Una cruda e maleodorante “salsa” lucana fatta di affari e di veleni e quache dimenticato buon esempio del passato

Gli affari dei  Robortella’s e Vicino jr non ci meravigliano più.

Non ci meraviglia lo stupro del territorio e non ci meravigliano  le centinaia di migliaia di tonnellate di residui tossici e radiattivi interrati e  sparsi su tante  aree lucane incontaminate.

Non ci meravigliano i misteri della Basilicata e le denunce di Report e del Quotidiano.

Forse per certi versi gli affari petroliferi della Total e le ultime società delle mogli  sono un male minore per noi lucani reattivi e di dignità, stanchi come eravamo e come  siamo di vedere e di denunciare affari di  famiglie e di  figli d’arte (sempre gli stessi) annidati nelle varie consorterie di natura bancaria e “confindustriale”materana e potentina, in particolare.

Non erano bastate le bancarotte fraudolente paterne, un po’ di PERIFERIA condita da un corposo finanziamento di Sviluppo Basilicata (450.000euro sic!) non GUASTA.

In Basilicata tutto scivola e tutto evapora compreso il “cucuzzaro” dell’isola Felice. (Felice solo per ecomafie e multinazionali, senza scrupolo, tanto rapaci quanto stupratrici di territori incontaminati da secoli).

Siamo fermamente convinti come sosteneva Karl Marx che è la realtà sociale a determinare le coscienze.

Le coscienze odierne nonostante le serie denunce e i seri reportages del Quotidiano  sono in “tregua”, aspettano Marcello Pittella e la nuova Giunta.

Tutto ciò depone malissimo per il  prossimo futuro della Regione e  questi silenzi e questo immobilismo con la  perdurante crisi  strutturale dell’ASI  di Potenza ne  sono  un ulteriore  segnale negativo.

E’ da qualche anno che se si legge su qualche rivista  economica dell’Unioncamere di Basilicata (sempre poche)  il grafico della produzione industriale lucana ci si accorge che è di tipo “flat”, cioè,  tanto  “piatta”.

Piatta come il momento di tregua che stiamo vivendo in questi giorni in Italia e in Basilicata pur in presenza degli irascibili e insipidi Forconi.

Piatta perchè viviamo situazioni paradossali.

L’ambientalismo  lucano nonostante le battaglie di Colella/Di Bello, Cozzi /Bolognetti e tanti altri valorosi professionisti, non ultima la Dubla, è Muto.

Pur se sono cresciuti i dubbi  sulla presenza di “diossina” nella Pittini ex SiderPotenza (con nuovo quartiere nato nelle vicinanze, sic!) siamo annichiliti di fronte al silenzio di Legambiente.

Dopo i “vicini” veleni di TITO e l’elettrosmog della Centrale Enel di Gallitello, la città di  Potenza vive nell oblìo assoluto e senza alcuna consapevolezza una vera stagione “tarantina”.

Mancano solo le polveri rosse sui davanzali e siamo completi.

Anche NOI, come uomini del Vulture, impegnati nelle istituzioni, avevamo denunciato per la Fenice e, in tempi,  non sospetti, gli stessi dubbi denunciati dall’ambientalismo “sano” potentino.

Non si poteva tacere sui fumi e sui veleni della  SiderPotenza (oggi “Pittini” e ieri  “Ferriera” guidata dai “Somma” di sempre) e della  patogena Liquichimica (quella del cav Raffaele Ursini, altro noto bancarottiere, molto amato da Colombo e dai “dorotei” lucani) di Tito, sin dalla prima  “pietra”della Fenice.

Le Conferenze di servizio  dell’epoca erano state definite sconcertanti  dalle riviste locali.

I veleni e le morie di pesci erano e sono presenti dappertutto perfino nel  “glorioso ” e storico OFANTO e nella nostra amata FIUMARA di Atella.

Morale della FAVOLA abbiamo costruito, anche noi lucani, le nostre “TERRE DEI FUOCHI”.

Sono lontani i tempi di una regione sana che “investiva” su “Pensiero forte e schemi idrici” e su alcuni seri imprenditori del Centro Nord.

Sono lontani i tempi dell’approfondimento e degli studi sui veri fattori dello sviluppo industriale lucano.

L’aver creato queste nuove aree industriali  “vere oasi di privilegio e rapina”, senza alcuna condivisione del territorio e delle maestranze locali, ci ha impedito di creare il vero sviluppo autopropulsivo.

Gli esempi al riguardo si sprecano. E’ inutile riprendere la  mai dimenticata  legge 64/86.

I  molti  e seri imprenditori del Centro Nord  dell’epoca che avevano accarezzato l’idea di investire in Basilicata sono stati “sostituiti” dai faccendieri del ” mordi e fuggi” di oggi, l’ultimo esempio i cinesi (sic!) della SINORO.

Le ripercussioni sono chiare a tutti. I nodi al pettine si sono evidenziati con una lapalissiana metodologia del DOMINO.

Gli “utilizzatori finali” pagano il tremendo prezzo della mobilità e dei licenziamenti.

Tutto ciò ci  ha fatto e ci fa riflettere.

La serietà delle nostre progettazioni dell’epoca  e i finanziamenti della 64/86 non potevano  certo garantire un investimento trentennale, ma, sicuramente, un po’ più di serietà.

La “violenza” della verità su queste patogene politiche di investimento hanno prodotto un risultato negativo ed un serio ripensamento da parte nostra.

Nulli  e Improduttivi sono stati i momenti di vera condivisione tra “imprenditori, enti locali e maestranze” per i “fatti” e gli investimenti produttivi.

Quello che  viene definito dai Centri Eccellenza una situazione di tipo “flat” si ripercuote da un decennio  sul futuro e sull’impossibilità di  poter esercitare una qualsivoglia politica industriale rispettosa dei fattori che oggi, purtroppo, segnano il passo in modo irrevocabile.

A tutto ciò si assomma la disastrosa situazione debitoria dell’ASI di Potenza che potrà da sola sentenziare il “fallimento totale”.

Da questi “fatti” meramente e sinceramente poco produttivi dovrebbe partire la Confindustria lucana.

E’ ormai risaputo che i mini interventi tampone non solo non risolvono il problema ma, ne procrastinano la soluzione.

La mancanza dei veri fattori industriali diventa in Basilicata sempre più sconcertante.

La competitività che in Basilicata non è mai stata presa in seria considerazione non può far leva su un attuale approccio culturale, ormai desueto.

Ci  eravamo illusi che avremmo innescato dal momento dell’arrivo della grande industria in Basilicata i tre pilastri della qualità dell’ambiente “macroeconomico”:

-L’efficienza della P. A.;

-La macchina fiscale e l’accesso alla finanza “regolata”;

-L’adeguatezza dell’accesso alle nuove tecnologie e, soprattutto alle infrastrutture.

Questi seri  “fattori industriali” che non sono stati mai seriamente attivati ci pongono in una situazione di estrema inadeguatezza che può favorire per un  decennio un ulteriore grande esodo giovanile.

Ci attende nei prossimi anni una fatica di natura “sisifiana” senza vere e concrete possibilità.

Dovremo riprendere, infine, il  vero e serio cammino vocato alla competitività.

Una competitività che parta finalmente dalle nostre risorse endogene e dai nostri giovani ricercatori universitari e non.

Solo in questo modo potremo ripensare ai tre “fattori”industriali della ricerca, della competitività e della responsabilità e illuderci che siamo integrati in un mercato “globale” inesistente per la Basilicata.

E’ una semplice manifestazione di volontà dal momento che sulla nostra stampa impazzano:

– “Odio verso la Politica politicante e  la  P. A.”, anche, quella efficiente e illuminata “sfaldamento”e scollamento della classe dirigente.

In tutto questo baillame resistono solo affari petroliferi e “ambientali”, clientelismi, privilegi,mosche cocchiere, disgustosi nepotismi, tanti conflitti di interesse e tante concorsualità illegittime (ora bloccate per pura pavidità).

mauro.armando.tita@alice.it

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