La vittoria della “trasgressione” di Arisa. Donne, rispetto e libertà nella Basilicata (interna)

Vorrei che la vittoria di Arisa fosse la rivincita di tutte le donne lucane che vivono nelle aree marginali della Basilicata.

I giudizi lusinghieri su Arisa, ora, acclarata, come grande artista lucana, mi hanno scosso favorevolmente e mi hanno fatto riflettere sulle grandi ipocrisie nostrane di qualche tempo fa.

Dopo anni di sarcasmi e di amare ironie  sulla presunta  “bonarietà e mitezza” della cantante pignolese, gli intellettuali lucani, quelli un po’ snob, quelli  tanto distanti dal mondo della Pippa e dalla semplicità della vita paesana, si sono rimangiati le loro frasi e i loro vecchi  commenti al vetriolo.

Si sono ricreduti e, ob torto collo, hanno confermato la bontà dell’artista lucana.

Una volta tanto, per l’onestà intellettuale che ci ha sempre contraddistinto (dopo secoli di salaci denunce) dobbiamo ricordare ai tanti smemorati lucani che Arisa è un prodotto del Dipartimento Formazione e dello staff “dell’epoca” che ha voluto, organizzato e finanziato il Laboratorio di Mogol.

Chi non ricorda le belle performances di Anastasi (l’ ex fidanzato della Pippa e autore musicale di Controvento) durante le nostre frugali e modeste  feste nelle pizzerie di Potenza.

Chi poteva immaginare la fulgida carriera di quei due umili artisti del Laboratorio di Mogol. Sono un  liberal da sempre.

Amiamo da sempre  donne e uomini liberi e trasgressivi e, soprattutto, con schiena dritta.

Patty Pravo era una di quelle, ora si aggiunge Arisa.

Le donne di spessore hanno sempre qualcosa in più.

A noi liberal ci aveva colpito una intervista di  Minoli alla Patty Pravo.

Le  cose dette dalla Nicoletta e i suoi  “pensieri stupendi” sulla vita, l’amore, il lavoro e l’amicizia erano un condensato di vera umanità e di quel bel vivere agognato da noi tutti.

Ci aveva  tanto meravigliato la sua originale e rivoluzionaria trasgressione che oggi si può riassumere nella bella definizione di Renzi “Liberi e semplici”.

La sua trasgressione è consistita nel fare fatiche materiali, soprattutto, nel lavoro umile, nel raccogliere mele o patate o nel lavoro faticoso della catena di montaggio in fabbrica.

Così come “imponeva” il vero “IDEALE” della mia generazione. Sembra una futilità ma non lo è affatto.

La personalità di ognuno di noi dopo i casi Arisa e di Anastasi  si tempra con il lavoro umile. I soldi sono il male assoluto.

Al  nostro sessantotto che ha oscurato la meritocrazia, anzi le ha dichiarato guerra, un ruolo positivo e prioritario al lavoro, alla comunione e alla solidarietà l’ha sempre dato.

La trasgressione di Patty Pravo unita al suo spirito libero e alla sua professionalità, acclarata da tutti, è consistita soprattutto nel perseguire obiettivi fuori dal comune.

Uno dei momenti più sigificativi della sua vita è consistito nei suoi ormai noti “anni sabbatici”  seguendo Carovane di beduini nel Deserto.

La trasgressione di Arisa è dovuta soprattutto  alla sua forte determinazione, a far ricredere anche i più scettici  e, soprattutto, al non aver mai dimenticato le sue origini lucane e pignolesi, in primis.

La vittoria a San Remo e il suo messaggio pro Matera, Capitale Europea della Cultura, ascoltato da milioni di telespettatori porrà la Basilicata al centro dell’attenzione mondiale dei media e degli “addetti ai lavori”.

E’ un piccolo miracolo che si avvera. E’ un piccolo  esempio per le ragazze e i ragazzi lucani su come affrontare la vita complessa dei giorni nostri.

Per queste ragioni ci affidiamo ancora una volta a uomini alla Papaleo e a donne di buona volontà alla Arisa per continuare un percorso virtuoso.

Sperando, infine, che questi artisti e i loro successi insperati riescano a far uscire i lucani dal loro guscio provinciale e retrò per avviarli, finalmente, senza se e senza ma, a un nuovo “vivere” sociale e a una nuova esistenza, fatta da aperture, senza confini, e non da tribalismi e familismi, ormai, insopportabili.

Un vivere  sociale lucano che, purtroppo, si ciba, ancora, di Orchi e di femminicidi, con tante donne indifese e umili che risiedono, soprattutto, nei nostri Comuni.

Donne indifese ignorate da decenni come il caso della “sordomuta” di Paterno.

La società civile lucana deve far leva sul successo di Arisa per avviare un vero discorso di emancipazione femminile.

Un’emancipazione che non può svogliatamente rifarsi al richiamo del Quotidiano e della sua direttrice o al  Telefono Donna o al Telefono Rosa.

La Società civile lucana deve riprendere il suo orgoglio perso dopo Scanzano e non più  ritrovato, neanche nell’ultima manifestazione dei disoccupati di Viggiano.

Noi vogliamo sperare che gli ORCHI di Paterno, di casa nostra, siano sempre più emarginati e, che, al contrario, vi sia non solo la caparbietà di associazioni, giudici e inquirenti, ma, di un’opinione pubblica lucana, davvero sensibile.

Di questi successi all’Arisa la Basilicata ha proprio bisogno per ridare dignità alle nostre donne alle nostre madri (quelle dei nostri piccoli Comuni) Donne e madri che hanno subito per secoli maltrattamenti e rinunce nell’ignavia della società lucana tanto moralista quanto “benpensante”.

mauro.armando.tita@alice.it

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