L’esempio di Don Puglisi e la legalità dei giovani lucani

Il processo di beatificazione di Don Pino Puglisi è passato inosservato.

Il prete  barbaramente assassinato dalla cosca dei fratelli Graviano ha avuto una  sua naturale e positiva evoluzione.

Una morte coraggiosa in un quartiere a rischio.

Un prete umile che aveva a cuore le sorti della gente povera del Brancaccio, in primis i ragazzi.

Don Peppino Diana come Pippo Fava e  don Pino Puglisi auspicavano  una RIVOLTA morale contro la paura, la vergogna e la tracotanza.

Credevano che il riscatto delle popolazioni meridionali   dalla criminalità organizzata  potesse invertire la tendenza di una esistenza grama e degradata.

Don Peppino e don Pino riportavano  nelle loro  omelie le frasi di don Tonino Bello, altro bell’esempio di grande  umiltà,  “Dio da che parte sta?

Le loro  morti  ci avevano  davvero impressionato.

Per  queste serie ragioni ci preme richiamare, l’attenzione sulla Cittadinanza giovanile lucana, stanchi come siamo dell’ingiusto  ripetersi delle  tante fragilità di deboli  ragazzi,lucani precari o disoccupati.

Problema serio e sempre   molto sottovalutato in Basilicata.

Ultimo esempio  il presunto piromane ventenne di Scanzano.

Pochi sono gli approfondimenti a riguardo.

E’ sempre attuale il tema di ” giovani, democrazia  e legalità “.

Per noi  è  diventato una sorta di “chiodo fisso” che cozza con le amare polemiche sul rinnovo del Forum regionale dei Giovani.

L’approssimarsi (vogliamo sperarlo ancora) della definizione della nuova legge elettorale e del  nuovo  Statuto Regionale deve convincerci della bontà delle proposte concrete poste in essere dai tanti opinionisti di Controsenso.

Per queste serie motivazioni di fondo l’ “aventiniano” comportamento di tanti giovani lucani   non è più auspicabile.

Laddove i giovani sono stati considerati  cittadini attivi e potenzialmente capaci di proporre idee  si sono create iniziative, forum, consulte, progettualità del privato-sociale, coordinamenti e progetti innovativi.

Controsenso ospita  giornalmente seri approfondimenti e denunce di giovani direttamente coinvolti nel mondo della politica, dell’imprenditoria, dell’Università e , purtroppo,  anche,  del precariato di eccellenza (vedi GEL).

Siamo stati gli unici ad approfondire in maniera seria  la questione giovanile a ipotizzare un futuro protagonismo giovanile,  a credere in una lenta  “rivoluzione” e in un concreto ricambio generazionale.

Siamo stati i primi  a denunciare “oasi di privilegio”  per gli adulti e  “situazioni” di reale  emarginazione per i giovani.

Qualche mese  fa abbiamo apprezzato i tanti ragazzi   delle aree interne lucane, pronti a “rischiare” e  a “restare” nei nostri paesini.

Una scommessa giovanile  vinta, anche,  per noi  di Controsenso.

Una scommessa che ci ha fatto superare  tanto scetticismo,  tanti dubbi,  tanta conservazione e  tanta  chiusura, sempre presente intorno a noi.

Per certi versi, percorrere una strada difficile, irta di ostacoli, per giocare un ruolo importante nella propria terra di origine, è stato importante e significativo per l’intera comunità lucana.

Noi abbiamo colto la forte motivazione  al cambiamento delle nuove generazioni lucane,  la  consapevolezza dei giovani lucani, pronti a gestire la cosa pubblica ,senza l’uso di particolari “tabulati ideologici”.

Gioventù sana che non vuole più delegare al politico di turno e che vorrebbe superare  del tutto la “logica burocratica” della partitocrazia.

Gioventù pulita  che vuole realizzare concretamente un  serio percorso politico.

Gioventù positiva che vuole   “responsabilizzarsi e credere in una società legale e democratica”,  partendo dalla nostra amata Costituzione,  e forse , dal NUOVO STATUTO regionale (si spera alle ultime battute).

Gioventù  costruttrice di “valori e di impegni  fattivi” come lo desideravano Don Peppino Diana e Don Pino Puglisi.

Gioventù che ama la propria terra.

Su questi principi di legalità molti giovani delle aree interne vogliono la rifondazione della politica.

La legalità è sicurezza per chi vuole investire.

La legalità è vivere democratico.

La legalità è un liberarci dalle spine. La legalità pretende  partecipazione e collaborazione.

La legalità chiude con l’assistenzialismo e con quei comportamenti non più accettabili.

La legalità fa prevalere la cultura, quella vera,  non quella ingessata da ipocrisie e da “borie di sistema”.

La legalità propone idee e progetti condivisi.

La legalità emargina l’affare e la clientela. La legalità va incontro al futuro.

La  legalità  impone una presenza capillare di molti giovani in tutte le Amministrazioni locali della Basilicata (e non le solite e stantìe polemiche partitocratiche) , per  prevenire ulteriori disagi  ai fragili e  inermi cittadini dei Comuni montani.

La legalità emargina i furbi e i demagoghi di sempre.

La legalità crea  finalmente  quella “rete” di partecipazione tra Istituzioni locali e  Associazionismo impegnato ( Libera, Caritas, Arci, Acli, “Avviso Pubblico”, Iter/ANCI  “Diritti al futuro” ecc.) anche in Basilicata.

Una “rete” che  dovrà  far uscire gli Enti Locali da una secca di “paranoia e di assistenzialismo”,  che mal si conciliano con la fattiva presenza giovanile  sul territorio.

Noi speriamo che la tremenda rassegnazione  e il tremendo abbandono morale  che pervadono il negativo quotidiano dei nostri borghi non abbiano più  il sopravvento.

Questa ventata e questa freschezza giovanile dei ragazzi delle arre interne  devono  essere propedeutiche , all’auspicato protagonismo  dei nostri piccoli borghi,  per troppi decenni ,sacrificati  da un  mancato e ingiusto  sviluppo socio-economico.

Noi ci saremo  e con grande attenzione seguiremo questi importanti “segnali” di cambiamento.

Sarà  uno degli ultimi SOS che si potranno lanciare in questa direzione.

Un futuro fatto  a misura di Don Pino Puglisi.

E’ necessario che,  questa consapevolezza diventi patrimonio della politica e che venga tradotto in impegno e scelte concrete, generando, così,  una nuova cultura del vivere comune, che dà senso alle esistenze di ciascuno di noi.

Solo così possiamo dire che il sacrificio di Don Pino Puglisi  e di  don Peppino Diana non è stato inutile , nonostante, il tanto agognato processo di beatificazione (che ci emoziona molto)del prete del Brancaccio.

mauro.armando.tita@alice.it

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