Traditori, Lottizzati o Ancelle

La stupenda intuizione di Mariano Paturzo nel voler rimuovere acque stagnanti con la sua bella Rubrica: “Riprendiamoci la Speranza” ha colto nel segno e ha creato una vasta eco nella seria intellighenzia lucana. Gli intellettuali lucani hanno tradito la Basilicata per dirla alla Melillo o saranno lottizzati per sempre come sostiene Caserta?

Abbiamo creato in questa seconda e terza repubblica un ceto medio intellettuale lucano dedito al tradimento, iperlottizzato o “ancella” asservita per rifarci a Califano , prono al potere e ridimensionato vergognosamente nelle proprie scelte di libertà personale, relazionale e interpersonale.

A tal proposito calza a pennello il brutale pensiero della star “Madonna”: “Un sacco di gente (lucana …aggiungo io) ha paura di dire quello che pensa e quello che vuole”.

Gli intellettuali lucani, complice la Sinistra con i suoi governi nazionali e regionali, non splendono più di luce propria e hanno perso la propria “essenza” .

Da oltre vent’anni la maggioranza degli stessi ha delegato al politico di turno il loro “agire” quotidiano, qualcuno come sosteneva Caserta ricevendo in cambio prestigiosi “posti al sole” in Regione, Unibas, ASL, Ospedali e Partecipate, altri si sono dovuti accontentare di limitate prebende e di incarichi professionali polverizzati in mille rivoli.

Rincara brutalmente la dose Michele Finizio: ”Sono mercenari del sapere (dopo aver sistemato se stessi e i loro figli) sono finti rivoluzionari pronti a calarsi i pantaloni davanti alla migliore offerta “.

Come sono lontani i tempi di Don Luigi Sturzo e del suo orgoglioso e accorato appello rivolto agli intellettuali meridionali : “Liberi e Forti, il Mezzogiorno che salva il Mezzogiorno”.

In questo accorato appello Don Sturzo puntava ad affermare la presenza attiva e non passiva degli intellettuali e del nostro Sud attivando una vera identità meridionale come “Soggetto”, e non come “oggetto” o come mercato di riserva.

Il Sud e la Basilicata, in primis, i suoi intellettuali hanno bisogno di un sussulto e di una nuova rifondazione “risorgimentale” fondata sulla dignità, sulla vera Libertà e sulla garanzia costituzionale dell’Unità nazionale.

Del resto , nessun grande pensatore o politico meridionale ,da Croce a Crispi , da Gentile a Fortunato ha mai pensato al Mezzogiorno in chiave separatista; basti pensare a una frase dello scrittore siciliano Giovanni Verga, che su questi temi diceva: “più cara di ogni libertà è a me cara l’unità della patria”.

Il vero problema è che i politici ,oggi, sono incapaci di essere interpreti di questi sentimenti.

Per queste ragioni dopo queste penose performance di politici e intellettuali lucani richiamiamo l’attenzione sull’essenziale rinnovamento generazionale nella politica e nelle amministrazioni.

L’atto di fiducia nei giovani, incoraggiati all’impegno politico e a un’assunzione di responsabilità storica nel tramonto di un’intera classe dirigente abulica, sottomessa e rassegnata deve necessariamente cambiare le regole a favore dell’economia reale.

La Basilicata si è sempre trasformata con atti di volontà politica ed eventi traumatici (sisma del 1980, in primis).

Ma è necessario , oggi, uno scatto culturale , un’attenta pianificazione delle priorità, una valorizzazione delle economie locali sane (artigianato, terziario avanzato, turismo, salvaguardia ambientale , produzione e trasformazione di prodotti agricoli di diversa natura) troppo a lungo sottovalutate come risorse e utilizzate solo in senso negativo con infiltrazioni di interessi criminali(incendi dolosi di boschi e depositi).

La storia , lo diciamo ai giovani lucani e ai pochi seri intellettuali, reattivi e vincenti , ha sempre un suo corso, c’è chi la sa guidare e chi ne è guidato.

Purtroppo in questi ultimi vent’anni gli intellettuali lucani hanno preferito amaramente essere guidati.

Armando TITA
Sociologo

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