Le violenze sulle donne e il caso dimenticato del SULTANO di Paterno

A proposito di violenza sulle donne molte volte  sulle pagine del Quotidiano  ci siamo chiesti se il popolo meridionale e lucano, in particolare, avessero acquisito quella consapevolezza “foriera” di  “vera autonomia e autodeterminazione”.

I molti emigranti lucani  di impronta “torinese e milanese” ci hanno, da sempre, rimproverato  di aver abbandonato gli ultimi e, soprattutto, di averli  lasciati in balìa di personaggi dediti al millantato credito e al piccolo cabotaggio.

La funzione cerniera delle sezioni di partito e dei vecchi circoli sociali e dei patronati si è del tutto liquefatta.

Se le condizioni di emarginazione  degli ultimi resteranno tali  è difficile ricreare il vecchio circuito virtuoso della “domanda assente”.

Se la conduzione familiare di tanti nostri  “patriarchi e califfi ” locali  è sempre andata  nella direzione della brutalità (vedi caso Paterno di qualche anno fa),  allora vuol dire che il concetto di democrazia e di tolleranza  in alcune realtà lucane e meridionali , non ha mai attecchito, anzi, non è mai esistito.

Una funzione  di “riequilibrio familiare” lo hanno esercitato i partiti della Sinistra fino agli anni settanta.

Dagli anni ottanta l’edonismo reganiano prima e le finte ” liberalizzazioni” violente, dopo,  hanno snaturato la bella politica dell’educazione verso  adulti e la tanto decantata “domanda assente”.

La continua fuga dei “migliori” dai nostri piccoli borghi crea questa patogena sovrastruttura che ha per vittima designata la DONNA.

Non è un fenomeno ancorato a modelli ancestrali è una realtà consolidata e tramandata da madre in figlia.

E’ una realtà concreta vissuta da oltre un secolo.

La Madre che doveva accudire i figli, doveva lavorare per il Sultano di famiglia ed essere pronta all’occorrenza per le violente e perverse richieste sessuali.

Non poteva consentirsi mai  riposo o “relax”. Tutto ciò era bandìto. Una sana vacanza non è mai esistita.

Quelle donne percosse e violentate non hanno mai conosciuto neanche un giono le “delizie” delle vip di ieri e di oggi.

Il loro unico obiettivo, il loro unico “rispetto”,  sbandierato con orgoglio  alle proprie amiche,  consisteva, unicamente, nel  soddisfacimento di tutte le prestazioni richieste dal SULTANO.

Mio marito “il sultano”, grazie a Dio non fa niente e lo preservo da tutte le “problematiche” familiari.

Era uno degli slogan di queste povere derelitte.

In questo contesto era nato l’assassinio di una povera madre disabile di Paterno, una delle tante migliaia di vittime della tribalità meridionale e lucana, in particolare.

Quelle madri che hanno subito per anni, in silenzio,  tutte le angherie dei mariti padroni  e della società egoista e paternalistica devono avere la nostra solidarietà e la nostra sensibilità e il nostro rispetto.

Credo che,  la sensibilità e la grande caparbietà, dimostrata dai carabinieri di Paterno, dovrebbe appartenere a tutti gli inquirenti.

La determinazione dimostrata dai carabinieri di Paterno, nel voler perseguire, dopo dieci anni, un caso di violenza fisica ripugnante verso un “debole e indifeso soggetto” ci  sprona ad essere più fiduciosi di una odierna  società, sempre più confusa e cinica.

Provate a ripensare per un attimo alla “leggerezza” e alla ignavia del contesto sociale del caso, in questione, dell’epoca.

Se i carabinieri di Paterno dopo oltre dieci anni hanno fatto chiarezza e fatto condannare l’orco vorrà dire che l’ignavia e l’indifferenza ha superato ogni decenza.

Non ho parole per definire un simile comportamento.

Tanto la povera vittima era una umile contadina, una sordomuta, una mera espressione umana. Una mera  espressione umana che non faceva paura a nessuno.

Questo cinismo e questa insensibilità con tanta tanta indifferenza ha colpito la Basilicata e il Meridione in questo ultimo ventennio.

Il controllo sociale e la solidarietà umana espressa dai Partiti di Sinistra e dalle sue organizzazioni è un puro ricordo del passato.

Ricordo le riunioni con le donne braccianti, con i manovali edili, con gli operai generici, con gli anziani dell’epoca.

Era un concentrato di esperienze umane e di entusiasmo  solidale e popolare.

Leggere le tante pagine della Resistenza e delle belle performances dei partigiani della Val d’Ossola rappresentava per noi vivere  forti emozioni con un continuo tonfo al cuore.

Tutti avevamo  gli occhi lucidi, tutti parlavano anche delle loro esperienze di bambini violentati e sfruttati da genitori  avidi e da una società terribilmente egoista.

Le persone umili avevano  finalmente una IDENTITA’.

Il  Sindacato e le  Sezioni delle Sinistre rappresentavano la loro valvola di sfogo.

Sparite le Sezioni, Spariti  gli Oratori, Sparita ogni sensibilità e solidarietà resta il CINISMO e l’indifferenza.

Ci affidiamo a qualche uomo di buona volontà.

Ieri l’uomo di buona volontà  era rappresentato dai vari  Falcone, Borsellino e LIVATINO.

A proposito perchè non si parla più di Rosario LIVATINO? Forse perchè non era figlio d’arte.

Forse perche nato in una famiglia contadina siciliana?

Riusciremo a sopravvivere  a questo barbaro momento esistenziale?

Ci deve essere uno scossone che richiami alla mente i VALORI della Resistenza.

Non a caso le uniche donne e gli unici uomini che ci fanno ,ancora oggi,   emozionare sono gli ex combattenti della Resistenza.

Ai politici lucani eletti in Consiglio regionale  diamo un “consiglio”.

In questo piovoso autunno  lucano rileggere i tanti volumi sulla Resistenza non è peregrino.

Sono volumi che trasmettono un po’ di sana passione e di sana solidarietà e un pizzico di sano orgoglio di sinistra e democratico.

Quella Solidarietà che fa rima con umiltà.

Quella solidarietà che ha sempre bandito l’assistenzialismo e l’ipocrisia caritatevole.

La sana lettura delle pagine della Resistenza potrà far ricredere qualche uomo della Sinistra vocato alle liberismo selvaggio.

La forte dignità e il coraggio dimostrato dai tanti Giovani della Resistenza, vocati alla Libertà  e alla Democrazia, deve essere di monito alle nuove generazioni.

Noi vogliamo sperare che, in questa giornata mondiale contro la violenza alle donne si emarginino gli Orchi di casa nostra con un auspicio che le tante giornaliste e i tanti giornalisti lucani , sensibili e liberi siano sempre più  seri controllori  e non timorosi indifferenti verso le violenze perpetuate ai danni delle donne e degli ultimi.

mauro.armando.tita@alice.it

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