L’apologia del Vicinato e la stella polare della LAICITA’

Fra poche settimane i cittadini di Matera rieleggeranno il nuovo Sindaco e il nuovo Consiglio Comunale. Nel frattempo la Fondazione Sassi ripete come un “mantra” la parola “Vicinato”, foriero di tanti progetti dalla Comunicazione agli Spazi Urbani, dall’Arte al Teatro di strada.

Quante riflessioni ho dedicato nella mia vita di opinionista al Vicinato. Tante, tante, tante e ogni volta, caro Massimo, mi commuovo ripensando al “mio” .

Dal profondo del cuore vorrei che il nuovo Sindaco e il nuovo Consiglio Comunale di Matera partissero dalle stupende virtù del Vicinato. Non ho mai amato la retorica e le discussioni astratte e altisonanti. Ho amato sempre la semplicità, l’allegria e la stupenda solidarietà del Vicinato.

Un Vicinato che esprimeva senso di comunità e senso di appartenenza.

Quel senso di Comunità e di appartenenza sancita dalla più bella delle occasioni, Matera , Capitale europea della Cultura, e, soprattutto, da quella forte emozione, da quel pianto liberatorio del Sindaco De Ruggieri.

Nessuno aveva compreso la portata di quella standing ovation “condita” dalle lacrime sincere di un laico.

Nella “gioia tranquilla del ricordo”, per dirla alla Rossi Doria, non posso che rievocare il riconoscimento dovuto all’uomo di cultura, semplice e umile, l’avv. Raffaello De Ruggieri, conosciuto nel mio Dipartimento Cultura e Formazione(Assessore Chiurazzi), oltre un decennio fa.

Un decennio fa quando il De Ruggieri fu chiamato, nel lontano 2009, alla Direzione della prestigiosa rivista “Economia della cultura”.

In quel momento ci accomunava il varo dei “distretti culturali” e la pubblicazione (“ Edizioni de “IL MULINO”, Bologna) del libro di Michele Trimarchi: “Il Finanziamento all’Associazionismo Culturale”(di cui sono orgogliosamente coautore).

Il laico lucano alla Rocco Brancati (altro uomo di immensa cultura, fecondo e mai domo, scomparso prematuramente) o alla Raffaello De Ruggieri, é stato per decenni figura bistrattata e isolata in Basilicata, poco amata e poco rispettata .

Eppure in questi ultimi anni queste stupende figure laiche, in primis, Rocco Brancati e Raffaello De Ruggieri, hanno compiuto il miracolo di unire i lucani grazie alle loro stupende performance senza mai gridare alla luna, misurandosi con asciuttezza e severità di giudizio con la viva realtà quotidiana lucana. Sarò noioso riprendere il Pasolini : “ Qui ho trovato il sole , il sole vero. Il sole ferocemente antico” è una “esaltazione” dei Sassi che ancora mi emoziona.

Questo stupendo evento che ci aveva posto al centro di un’attenzione europea e mondiale, lo dico con il cuore in mano al prossimo Sindaco non può e non deve essere mortificato, da lassismo, fatalismo e oblio o come suol dirsi da “quieta rassegnazione”. “Quieta rassegnazione” che ha appiattito in questi ultimi decenni la società e le istituzioni lucane sprofondandole nell’anonimato e svuotandole di democrazia e di partecipazione. Non abbiamo mai cavalcato la tigre del campanilismo. Abbiamo onorato Matera e il suo senso dell’ospitalità e di comunità.

Non abbiamo mai amato il puro machiavellismo “materano e potentino” che non ha certamente mai unito il territorio lucano con le sue stupende aree federiciane e le sue “perle” del Tirreno e dello Ionio.

L’eccezionale evento di Matera Capitale europea della Cultura, al contrario, ha rafforzato l’unità dei campanili lucani e non ha ignorato il senso di Comunità “imposto” negli anni cinquanta da Adriano Olivetti, Carlo Levi, Rocco Scotellaro, Rocco Mazzarone e Manlio Rossi Doria. (tutte prestigiose personalità laiche)

La parola Comunità lo ricordiamo ai nuovi amministratori e al prossimo Sindaco di Matera come sosteneva  Zygumunt Bauman esala una sensazione piacevole , qualunque cosa tale termine possa significare. Le società possono essere cattive , la comunità no. La Comunità è sempre una cosa buona. La Comunità supera pure il “silenzio plumbeo” di Andrea Di Consoli.

Negli anni scorsi  abbiamo riconosciuto il profondo senso di Comunità e di solidarietà del  Vicinato vissuto nei Sassi con la sua grande umanità e con sua splendida semplicità.

Abbiamo verificato di persona la bella accoglienza e il pranzo conviviale di comunità .

Ragù pieni di profumi e di bontà, pasta fresca genuina , sapori anni cinquanta.

Forse, sarò un inguaribile nostalgico, ma, io sociologo di strada, Matera e i Sassi li ho visti e li vedo ancora oggi come forzieri della tradizione lucana più ospitale, più solidale e più comunitaria che ne fanno una stupenda e orgogliosa dimensione di vita.  

Mauro Armando Tita

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