La Terra del Fuoco e il caso Fenice

Pubblicato sulle pagine di Primo Piano del Quotidiano della Basilicata

Siamo atterriti dalla battaglia ambientale della Terra dei Fuochi con oltre centocinquanta sequestri e con il serio  rischio di contrarre tumori al fegato e alle vie respiratorie.

Un’indagine conoscitiva precisa e puntuale di esperti epidemiologici che si basa su un campione attendibile di 1500 pazienti affetti da cancro e che sfiora il 40%.

Siamo preoccupati che  sulla Basilicata dopo il caso Fenice con l’incubo diossina  possa cadere un silenzio assordante.

Abbiamo lasciato nell’oblìo e  senza un briciolo di dovuta solidarietà sia  il caparbio Maurizio (Bolognetti) che il Movimento delle mamme del lavellese.

Le povere mamme del lavellese  sono andate a scioperare confidando solo sulla nostra sparuta presenza di uomini di buona volontà.

Le crude denunce di Maria Teresa Labanca sul mercurio  sfornato dal “tamburo rotante” non hanno ancora avuto riscontri rassicuranti.

Abbiamo dedicato più di qualche riflessione/denuncia sull’argomento.

Sono un uomo del Vulture e se penso ai milioni di fusti tossici interrati nelle migliaia di ettari di frutteti della provincia casertana e napoletana mi riempie il cuore di rabbia.

Speriamo che tutto ciò non avvenga nel nostro amato territorio.

Per queste ragioni comprendo pure la gravità dell’inquinamento della Fenice.

Precedentemente avevamo contezza che con la diossina  e con l’acqua di falda inquinata non si doveva e non si poteva più scherzare.

Non si possono irrigare terreni fertili come quelli del Gaudiano  con una presunta acqua contaminata.

Se pensiamo che i primi patogeni risultati di una tale sciagurata conduzione sono riferibili ai veleni trasferiti sul nostro bel territorio vulturino  sin dall’anno 200,2 la frittata è quasi completa.

Restano, però, intatti i  veleni  della Fenice con una sospetta contaminazione delle falde freatiche.

Una contaminazione fatta di tante parole e di tanti assurdi silenzi.

Solo oggi a distanza di tati anni  l’AD della  Fenice esce dal suo dorato isolamento e apre al territorio.

Da un ventennio abbiamo denunciato oltre ai veleni  la furba chiusura della Fiat SATA al Bacino potenziale interessato.

Il mercurio, di oggi, sommato ai   sospetti casi di  tumori e  diossina rilevati da scrupolosi esperti  ci allarmano ancora di più.

Sono passati altri due anni  per avere contezza degli interventi di messa in sicurezza degli impianti di cui si discorre e di ipotetici risultati della Commissione d’inchiesta.

A che punto è il ripristino della rete dei tubi che trasportano le cosiddette acque tenologiche?

Acque tecnologiche che vengono utilizzate per l’abbattimento dei fumi.

Sempre agli smemorati lucani bisogna ricordare che la perdita sarebbe avvenuta a dieci metri di profondità del sottosuolo così come a Caivano.

Fenice come da noi denunciato sul  Quotidiano del 24 settembre 2012 sostiene che allo stato dell’arte non ci sono più contaminazioni attive, grazie a interventi ,già attivati nel 2009, per ripristinare le condizioni di impermeabilizzazione delle vasche interrate in calcestruzzo.

Il mercurio di oggi potrebbe sembrare  una “variante” episodica.(sic!). Così non è.

Abbiamo bisogno, oggi, dopo le denunce di Maria Teresa Labanca  di chiarire ancora una volta  il rinnovo dell’AIA (autorizzazione di Impatto Ambientale), scaduta nel 2010 e prorogata dalla Provincia di Potenza ,in via provvisoria, fino al 2020 (sic!).

Con tutta questa massa di dati, documentazioni e monitoraggi vogliamo sperare che nel prossimo futuro non ci saranno più omissioni e silenzi furbi e che  le analisi dovranno continuare a essere serie, rigorose e affidabili.

Noi, uomini di buona volontà, crediamo nel nuovo corso dell’Arpab, crediamo alla serietà professionale dei nuovi dirigenti ARPAB e crediamo nella nuova stagione della Fenice e della Fiat Sata.

L’angoscioso problema dell’inquinamento Fenice è prodromico per un costruttivo e propositivo rapporto Fiat/Territorio.

Se Fiat-Sata e Fenice  avessero  coltivato  un minimale,  corretto e “democratico” rapporto con il Territorio non ci saremmo trovati con questo patogeno inquinamento e con tutta la carica dei sospetti di sorta.

Il “Territorio” non avrebbe mai consentito concentrazioni di mercurio, solventi e metalli pesanti (queste cose le abbiamo denunciate nel lontano 2009).

La lezione della Fenice ci ammonisce e ci invita ad essere uniti, indignati e reattivi.

Uniti, indignati e reattivi per chiudere con questo “patogeno” passato,  e, soprattutto,  per proteggere, adeguatamente,  il nostro amato e genuino  territorio vulturino  e per dare  le  giuste e sacrosante prospettive di futuro ai nostri figli e alle nostre amate nuove generazioni.

Un Vulture orgoglioso di essere, ancora oggi,  il motore  economico-industriale della Regione…nonostante le ambiguità della Fenice e delle sue presunte nefaste conseguenze.

Sperando che gli ultimi interventi di bonifica quelli posti in essere dalla “proprietà” e fortemente voluti da un’opinione pubblica, attenta e reattiva, abbiano conseguito i primi positivi risultati.

Abbiamo  bisogno di dare  tracciabilità a tutti  i nostri prodotti dop.

Abbiamo bisogno di uscire urgentemente  da queste patogene criticità ambientali.

mauro.armando.tita@alice.it

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