Il Fascino dell’Archeologia a Ruvo del Monte… con la richiesta di nuovi scavi grazie al PNRR

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La dannata fase storica che coinvolge tutti noi europei a seguito della bellicosa idea del pazzo scatenato Putin di ricomporre l’Unione sovietica invadendo ora l’Ucraina e successivamente le Repubbliche Baltiche, Estonia, in primis, (dove risiede mio figlio Michele al secondo anno del Dottorato di ricerca in Antropologia/Folkloristica presso l’Università Internazionale di Tartu…potete immaginare la mia apprensione) non può esimerci dal continuare a narrare il percorso virtuoso della Pro Loco e le nostre buone pratiche del passato.

La storia locale non è un genere inferiore , anzi, essa affonda le sue radici nella tradizione anglosassone, e ne sviluppa senso civico, senso di appartenenza e senso di comunità ce lo ricorda il Prof. Alfonso Conte, docente di Storia Contemporanea dell’Università di Salerno.

Il successo del Ventennale del Museo Civico “Michele Di Napoli” celebrato nel magnifico scenario dell’Anfiteatro Comunale di Ruvo del Monte nello scorso 10 agosto 2020 lo sta a dimostrare.

La richiesta di nuovi scavi grazie al PNRR e di una nuova sede del Museo non è peregrina.

Non va sottaciuto, soprattutto, il magnifico lavoro di segnalazione svolto dalla Sezione locale del Gruppo Archeologico Lucano con il rinvenimento della meravigliosa Necropoli in località Sant’Antonio, autorizzata nel 1977 dal grande Dinu Adamesteanu , foriera di ricerche e di pubblicazioni scientifiche apprezzate in tutto il mondo e date alle stampe dagli esimi iper noti Professori: “Angelo Bottini già direttore generale Mibact, Massimo Osanna, direttore generale Musei Nazionali, Michele Scalici,professore di Archeologia dell’Università di Bologna e Alfonsina Russo, direttrice del Colosseo”.

Particolare importanza, inoltre, va attribuita agli “incitamenti” rivenienti dall’ex Sottosegretario ai Beni Culturali Giampaolo D’Andrea (colui che istituì il Museo con l’Amministrazione Fasano), dalla responsabile del Polo Museale Lucano Marta Ragozzino e dalla direttrice del Museo Nazionale Archeologico del Melfese Erminia Lapadula (che custodisce il celeberrimo candelabro etrusco nel Museo più visitato della Basilicata).

“Incitamenti” che esigono rispetto e non possono e non devono essere più VANIFICATI e INFICIATI dai soliti comportamenti fatalisti nostrani che riflettono da secoli uno “status quo” di mera accettazione, rassegnata, remissiva e rinunciataria.

Il 6 agosto di vent’anni fa, nel 2000, il Museo Civico Archeologico di Ruvo del Monte apriva al pubblico. Un museo nato per valorizzare e divulgare, attraverso un allestimento suggestivo, il territorio dell’antica Rufrium, citata da Virgilio nell’Eneide con il nome di Rufra, da Tito Livio con il toponimo appunto di Rufrium e da Silo

Italico con quello di Rufrae, centro che, il Cluverio, erudito e storico delle antichità d’Italia nel 1624, ha identificato nella nostra Ruvo del Monte.

E’ un piccolo gioiello, con oltre 100 reperti e chicche interessanti – come l’askos, i due crateri magno-greci, le olle quadriansate tipiche di questa cultura indigena, e, soprattutto, alcuni monili in pasta d’ambra – che racconta sicuramente di un passato glorioso e ci parla della nostra identità culturale.

Ruvo del Monte, con poco più di mille anime, situato nel nord della Basilicata, confinante con l’Irpinia, è un paese piccolo ma con una grande storia, di oltre 2.000 anni, come testimoniato dai numerosi reperti rinvenuti sul suo territorio, esplorato solo in minima parte, ma che nasconde sicuramente preziosi tesori, dopo quelli della necropoli del VII-V secolo a.C., scoperta negli anni ’70, che ha portato alla luce il reperto più prezioso di tutta l’area del Melfese: il candelabro etrusco.

E’ un borgo caratteristico, che si inerpica su un costone di montagna e si snoda lungo il crinale di una collina, situato a 630 mt. sul livello del mare, caratteristico per il suo stupendo Centro Storico “nobilitato” dalla superba Torre Angioina, per le sue viuzze pulite e silenziose, per tanta pace, per la sua composta architettura, per i suoi monumenti, il paesaggio con scorci mozzafiato, l’arte, la cultura, le tradizioni, la buona aria e la buona cucina, che hanno fatto di questo paese il regno dei centenari. Ruvo del Monte è un paese con emergenze paesaggistiche, artistiche, monumentali e culturali; un luogo ideale per fare trekking e passeggiate, fra i numerosi sentieri del nostro bel territorio. Tutti amiamo questo luogo e cerchiamo di renderlo bello da vivere e…un museo, appunto, fa parte di quelle cose che rendono un luogo ancora più bello da vivere. L’Italia è piena di piccoli musei interessanti che custodiscono tanti tesori, visitarli e viverli è uno dei modi migliori per sostenerli. A Ruvo ne abbiamo ben tre di musei: quello che abbiamo celebrato il 10 agosto scorso, cioè, il Museo Civico Archeologico “Prof. Michele Di Napoli”, il Museo parrocchiale dell’Arte Sacra e della Civiltà Contadina (con uno spazio archeologico, ivi concesso per incapienza di quello comunale) ed, infine, una Multisala della Memoria, dove sono custoditi fotograficamente gli usi ed i costumi di questo paese (dalla scuola, alla fede, alla vita di tutti i giorni di tanti anni fa).

Armando TITA

Giuseppe SANTOMENNA

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