Crisi del Servizio Sanitario Nazionale, della Scuola pubblica e dell’Università statale: frutti indigesti dell’americanizzazione del nostro Welfare.

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Da oltre 30 anni, il SSN, istituito nel 1978 grazie alla legge 833 voluta da Tina Anselmi, ispirata a principi di universalità, uguaglianza ed equità, è da Nord a Sud sotto costante attacco delle lobbies della Sanità privata, che non si accontentano delle semplici “convenzioni” lautamente retribuite dallo Stato, ma mirano sempre più a soppiantare il Servizio pubblico. Poi, con l’arrivo del misterioso Covid-19, cambiando “temporaneamente” la destinazione d’uso ai reparti ospedalieri, per far fronte all’emergenza pandemica, si sono praticamente sospese tutte le diagnosi e le cure dei mali del secolo, specie in ambito femminile, a danno delle fasce più povere della popolazione italiana. Cosicché, siccome in Italia non c’è nulla di più definitivo di ciò che è provvisorio, chi non ha un portafoglio economico adeguatamente gonfio, ha due possibilità per tentare di salvarsi: o aspetta anche due anni nelle liste d’attesa, per una prestazione chirurgica offerta dalla Sanità pubblica, rischiando di arrivare troppo tardi sul tavolo operatorio, oppure è costretto a vendersi tutto o accendere un mutuo (ammesso che glielo concedano) ed indebitarsi fino al collo con banche o finanziarie senza scrupoli, sempre pronte a dispiegare i propri artigli, per ghermire le facili prede cadute in disgrazia. La pandemia, inoltre, ha slatentizzato le aberrazioni dell’uomo, che una volta si cercava di nascondere. Talché, i fenomeni criminosi, in costante aumento, ormai non si limitano più solo alla dimensione patrimoniale ma, come si vede sempre più spesso, investono la persona intesa come sineddoche del genere umano specialmente femminile. Siamo al non plus ultra della criminalità umana, degna di Landru, architettata con l’ausilio di tecniche raffinate e portata al tragico compimento con frigido pacatoque animo. Il trend crescente dell’efferatezza dei crimini, frutto malefico dello spirito di emulazione innescato dalla cattiva Televisione, dalla violenta filmografia americana e dalle applicazioni morbose di Internet, ci stanno trascinando verso un baratro esistenziale senza ritorno, assecondando un vecchio motto latino che recita: “Abyssus abyssum invocat”. Insomma, c’è in atto un impazzimento generale che non conosce confini ed investe tutte le fasce d’età: è come se tutto il genere umano, per uno strano sortilegio soprannaturale, improvvisamente avesse orientato le sue inclinazioni naturali verso il male, a prescindere dal contesto socioeconomico, familiare, culturale etc., senza alcun motivo apparente o reale. E non s’intravede alcuna via d’uscita; nessuno reagisce: sembra essere in una situazione di torpore collettivo simile a quella magnificamente raccontata nella famosa fiaba “Dornroeschen”, ossia Rosaspina, dei grandissimi fratelli Grimm. Le Religioni, nell’accezione latu senso del termine, sono tutte fuori gioco, a causa della secolarizzazione sociale che ha investito in particolare l’Occidente, e non hanno più alcun ascendente sulla formazione e sull’educazione. Il behaviour è irrimediabilmente compromesso e corrotto dalle malsane mode correnti importate, ed è suscettibile di ulteriore peggioramento. La Scuola pubblica e l’Università statale, nonostante i (falsi) proclami orwelliani della politica, vengono anch’esse costantemente indebolite, facendo mancare loro le risorse necessarie, a tutto vantaggio di quelle private a pagamento, comprese le telematiche, proliferate come funghi, con il risultato di produrre qualche dubbio sull’efficacia di tale metodica, nell’affrontare le sfide lanciate dalla globalizzazione dell’economia e dall’americanizzazione del modus cogitandi et operandi, ovvero del pensiero:  fattori che hanno cancellato l’etica residuale in campo economico e pedagogico, a scapito del Welfare. Mala tempora currunt, si diceva al tempo degli antichi Romani, per denunciare una brutta situazione. Temo che si continuerà a dirlo sempre più spesso, con questi “chiari di luna”, vista anche la grave carenza di medici sia di famiglia che ospedalieri. Speriamo di non ammalarci!

             Prof. Domenico Calderone      

       

       

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1 Risposta
  1. Giuseppe Giannini

    Più che di americanizzazione del welfare (bisognerebbe rispolverare il New Deal) parlerei di modello unico di gestione improntato secondo la logica capitalistica.La crisi del sistema statale, inteso come erogatore di servizi più che apparato, è la conseguenza del taglio ultradecennale della spesa pubblica, che tutti i governi hanno effettuato in nome di una efficienza che non si è mai vista.Interi settori sono stati falcidiati dal rigore ragionieristico poi diventato austerity o spending review.In Italia si è iniziato con il governo Amato del’ 92, per far quadrare i conti dissanguati dal clientelismo DC-PSI, per poi continuare sino ad oggi con i governi bipartisan liberisti in salsa pd o destrorsa.Scuola,P.A., trasporti, il settore delle energie e delle comunicazioni hanno subito tagli, ridimensionamenti e privatizzazioni.E la sanità! Questa risente di venti sistemi regionali diversi di gestione e dell’aziendalizzazione della sanità locale, che sempre nel ’92 si staccò dal centralismo statale ( in tempi di dibattito sull’ autonomia differenziata quali altri settori verranno toccati?), cambiando denominazione: dalle usl alle asl.Se lo scopo era quello di snellire la macchina burocrarica, le conseguenze sono state che la politica clientelare non è venuta meno,inserendo qua e là i portavoti (gli amministrativi ma anche i medici), mentre i servizi, la riduzione del personale e l’aumento delle tariffe e i ritardi per l’utenza sono una costante.E poi sarebbe da discutere di tante altre cose, ad es. sull’intramoenia, sulle convenzioni con i privati accreditati, sul nuovo ruolo delle Case della Comunità e della funzione dei medici di base.L’esperienza covid non è servita, si continua peggio di prima.Un’autonomia non solo gestionale, ma anche professionale, restia a controlli per non perdere quell’indipendenza che sa tanto di privilegio per pochi, ma che nella pratica corrisponde al depauperamento e allo svilimento del ruolo delle istituzioni.

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