La Basilicata e le sue egoistiche corporazioni

E’ notizia fresca, ci risiamo, i Sindacati hanno fermato bruscamente l’iter per la selezione di oltre cinquanta esperti di fondi europei.

Forse, il pudore ha prevalso sulle logiche di perdurante e ventennale continuità.

Eppure le selezioni imposte dai vari Dirigenti Generali delle strutture dipartimentali risentono di un mancato  Ammodernamento e di una mancata  innovazione che hanno un solo comune denominatore: Le “Liberalizzazioni”.

Qualcuno azzarda che le “frenate”volute   dall’allora  ministro Guardasigilli Severino si sono rivelate serie.

Gli ordini professionali godono di ottima salute.

Il decreto sulle Liberalizzazioni in italia è “un simple  chiffon de papier”, un écrit sans importance. Uno scritto senza importanza.

Il governo delle Larghe Intese e del rinvio selvaggio si guarda bene dallo smuovere queste acque stagnanti e putride.

Le liberalizzazioni, quindi, son ferme. Le corporazioni e le tribalità sono salve.

La Basilicata  dei nuovi candidati e delle liste del rinnovamento hanno a cuore le liberalizzazioni del mercato e delle professioni o sono ferme al semaforo come il governo Letta.

Ce lo siamo chiesti più volte negli anni scorsi, spronati dalle timide iniziative del consigliere santochirico finalizzate al  varo del nuovo statuto regionale mai approvato.

Basterebbe questo Flop per mandare definitivamente a casa una classe dirigente omissiva e incompetente.

Più volte abbiamo approfondito questo crudo argomento con la pubblicazione sul Quotidiano del  “nuovo mercato delle professioni” e delle “direttive europee”.

Più volte ci siamo soffermati sull’impatto di un nuovo “capitale intellettuale”sulla nostra fragile economia.

La sola applicazione della direttiva comunitaria 36/2005 (che non sarà mai regolamentata dai boiardi dorotei di Stato) avrebbe distrutto le gerarchie tradizionali lucane.

Pur nella sua incompletezza il  decreto Monti sulle liberalizzazioni, dovrà, ob torto collo, integrarsi con il nuovo mercato europeo degli operatori del sapere.

Sarà una sfida  basata sulle nuove organizzazioni manageriali pubbliche alla quale… la nuova Giunta  regionale di  Basilicata non potrà certamente sottrarsi.

Le attuali e desuete mansioni cesseranno di essere mere appendici subordinate ai “capi”.

Nelle nostre organizzazioni e nei nostri uffici prevarrà la competenza e  si dovrà fare posto  a persone di diversa specializzazione e di diversa professionalità.

La condivisione, l’esperienza e la interdisciplinarietà  dei progetti dovrà superare il vecchio modello  gestionale e di carriera.

Tutti sentiranno il respiro di una nuova rappresentanza di interessi.

Se il decreto sulle liberalizzazioni prenderà corpo sarà protagonista l’associazione delle  professioni.

Associazione delle professioni pronta a scovolgere gli attuali assetti  di tipo “ordinistico”.

I nuovi talenti dovranno misurarsi con la nuova sinergia sociale fra le diverse aree delle professioni intellettuali.

Urge attivare l’osservatorio delle professioni intellettuali.

Con l’Osservatorio delle professioni intellettuali  che segua le modalità di recepimento  della direttiva comunitaria 36/2005 tramonterà l’istituto del “rinvio” e delle “deroghe” e delle sospette selezioni pilotate.

Non ci saranno margini di manovra per nessuno.

La proposta dell’on.le La Torre di sfoltire il pubblico impiego di 400.000 unità, credo che, forse,  prenderà piede ,soprattutto, in Basilicata, alla luce della vecchia e ancora valida  proposta di Legge della Consigliera Simonetti di Rifondazione Comunista.

Abbiamo urgente bisogno, cara Lucia,  di creare in Basilicata uno “spazio europeo della conoscenza”.

La Basilicata non può più  derogare con le sue  egoistiche corporazioni, incacrinite da un tessuto connettivo, troppo incrostato.

“L’imprenditoria garantita” e la “lobby delle consulenze” devono  fare posto ad una nuova, vera e non demagogica stagione delle professioni.

Il nuovo e agognato  Patto con i giovani (che sia in grado di chiudere con il deficitario e fallimentare  passato) deve servire a facilitare PERCORSO E OSSERVATORIO delle nuove professioni per  questa nuova e importante rivoluzione liberale.

Tutti i giovani devono scrollarsi da dosso il fatalismo e la rassegnazione che li pervade.

Tutti i giovani lucani dotati di schiena dritta  devono far sentire il loro fiatone ai politici di turno e alla gracile e immutata classe dirigente pubblica e privata lucana.

Tutto ciò provocherà una sana e duratura inversione di tendenza.

Tutto ciò servirà a valorizzare  i tanti giovani talenti lucani sulla base delle conoscenze professionali (e non tribali) e sulla base della concretezza dei progetti proposti.

Per la prima volta non sentiremo il bisogno del “santo in paradiso” e supereremo l’attuale momento di incertezza.

Per la prima volta ,valorizzeremo  per “decreto”, i ricercatori, i quadri e i mediatori tecnologici.

Queste figure saranno importantissime e fondamentali per aiutare le PMI lucane a superare le frontiere dell’innovazione.

Saremo orgogliosi della nostra  nuova classe dirigente politica e imprenditoriale.

E’ un sogno, utopia  o sarà, al contrario, la nuova realtà sociale  lucana del nuovo sessennio 2014/2020?

Noi vogliamo sperare che la grande stagione del riformismo mai attivata seriamente  non venga brutalmente abortita.

Noi speriamo in un vero serio e concreto ricambio generazionale senza se, senza ma.

Noi che siamo stati i fautori di queste belle e dolci “rivoluzioni” che hanno sortito tanti cambiamenti nei vertici politici  e partitici lucani in questi ultimi tempi ci attendiamo l’ultimo colpo di reni.

Un ultimo colpo di reni che si deve concretizzare con il  nuovo parametro: “FIDUCIA”. Fiducia nelle nuove professioni. Fiducia in una nuova trasparenza.

Fiducia in una nuova dottrina manageriale che faccia leva sulle esperienze acquisite dalle vecchie generazioni, ma che dia spazio vero e concreto ai tanti giovani lucani che vogliono restare e non emigrare.

Una nuova “dottrina manageriale” che dia il meritato riposo ai tanti  ed eterni politici imboscati nel sottogoverno.

Una nuova dottrina manageriale che non si immiserisca negli  egoismi di natura corporativa.

Ricostruiamo una nuova passione civile.

Usciamo definitivamente  dalle beghe di natura partitica e apriamo i nostri “polmoni” a nuovi respiri, ne abbiamo tanto bisogno, per superarare la mediocrazia che ci persequita da anni con un insipido nepotismo (ci sono, nuovamente, i soliti candidati, figli d’arte)  e stucchevole clientelismo, ormai  del tutto desueti.

mauro.armando.tita@alice.it

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