La famosa direttiva europea n.36 del 7 settembre 2005 sul mercato delle professioni ignobilmente affossata in Basilicata e in Italia nel nostro sconforto totale

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Agli inizi dell’anno vorrei essere buono e propositivo per completare il mio discorso sulla riforma dei modelli organizzativi della Regione Basilicata richiamando l’attenzione sulla direttiva europea n.36/2005 ormai dimenticata e affossata , e, soprattutto, su un processo di ammodernamento della macchina regionale mai seriamente posto in essere e ignorato da oltre vent’anni. Da Sociologo di strada, da ex funzionario regionale ultratrentennale e da ex segretario provinciale CIU(Confederazione Unionquadri) consentitemi di fissare i paletti su Dignità, Meritocrazia e Innovazione. Partire dalla sana meritocrazia è cosa buona e giusta, chiudere con le stucchevoli e le sfacciate clientele, chiudere con i suggelli e le miracolose carriere apicali, inventate allo scopo, è d’obbligo. E’ d’obbligo per invertire soprattutto le fughe vergognose di tanti giovani laureati e iperprofessionalizzati lucani, nati “fuori tribù”. La breve premessa serve a invogliare gli amministratori regionali a non ripercorrere i vecchi percorsi dei suggelli, dei nepotismi assurdi e delle clientele stucchevoli, per ritrovare un cammino di trasparenza e meritocrazia, ormai, del tutto evaporato. Non vi sono più attenuanti , sono trascorsi tre anni e siamo sempre più fermi , sempre più immobili in un turbillon di transumanze consiliari indigeste. Le strutture dirigenziali del Dipartimento Formazione, Lavoro e Attività Produttive fulcro dello sviluppo sono ancora terribilmente vuote. La direzione generale accorpa ad interim tanti uffici.(sic!!!) Al vecchio percorso dei tanti miracolati, figli d’arte e dei dorotei/ bolscevichi, intellettuali snob, assatanati di prebende e di “bonifiche” dirigenziali si contrappone il governo regionale odierno del vuoto assoluto, del vuoto a perdere, il tutto gestito con una nonchalance, un atteggiamento di distaccata indifferenza , di ostentato disinteresse e di disinvolta noncuranza da far rabbrividire. Come se il grave problema riguardasse altro e altri. Si scopre che Il famoso Palazzo si è chiuso ermeticamente a quel residuo popolo lucano di dignità. Abbiamo elaborato per oltre trent’anni con una meticolosa e certosina diagnosi il governo lucano delle OLIGARCHIE ironizzando un po’ per non sconfortarci, scomodando il paraculismo del noto poeta potentino Vito Riviello e il famoso detto del Marchese del Grillo: “Popolo lucano Noi siamo NOI e Voi non siete un cazzo” sul quale vanto un diritto di primogenitura fin dal lontano 2003. Ritornando a bomba come CIU ci siamo battuti come leoni per applicare la famosa direttiva europea n.36 del 7 settembre 2005. Consigliavamo agli amministratori dell’epoca di anticipare la direttiva ,ormai morta, di dare uno schiaffo morale ai governi centrali fautori di mancate rivoluzioni liberali e di minare i privilegi e le camarille delle vecchie professioni “ordinistiche” italiane, mai mutate e mai scalfite. E’ stato solo un sogno di mezza estate. I governi italiani non hanno mai recepito tale direttiva e i vari governi regionali della Basilicata hanno ignorato per mera ignavia e per mero opportunismo la direttiva che avrebbe potuto sconvolgere il mercato delle professioni e gli assetti organizzativi, poco trasparenti, degli uffici regionali lucani. A tal proposito dobbiamo ricordare al Presidente Bardi per l’ennesima volta e in tempi di riforme digitali che i profili professionali del personale regionale sono fermi da oltre trent’anni . Le nuove professioni sono mero “ libro dei sogni”. Come si potrà gestire il PNRR in queste condizioni è pura utopia. Gli ultimi posti nelle classifiche del FSE e nella Formazione del Personale regionale lo stanno a dimostrare e confermare amaramente. La sensibilità, la volontà politica nel ricercare merito, competenza e professionalità sono state accantonate da classi dirigenti (volendo essere buoni) semplicemente distratte o impegnate altrove. Distratte da tanti interessi che poco avevano da spartire con le giuste rivendicazioni di giovani laureati lucani di dignità, meglio conosciuti come “zavorre”. Nutriamo una piccola speranza abbiamo la ferma convinzione, dopo la debàcle amministrativa sul FSE e sulla Formazione del Personale che questa lenta agonia politica abbia segnato definitivamente il passo. Caro Generale c’è la sacrosanta volontà di aprire alle nuove generazioni adottando criteri di equità, competenza e merito , illustri sconosciuti a Via Anzio? Noi lo speriamo di cuore.

Il giovane laureato che si affaccia al mercato “regionale” delle professioni dovrà ancora piegarsi ed umiliarsi ai vecchi boiardi o diventerà un promoter di sviluppo, libero e virtuoso?

Da secoli i nostri Sindaci lamentano la totale assenza di progettualità e regolamentazioni attuative(oggi acuita dal PNRR) e di Bandi per lo sviluppo delle aree interne, supportati e orientati da qualificati professionisti di rango. Da anni assistiamo al blocco ingiustificato di leggi quadro come quella sull’Artigianato, vero motore dello sviluppo locale integrato. Perché tanta sciatteria?

La risposta è stata sempre la stessa da oltre vent’anni:” Oligarchia nuda e cruda”.

Guai ad aprire al territorio, guai far leva su un manager di provata onestà intellettuale, competenza e dignità? Il requisito essenziale, mai snaturato, da oltre vent’anni è la FEDELTA’.

Fedeltà nelle truppe cammellate, fedeltà agli amici del giaguaro. Guai ad uscire dal recinto?

Con queste terrificanti premesse sarà difficile caro generale Bardi scrostare, levare la crosta di un millimetro di oasi di privilegio consolidate da secoli.

Inizieranno, caro Generale Bardi, i contenziosi lunghi ed estenuanti , il ricorso al TAR sarà la loro prima arma letale. Già immagino tante “sospensive” caratterizzate da lunghe, estenuanti e rassegnate attese .

Il povero Generale potrà dedicarsi alla sola amministrazione ordinaria e di routine, come sta drammaticamente avvenendo con il blocco delle riforme. Noi dimenticheremo la presunta rivoluzione copernicana e tutto sarà terribilmente fermo come gli Almanacchi di leopardiana memoria ci hanno insegnato. Ci vorrà molto tempo per pulire il palazzo di vetro fumé sempre più opaco e poco trasparente .

L’auspicata trasparenza resterà soggiogata dalle sabbie mobili della burocrazia, i giovani professionisti di dignità continueranno ad emigrare . Forse il nostro è puro pessimismo, pessimismo della ragione.

Purtroppo, la cruda realtà prenderà il sopravvento sull’ottimismo della volontà.

Ottimismo della volontà auspicabile, ma, terribilmente, poco probabile.

Sociologo Armando TITA

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