prodotto gravi ritardi e gravissime inadempienze, la P. A. lucana è lontana dal creare un contesto produttivo e competitivo.

Siamo costretti ad assistere e,  forse, ancora, per un  ulteriore quinquennio a piccoli interventi guscio, di nicchia e a macchia di leopardo, senza alcun serio impatto con le realtà locali.

Forse assisteremo ad ulteriori assunzioni di formatori  e avremo tante  altre Società  accreditate,  senza una vera e incisiva  politica  di crescita e di sviluppo.

Saremo ancorati al PIL drogato della FIAT o del Petrolio e da qualche “sito” agro alimentare   senza alcun beneficio dei piccoli borghi interni.

I piccoli borghi saranno sempre più cimiteri dei vivi  e saranno sempre più  dimezzati nonostante i nostri accorati appelli  (uniti a quelli di Brancati e Soave della Rai Basilicata).

Mancherà la passione civile, l’entusiasmo e la vivacità culturale del passato,  e, forse,  saremo sempre più tristi e  più “malinconici”,  con nuovi precari e nuovi portaborse pronti a sostituire i “fortunati”  assunti del recente passato.

Cresceranno a dismisura gli elettori entropici, quelli dediti all’astensionismo.

Ci sarà certamente un  nuovo esodo giovanile, nonostante, il facile ottimismo dei Giovani democratici , lo scossone del Rapporto Svimez e i tanti  sbandierati e pluricitati risultati modesti  dell’Area Science Park di Trieste e della “morigerata” agenzia di  “Sviluppo Basilicata” (tutti …sotto la lente della Corte dei Conti …con  “dati” e spese  da verificare).

Ci sveglieremo quotidianamente, ob torto collo,  sempre  più vecchi e sempre più demoralizzati.

mauro.armando.tita@alice.it

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