“L’Italia sarà sempre a fianco dell’Ucraina fino in fondo”… all’abisso. E, intanto, a Lampedusa l’Europa Unita getta la maschera del razzismo, in nome del “suprematismo bianco”.

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I drammatici avvenimenti di questi giorni, in cui al largo di Lampedusa, alcune navi umanitarie, cariche di naufraghi provenienti dall’Africa del pauperismo, hanno aspettato per giorni, al freddo e al gelo, di poter attraccare nel “porto sicuro”, e un neonato di soli 20 giorni di età, affetto da problemi respiratori, è morto di ipotermia tra le braccia della ventenne madre ivoriana, svelano, in primis, che Dio è morto, e che in sede europea è ricominciato l’indecoroso scaricabarile all’italiana, ispirato dal retropensiero razzista che anima i 27 Paesi della UE, compreso il nostro, incrudeliti dalla pandemia e dalla guerra in cui siamo coinvolti. Asseverato che i poveri disgraziati, tra cui molti minorenni non accompagnati, salvati in mare dalle ONG, alla loro partenza liberatoria dai campi di tortura libici, lì giunti dopo mesi e mesi di attraversamento del deserto a piedi, non erano diretti ad alcun rave party o concerto rock europeo, risulta assurdo e disumano operare una selezione di leviana memoria, per scegliere gli aventi diritto a scendere a terra dalle navi umanitarie. Sicché, le 35 persone scartate sulla nave Humanity 1, sono state definite, cinicamente, dalla circolare ministeriale “carico residuale” da rimandare in Libia, cioè nelle mani dei carnefici, in violazione del diritto internazionale, non essendo esse risultate “fragili”al triage ordinato alla dottoressa, medico di bordo, che ha dichiarato molto rattristata: ”Per la prima volta, nella mia vita, mi sono vergognata di aver fatto bene il mio lavoro!”. Ebbene, ampliando il campo semantico, un termine mutuato dal packaging commerciale (fragile, giustappunto) è passato a designare persone vulnerabili, requisito essenziale per calpestare il suolo italiano, evocando i famosi avvertimenti in inglese “Handle with care” sugli imballaggi in transito. E pensare che, per converso, proprio noi italiani, sin dallo scoppio del conflitto Russia-USA, siamo stati i primi ad invitare insistentemente gli ucraini a venire in Italia, impegnandoci ad ospitarne almeno 800mila, rifornendo nel contempo l’attore comico con la T-shirt grigioverde di armamenti di tutti i tipi, uomini specializzati e aiuti economici (tutto secretato dall’ex Governo Draghi) che aumenteranno per elargirgli, in solido con gli altri partners europei, ben 1,5 miliardi di euro al mese. Insomma, la nostra sudditanza agli USA rimane un atto di fede, chiunque sia al timone della nazione, e tutti i finti oppositori in Parlamento, a prescindere dalla loro falsa “casacca”, continuano a rappresentare solo e nient’altro che dei parvenus , e “yes men” per tutte le stagioni. E non sono da soli in questa mediocritas mondiale. Infatti, c’è la corsa tra gli Stati a provocare la Russia con sanzioni masochistiche ed operazioni pericolose atte a creare un casus belli ad hoc, come il sabotaggio anglosassone al gasdotto russo che alimentava quasi tutta l’Europa: uno scempio ambientale marino incalcolabile, acceleratore di speculazione, e uno schiaffo in faccia alle famiglie povere e alle imprese grandi e piccole, che, per l’esplosione delle bollette, chiudono, lasciando sul lastrico milioni di lavoratori, perfetti candidati a diventare degli homelesses all’assalto delle mense dei poveri. Dov’è finita la saggezza che temperava gli eccessi, rendendo i “sapiens” tolleranti, solidali, empatici, altruisti efficienti? Quando cesserà questa inettocrazia transnazionale al costante inseguimento della vergognosa, vetusta affermazione del “suprematismo bianco”, che identifica nei poveri neri, le facili vittime di elezione? La Polonia supercattolica ed altri Paesi dell’ex Patto di Varsavia accettano solo ucraini: i poveracci che seguono la “rotta balcanica” vengono, invece, respinti selvaggiamente alla frontiera spinata, finanziata proprio dall’Unione Europea, e fatti morire assiderati! Una vox clamantis in deserto chiede: “Quando, i panurghi al comando, collezionisti di rosari, la finiranno di usarci in esperimenti “in corpore vili” per illanguidire la nostra mente e il nostro spirito solidaristico? Restiamo umani: riduciamo le disuguaglianze e il gap tra ricchi e poveri e accettiamo questi poveri disgraziati, prime vittime del “climate change” innescato dall’Occidente, che, secondo il paradosso di Kesselgross, hanno l’unico torto di non essere caucasici, non essendo stati capaci di nascere nell’ecumene dell’opulenza. Integriamoli con seri corsi di formazione e progetti plurilinguistici, come ha fatto la piccola Basilicata con quello di 200 ore, di valenza nazionale (pubblicato sulla rivista scientifica “Articolo 33-Valore Scuola”) dedicato ai ragazzi non accompagnati provenienti da Asia e Africa, scritto e tenuto dallo scrivente con successo, nell’anno scolastico 2015-2016, all’Istituto comprensivo di San Fele! Cambiamo paradigma, trasformando il problema degli immigrati in benefici per chi li accoglie. Diamo una chance a questi sfortunati, come hanno fatto con noi: svizzeri, tedeschi, belgi et al. in epoche passate, accogliendo i poveri diseredati che scappavano, specie dal Sud Italia, con la valigia di cartone! Ci conviene, ne abbiamo bisogno, perché l’Europa anagrafica (ce lo dice La Palice), grazie all’Igiene e alla Medicina, sta invecchiando, mentre le culle sono, drammaticamente, sempre più vuote!                                                              

                            Prof. Domenico Calderone

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