La lezione di Jimmy Fontana e dei cantanti degli anni sessanta

Questo pezzo lo dedico a tutti i ragazzi degli anni settanta

In questi giorni impazza su FB la morte di Jimmy Fontana. Una marea di commenti sul suo successo planetario “Il Mondo” .

Io, al contrario,vorrei soffermare l’attenzione dei lettori su “Che sarà”. Una stupenda canzone alla LUCANA.

Non mi fraintendete era il testo che rispecchiava il nostro mondo  lucano.

 

Chi dei ragazzi lucani degli anni settanta  non si è ritrovato in quella canzone.

Paese mio che stai sulla collina disteso come un vecchio “addormentato” la noia, l’abbondono, Niente son la tua malattia. Paese mio ti lascio e vado via.

Sono versi  stupendi che riassumono tutto il senso del fallimento delle  nostre aree interne lucane.

Tanta saggistica, tanti racconti, tanta presunta ricerca riassunti  in una frase: Paese mio ti lascio e vado via.

Noi che abbiamo tanto approfondito le problematiche dell’osso di Rossi Doria forse non abbiamo mai compreso il significato el’attualità di questa stupenda e struggente canzone cantata peraltro divinamente da Josè Feliciano.

Mai la nostra attenzione era calata su questi autori, eravamo troppo presi da Guccini e de Gregori, non sopportavamo i film musicarelli e i cantanti alla Di Capri o alla Reitano.

Reitano ecco un altro che aveva lasciato la sua amara calabria per andare all’estero e a Milano con la sua tribù familiare.

Mi aveva  profondamente colpito la morte di quel Mino Reitano, “ragazzo” di Calabria.

La partecipazione di tanta gente ai suoi funerali mi aveva  veramente commosso.

Una  straordinaria lezione di buon esempio e di vera umanità di tanta gente  della Brianza (profondo Nord) e di tanti immigrati meridionali e calabresi, in particolare.

Per  qualche ora avevamo assaporato la grande bontà degli italiani.

Qualche mese prima  in una intervista Mino Reitano  parlava delle sue origini e della semplicità di tanti affermati cantanti italiani di origini umili, in primis Massimo Ranieri e Gianni Morandi.

Mino Reitano riteneva che il valore delle umili origini avrebbe segnato  per sempre il cammino positivo di  tanti artisti  di grande successo.

L’esser figli di genitori umili non era  stato da loro mai  dimenticato.

L’aver fatto la gavetta come emigranti o come lavoranti nei bar o nei cantieri aveva  inciso sul comportamento e sulla  loro grande carica umana.

Il tasso di successo e l’amore del grande pubblico era  stato avvertito durante il suo positivo cammino di artista con la valigia.

L’ITALIA di Mino Reitano o di Jimmy Fontana è un’Italia struggente e terribilmente nostalgica dei vecchi valori della civiltà contadina.

Se l’intellighenzia lucana un po’ snob e un tantino di sinistra, tanto frequentatrice di salotti e di mete esotiche  è atterrita da queste canzoni e da questi cantanti  non possiamo farci niente.

L’intellettuale lucano che diserta questi incontri canori, tanto nostalgici degli anni sessanta, non può atterrirci.

In Basilicata è ormai notorio che  la borghesia illuminata, vissuta da sempre all’ombra del politico di turno è muta e molti sono gli episodi spiacevoli a essa ascritti.

A questo punto è inutile approfondire la materia con noiosi sermoni.

Speriamo solo che la lezione di questi umili cantanti e di queste struggenti “canzonette” possa far ripensare tanti  laici con schiena dritta e possa essere di buon esempio per i  giovani di buona volontà, sempre pronti a solidarizzare con gli ultimi.

A questa non amata  borghesia lucana, figlia del privilegio “senza tempo”, auguriamo finalmente un chiaro e duraturo  isolamento dalla cittadinanza attiva.

Ai ragazzi di Calabria e ai ragazzi di Che sarà auguriamo una vita fatta di sincerità umiltà e tanta tanta comunione.

mauro.armando.tita @alice.it

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