Le Primarie di Pittella tra lucanità e forza dei “FA.MO.VI.BRA”

Noi che  ci  siamo sempre  tuffati in un tragico passato caratterizzato da tanta emigrazione, vedere tanti cinesi votare alle Primarie è stata una vera sorpresa.

Sorpresa condita e confermata da un invito formulato nella lingua dei mandarini a votare per Marcello Pittella.

E’ stata la prima volta che abbiamo assaporato il felice e mai attivato slogan : “Regione senza confini”.

Vedere tanti cinesi composti e in fila ci ha fatto trasecolare.

E’ stata la settimana delle primarie, ma  essere attenzionati da programmi di successo radiofonico come Materaradio e dal Ministro Bray con  relativa  cittadinanza onoraria al grande regista  Francesco Rosi supportata dalla passeggiata tra i Sassi del C. T Prandelli ci ha fatto comprendere la bontà del progetto “Matera capitale della Cultura europea  2019”.

Sono queste le motivate ragioni che ci impongono di non  rivangare più  il passato e di non  tirare più  fuori vecchie storie sulle quali sarebbe più opportuno il silenzio.

Siamo diventati troppo autolesionisti, pensiamo troppo in piccolo.

Non ci siamo resi conto che vi è una larga fetta di italiani che,  ancora, ammirano i lucani e la loro sobrietà.

Facciamo sì i conti con un passato oscuro e sconosciuto all’opinione pubblica, ma, ogni tanto, ci inorgogliamo di fronte a commenti alla Montanelli “Forse in Italia non c’è paesaggio e panorama più superbi di Maratea”.

Pur con la presenza della superba Maratea ci chiediamo perchè abbiamo avuto bisogno di  Carlo Levi e del suo “Cristo si è fermato ad Eboli” e del conseguente film  di Francesco Rosi per farci riconoscere dalle Cartine geografiche?

In quel momento abbiamo chiuso con “l’isolazionismo” abbiamo aperto alla grande letteratura, alla grande sociologia, alla grande antropologia culturale.

Memorabili sono stati i saggi di De Martino, Banfield, memorabili sono le Opere dei grandi registi calati in Basilicata con i loro capolavori da “Rocco e i suoi fratelli” di  Luchino Visconti al Vangelo di Pier Paolo Pasolini, dal già citato Cristo si è fermato ad Eboli di Francesco Rosi alla “Passion”  di Mel Gibson.

Un mondo che ha creato una nuova immagine della Basilicata con le sue “umiltà” e le sue  povertà.

Un mondo che oggi viene definito antiquato e stereotipato.

Eppure tutta la Questione Meridionale è racchiusa nei tanti scritti di queste comunità marginali.

Comunità  marginali che hanno avuto l’orgoglio di non superare la soglia della tribalità e delle sue regole.

In Basilicata non ha mai attecchito la tribalità imbevuta da ritualità violente.

Ritualità e familismo che sono state l’anticamera di organizzazioni criminali come camorra e, sorattutto, ” ‘ndragheta “.

Le ‘ndrine  calabresi si sono avvalse di tribalità e di rapporti familiari che, ancora oggi,  sono difficili da estirpare.

Al contrario della Basilicata che ha fatto dell’equilibrio e della sobrietà la “sua” ‘arma in più.

Un equilibrio e una  sobrietà di un popolo  “misurate” da anni di emarginazioni e di crudeli emigrazioni.

Basterebbe ripercorrere gli “scenari” dei SASSI di Matera e la grande meraviglia dello statista De Gasperi, impressionato da tanta, tanta povertà.

Tanti sono i passi in avanti, tante sono le dinamicità  di un territorio che vorrebbe diventare definitivamente la capitale della CULTURA italiana e meridionale, in particolare.

Fatte queste debite premesse ci ha lasciato di stucco la scarsa e irrilevante presenza della gente materana al debutto della Kermesse 2019, Capitale Europea della Cultura.

Il popolo di Basilicata segna il passo.Non partecipa a queste importanti Kermesse. Ignora i momenti più significativi dei fatti culturali.

Non si infervora, non si accanisce, non condivide alcunchè dell’attuale sforzo sovrumano di Matera.

Sembra che le prossime e decisive elezioni regionali siano solo competizione tra i vari miliziani in campo.

C’è una tale  rassegnazione e  una tale malinconia  così  pronunciata  da non consentire neanche la minima curiosità (come avveniva nelle precedenti competizioni elettorali) verso i programmi e il futuro regionale.

Tutto scivola addosso nella assoluta abulìa.

Forse per la prima volta dopo le performanes delle primarie  il mondo politico lucano  dovrà fare i conti con  il vero astensionismo quello dell’elettore entropico.

Un astensionismo che avrà punte accentuate di elettorato attivo (caratterizzato  dalla perdita di oltre quindicimila elettori rispetto  alle primarie del Segretario PD),  in special modo,  nei grossi centri e nelle periferie urbane.

Un astensionismo che guarda alla Politica come roba d’altri.

Tutti sono fermamente convinti che non vi siano forze alternative. Che il lento e inesorabile declino economico- culturale e il perpetuarsi di un finto rinnovamento tribale “in famiglia” ha prodotto mostruosità indecifrabili sul piano politico.

Mostruosità che dopo l’ultima rimborsopoli, hanno distanziato ancora di più  paese reale e paese  legale.

Il ricambio generazionale è stato rinviato la discontinuità pure e dopo il successso pittelliano una buona maggioranza di consiglieri regionali uscenti  forse si  riproporrà.

Che brutta immagine sembra un dejà vu che non ci fa sperare o sognare.

Eppure tanti di noi cullavano il sogno di  vedere concretamente realizzato il  rinnovamento totale della classe dirigente.

Così non è stato, così andremo mestamente a votare turandoci il naso come sosteneva Di Consoli ben sapendo che le forze politiche del diritto e del rinnovamento  sono state esautorate dalla nuova nomenclatura dei “Fa.Mo.Vi.Bra”(Falotico/ Mollica/ Viti/ Braia).

Nomenclatura che fa leva su consiglieri regionali di provata esperienza.

Noi vorremmo sperare che quello che abbiamo sostenuto non si avveri.

Che ci sia una forte presenza elettorale di cittadini  attivi propensi a cambiare con una nuova classe dirigente.

Forse è speranza salvifica.

Mauro Armando Tita

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