La politica lucana e la totale assenza del rinnovamento generazionale

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I ventimila  del M5S contro la  precarietà  (transeat sulle esternazioni di Grillo)con  la presenza della Schlein  impongono  una seria Proposta delle opposizioni ,  senza armocromia  e senza  GPA. Lo stesso dicasi per la Basilicata . Intollerabili sono le quadriennali omissioni e l’assenza di una vera strategia unitaria  ad un anno dalle elezioni regionali.

Mi rivolgo soprattutto agli intellettuali  PD doc, quelli che hanno scambiato la militanza, per dirla, alla  Giovanni Caserta , ( vedi GdM “Riprendiamoci la speranza” Ed. Hermaion  2021 ) con la lottizzazione , con gli incarichi  prestigiosi  e  con i  “posti al sole” in RAI, Unibas, Regione, ASL, Ospedali e Partecipate,

quei  secolari “mercenari del sapere”  che dopo aver sistemato se stessi e i loro figli hanno scelto un colpevole  e pavido silenzio .   

Come sono lontani i tempi di  Don Sturzo e del suo accorato appello rivolto agli intellettuali meridionali : “Liberi e Forti…il Mezzogiorno che salva il Mezzogiorno”.

Qui non si salva nessuno.

I giovani fuggono, i settantenni ,mai domi, non hanno più frecce nei loro archi, la bella classe operaia, da Stellantis al Polo del Salotto, non riesce più ad aggregare.  I Sindacati men che meno. Dove sono finiti i centomila di Scanzano e i trentamila di Libera?

Ad onor del vero, in queste ultime settimane, abbiamo registrato un  timido sussulto delle “nostre” opposizioni sull’Autonomia Differenziata  grazie anche  all’impegno profuso dal nostro Gruppo “Comunità e Sviluppo” .

I relatori dei  vari Focus hanno approfondito fra le altre cose  il pensiero politico del  Croce, del Crispi  e del nostro Giustino Fortunato. Nessuno di loro ha mai pensato al Mezzogiorno in chiave separatista; esaustivo il pensiero  di Giovanni Verga : “Più cara di ogni libertà  è a me cara l’Unità della Patria”.

Il vero problema è che i politici  di oggi  sono incapaci di essere interpreti di questi sentimenti.

Le penose manchevolezze odierne  targate PD  richiamano l’attenzione sul dovuto rinnovamento generazionale .

L’atto di fiducia nei giovani, incoraggiati all’impegno politico e a una concreta assunzione di responsabilità  deve corrispondere ad una vera fuoriuscita  di questa classe dirigente PD, muta,  abulica, sottomessa e rassegnata.

La storia , lo diciamo ai pochissimi  giovani PD lucani,  reattivi e sensibili ,  ha sempre un suo corso , c’è chi la sa guidare e chi ne è guidato.

Purtroppo in questi ultimi anni la dirigenza PD lucana ha preferito amaramente essere guidata.

Armando TITA

Sociologo

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