In questa giungla di BONUS, si aprono delle nuove opportunità anche per Ruvo del Monte e riparare così agli errori del passato

Il prossimo 23 novembre saranno passati quarant’anni dal terremoto che devastò l’Irpinia e la parte nord della Basilicata; quella fu l’occasione, pur nella tragedia delle innumerevoli vittime, per ristrutturare un patrimonio edilizio assai fatiscente, almeno nei piccoli borghi.

Eppure non abbiamo saputo sfruttare appieno quella pioggia di denari per invertire la rotta che pian pianino ci sta portando allo spopolamento, Ruvo del Monte non è un’eccezione: il giorno del terremoto gli abitanti erano circa 1.900, oggi poco più di 1.000.

Corso Italia

In paese non c’è più un fabbro, un idraulico, un calzolaio, un muratore e le altre attività artigianali si possono contare sulla punta delle dita: dove si è sbagliato? Questa è una domanda da un milione di dollari alla quale farei rispondere Voi.

Sul patrimonio edilizio, però, qualche parola mi sento di spenderla.

Ruvo del Monte, a seguito del sisma del 1980, ha, praticamente, tutto il paese ristrutturato, case nuove, con riscaldamento, gas di città, bagni, ecc., ecc., ma, camminando per i vicoli, tutto questo non riusciamo ad apprezzarlo, infatti ci troviamo alle prese con facciate dai colori sbiaditi o troppo accesi, fili penzolanti, infissi e doppi infissi in alluminio anodizzato, cassette del metano, dell’acqua e dell’enel appiccicate al muro che non fanno altro che “disturbare lo sguardo”.

Forse non tutti sanno che Ruvo del Monte, nel 1979, quindi prima del terremoto, era uno dei pochi paesi ad essere munito di P.d.R. (Piano di Recupero). Cosa significa?

Significa che c’erano delle norme da rispettare, che regolavano, tra le altre cose, una serie di interventi:

  1. I colori da utilizzare per le facciate, la dove non era possibile mettere a nudo le pietre;
  2. La salvaguardia dei portali in pietra;
  3. La salvaguardia delle romanelle;
  4. La messa in opera dei nuovi infissi.

Norme il più delle volte disattese, con responsabilità da spalmare su tutti, anche sui tecnici, di cui il sottoscritto fa parte; emblematico il caso dei portali in pietra, sostituiti da “lapidi” in marmo carrara; se poi vogliamo continuare, ma questo non centra niente, voglio ricordare l’immenso patrimonio fatto di arredi (madie, vetrinette, letti, tavolini) scambiati per qualche bacinella di plastica.

Panorama di Ruvo da Via Europa

Quanto sopra detto non vuole essere una critica, semmai un mea culpa, un esempio da non seguire, almeno per la maggior parte dei casi.

Tutte le amministrazioni che si sono susseguite hanno avuto come buon proposito quello della ristrutturazione delle facciate, celando anche tutta quella miriadi di tubi e fili, assegnando ai cittadini dei contributi a fondo perduto (almeno il 50%), promesse tutte disattese, non per cattiva volontà, ma per la complessità dell’operazione, e si sa, abbandonare il campo davanti alle difficoltà, il più delle volte, sembra essere la soluzione più sbrigativa.

Ecco che, dopo quarant’anni, il governo centrale offre un assist inaspettato; una serie di BONUS, tanti dei quali a totale carico dello stato, per:

  1. La ristrutturazione interna;
  2. La ristrutturazione delle facciate;
  3. L’efficientamento energetico;
  4. L’efficientamento sismico;

che si vanno a sostiutire a tutte le belle intenzioni e che potrebbero, in un sol colpo, cancellare tutte le “malefatte” di questi ultimi anni.

Pensate se tutte le facciate fossero ridipinte, se qualche portale in pietra fosse ricollocato, se gli infissi fossero tutti dello stesso tipo, se, approfittando dei ponteggi, si potessero realizzare dei murales a tema.

Forse questa storia è ancora piena di se, ma sta a noi farla diventare realtà.

Sarebbe il caso che l’Amministrazione in primis e la Pro Loco in seconda battuta si facessero carico di informare la cittadinanza di questa grossa opportunità che gioverebbe a tutta la comunità, anche in termini di occupazione.

Pietro Mira

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