I confinati politici a Ruvo del Monte

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Nel dicembre del 1926, Ruvo del Monte fu ufficialmente designato come luogo di confino politico. Lo attestano le comunicazioni ufficiali, giunte in quel periodo al podestà del paese, tra cui una significativa circolare inviata dal prefetto di Potenza. In essa si specificava che Benito Mussolini aveva scelto la Lucania per ospitare quegli individui che, avendo perso “la rettitudine morale e politica”, necessitavano di un percorso di “redenzione e rieducazione”. Secondo il prefetto questa decisione rappresentava da un lato una prova di fiducia da parte del Duce nei confronti della Basilicata dall’altro una necessità legata alla sicurezza dello Stato. Si trattava di un provvedimento da accettare senza alcuna possibilità di discussione nell’ottica di quello spirito di disciplina ed obbedienza caratterizzante il regime fascista. Un’altra circolare, del 5 luglio 1927, chiariva ulteriormente il comportamento che le autorità locali avrebbero dovuto adottare nei confronti dei confinati. I podestà dovevano garantirne la sorveglianza costante evitando, al contempo, atteggiamenti vessatori o apertamente ostili verso gli stessi. Allo stesso modo, si raccomandava, altresì, di non instaurare rapporti di familiarità con loro: i confinati non dovevano apparire agli occhi della popolazione come vittime del regime ma, piuttosto, come individui pericolosi, elementi destabilizzanti per l’ordine pubblico, irriducibili nemici della patria. I primi confinati politici documentati arrivarono a Ruvo del Monte a partire dal 1929. Vi giunsero scortati dai carabinieri, spesso dopo lunghi viaggi in treno su vagoni di terza classe, con panche di legno, provenienti per lo più dal Nord Italia. Le stazioni di riferimento erano quelle di Rionero in Vulture o di Ruvo-Rapone.

Fig.1. Ruvo del Monte nel 1927.
Archivio Comunale di Ruvo del Monte.

Da lì, il trasferimento proseguiva in corriera o su un biroccio. Giunti a Ruvo del Monte, i confinati dovevano, innanzitutto, trovare un alloggio – spesso presso l’albergo di Pasquale Tita – e, successivamente, presentarsi al podestà per la registrazione ed il ritiro della cosiddetta “carta di permanenza” che dovevano sempre portare con loro. Un rigido insieme di restrizioni che ne regolavano ogni aspetto della vita quotidiana.

Fig.2. Alcuni dei documenti esaminati presso l’Archivio Centrale dello Stato.

Nel corso della nostra ricerca, condotta attraverso la consultazione di diversi archivi, siamo riusciti a identificare almeno 25 confinati politici inviati a Ruvo del Monte. Si tratta di un dato parziale e non definitivo ma sufficientemente significativo ai fini della presente trattazione per tracciare un quadro esplicativo della vicenda dei confinati nel nostro paese. Il numero è destinato ad aumentare in futuro attraverso ulteriori ricerche ed indagini documentali. Tutti i soggetti finora rintracciati erano uomini, per la maggior parte antifascisti, con una prevalenza di militanti comunisti. In due casi si sono anche registrati due fascisti successivamente allontanati e puniti dal regime. I confinati politici arrivati a Ruvo del Monte provenivano da diverse aree del Paese — dal Nord, dal Centro e dal Sud — a dimostrazione di quanto il confino fosse uno strumento repressivo applicato su scala nazionale. Quanto all’estrazione sociale la maggioranza apparteneva ai ceti popolari: contadini, operai, facchini, camerieri ed imbianchini. Tuttavia sono emersi anche alcuni casi riconducibili a quella “piccola borghesia urbana” come un farmacista ed un impiegato. Ai fini della ricostruzione storica è opportuno precisare che Ruvo del Monte non fu solo luogo di destinazione per i confinati politici provenienti da altre regioni d’Italia: vi furono anche cittadini del posto direttamente coinvolti nelle misure repressive del regime fascista in qualità di ammoniti o confinati. Due casi in particolare emergono dalla documentazione d’archivio: quello di Pietro Cudone, ammonito, e quello di Michele Di Lucchio, condannato al confino. Per chi desidera approfondire l’argomento in maniera più dettagliata, si rimanda alla lettura del volume Una prigione senza sbarre – I confinati politici a Ruvo del Monte.

Fig.3. Copertina del libro Una prigione senza sbarre – I confinati politici a Ruvo del Monte
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2 Risposte
  1. Prof. Domenico Calderone

    Encomiabile, lo stacanovismo di questo giovane storico romano, di discendenza matrilineare ruvese, alla costante ricerca di tessere per comporre il mosaico della nostra storia locale.
    Prof. Domenico Calderone

  2. Dr. Giuseppe Giannini

    Complimenti al dr. Mattei per la sua continua opera di ricerca. La storia nazionale si ripercuote, nel bene e nel male, su quella locale. I cui sviluppi successivi risentono non solo delle scelte economico-produttive, ma anche, e soprattutto, della trasmissione delle idee.

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