La morte di Michele Cascino tra i pudori di ieri e le ignavie di oggi

Una settimana densa e ricca di avvenimenti politici non smuove di un millemetro l’opinione pubblica lucana, anche se, si avverte  nell’aria tanta fiacca e tanta stanchezza, nonostante, le  crude e lucide denunce di Paride Leporace e di Michelangelo Leone.

Avevo già letto e commentato con un mio vecchio editoriale sullo “spezzatino socialista” la bella e nostalgica (solo per noi riformisti) intervista del Direttore Leporace al caro  Michele Cascino.

Michele Cascino si riassume in due sostantivi : sensibilità e coerenza.

Sono due sostantivi che non si ritrovano più nel lessico politico odierno.

La sensibilità politica di  Michele Cascino era esercitata con sobrietà e senza schiamazzi ,era la parola giusta pronunciata al momento giusto.

La sua ricchezza intellettuale lo metteva in grado di cogliere aspetti del reale ,quali sfuggono ad altri,alimentando così, incessantemente, la propria umanità.

Una umanità casciniana che non alberga più nelle stanze della Regione senza confini.

Regione senza confini, grande e felice spot elettorale il cui significato si è ridotto e umiliato sia nella portata che  nei suoi contenuti più profondi.

Oggi che assistiamo alle manifestazioni Pro Provincia Matera e Pro Tribunale  Melfi siamo tornati ai biechi campanilismi degli anni settanta.

Abbiamo già avuto modo di approfondire gli atti e ifatti del famoso Comitato pro Provincia Melfi.

Non abbiamo alcuna intenzione di ripeterci noiosamente.

Come si può intuire in Basilicata, inesorabilmente, la STORIA si ripete ,e siamo  ancora nella fase del “dichiarato”, delle promesse  e del mai concretizzato.

Come un  vecchio Film vediamo scorrere, nell’oblìo e nella pavidità generale di ieri e di oggi  le vecchie immagini delle  disastrose situazioni debitorie dell’ASI, come le mai dimenticate storie  dell’ESAB, della Centrale del Latte, della Federconsorzi, della Banca Mediterranea, degli Ospedali, dell’ARBEA, dell’ARPAB e  di tanti, tantissimi altri casi patogeni.

Debiti e fallimenti perpetuati con una disinvoltura da SCHIANTO.

Rimuovere queste situazioni, alienare beni e personale (vale anche oggi  per  Unibas) con il DENARO pubblico, è impresa facile, facilissima  in un contesto regionale dove non vi è  mai stata “massa critica”.

Sono queste le vere ragioni del mancato decollo della Regione Basilicata.

Ragioni “condensate” in  sprechi, debiti, fallimenti e incapacità gestionali.

“Sanguisughe” avrebbe detto Mario Giordano.

Allegri finanzieri avrebbero confermato la Corte dei Conti e Il Quotidiano con le sue ultime e agguerrite  campagne di stampa …su qualche Ente Strumentale.

Pur tuttavia non vogliamo demoralizzarci, nutriamo una flebile speranza che qualcosa cambi per davvero.

Siamo in attesa da un decennio di  un nuovo “agire politico”.

Un  “nuovo agire politico”  che “notoriamente e oggettivamente ” dia  luogo all’azzeramento totale della vecchia guardia e a un dovuto e ambìto  ricambio generazionale.

Non è pensabile che da oltre un ventennio “impattiamo” con i “soliti noti” di sempre.

Avvertiamo, però,  la stessa esigenza e la stessa voglia del direttore Leporace.

Abbiamo contezza che  le denunce del Quotidiano, del suo  direttore e delle sue brave giornaliste  e  di tanti uomini con schiena dritta non  cadono più nell’oblìo.

Attenzione, però, lo dicevamo ieri, lo confermiamo oggi.

Una denuncia e una nota di un giornale  non possono diventare “atto di eroismo”.

Una denuncia  resta una semplice presa d’atto dell’esistente.

Una denuncia non può in alcun modo assurgere a”manifesto programmatico e  politico”.

Dobbiamo uscire dal torpore di sempre , rattrappiti come siamo, nel cuore e nella mente.

Era  triste e vergognoso  pensare nel recente passato  che  la figlia diciottenne  dell’eroe comune  Maresciallo Pezzulo, morto in IRAQ , potesse insegnare  a noi e  alla nazione intera cos’era l’ideale.

Ma ,soprattutto, era   tanto triste pensare che solo qualche articolo o denuncia  di stampa  in Basilicata  riesce  a sconvolgere assetti, azioni  sindacali e  giochi di potere,  sedimentati e consolidati nel tempo.

Se, per  il  Segretario del PD Bersani e per Vendola e Landini  il LAVORO è l’oggetto privilegiato delle loro  riflessioni,  bisognerà che gli stessi  entrino nel merito di tante scelte operate  anche da amministrazioni di Centro-sinistra, che, il più delle volte, sono “calate” e manipolate dall’alto,  senza un briciolo di dialogo con il territorio.

Esiste ancora  per questi Signori la DEMOCRAZIA dei cittadini?

La crisi strutturale del mondo agricolo   e  quello  economico-industriale lucano con  la sua ambiguità, le sue  incompiute storiche, le bancopoli, i tanti  crac finanziari, gli sprechi insopportabili, il mordi e fuggi di tanti industriali del Nord (con miliardari bottini) “spacciatisi ” per cattolici, i centomila precari e tanto altro, devono far riflettere  Tutti NOI e anche  la Chiesa  lucana e le sue Gerarchie.

Riproporre una nuova classe dirigente in grado di sconvolgere positivamente  il sonno delle  nuove generazioni lucane che hanno a cuore le sorti della nostra amata  regione non è più peregrino.
Non possiamo consentire ad avventurieri e affaristi  senza scrupoli e di dubbia professionalità  di lucrare sulla nostra pelle e su quella dei nostri figli.

Auspichiamo  seriamente un nuovo ”  agire politico” che  si dovrà cibare  di seri  investimenti frutto di un serio (e ormai dimenticato )  Memorandum, praticato e non solo dichiarato.

Il Governo Monti ci ha abbandonato. La Regione, i Movimenti e le forze seriamente democratiche devono dialogare con  gli Ultimi, con il Territorio e con i tanti Campanili.

Dobbiamo ascoltare con serietà  le proposte  dei tanti “Biancospini” lucani, che, con tanta umiltà,  hanno conseguito risultati eccellenti,  fuori dall’ambito regionale, stanchi, come siamo, dei nostri  atavici contestatori, che, per dirla, alla Longanesi, cercavano la rivoluzione e trovarono la loro agiatezza.

mauro.armando.tita@alice.it

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