La linea editoriale data da Paride Leporace e da Lucia Serino sul giornalismo d’inchiesta, è giornalismo vincente.
Seguiamo con particolare “morbosità” le inchieste delle “ragazze” del Quotidiano.
E’ un giornalismo che merita rispetto e continuità.
Un giornalismo che ci porta una ventata di aria fresca e rigeneratrice.
Senza questo “vento” l’aria sarebbe stata uno stagno putrido.Al contrario, con mia profonda amarezza dobbiamo registrare (è una mia convinzione) un giornalismo, cosiddetto, di opinione, larvato di pseudo-denunce, ma, imbevuto di tanto gattopardismo.
E’ un mondo che cambia restando uguale a se stesso.
E’ quello che è avvenuto in questi venti, lunghi e tormentati, anni di seconda repubblica.
Venti anni di immobilismo e di vero gattopardismo.
Da secoli siamo diventati noiosi e petulanti denunciando una mancata, corretta e rigorosa applicazione delle analisi costi/benefici su tutte le infrastrutture primarie e su tutte le opere pubbliche.
Analisi costi/benefici vincolate a rigore scientifico e controllate da competenti e severi team superpartes e non da “quinte colonne” delle varie “stazioni appaltanti”.
I casi Total, ENI e FENICE e le varie indagini della magistratura lucana non sono stati fulgidi esempi di correttezza.
Non vogliamo più infierire, abbiamo dedicato fiumi di parole e di denunce e siamo stanchi pure noi.
Il caso emblematico del depuratore consortile raccontato con chiarezza da Antonella Giacummo ripropone il tema delle incompiute.
Una marea di opere che dalle “Ferrovie” di Matera (oggetto di “Striscia” per decenni)al depuratore della Camastra per non parlare del nostro Centro Servizi, delle Saurine,Basentane, Nerico e chi più ne ha più ne metta ( tralasciamo per carità di DIO le patogene dismissioni industriali) sono un ginepraio di incompiute miliardarie (lire).
Alle incompiute fanno da contraltare i plurincarichi generosamente distribuiti dai nostri stupendi e gattopardiani politici di turno agli studi professionali (Margiotta, in primis) che collezionano incarichi per centinaia di miliardi (lire).
Non vogliamo entrare nel merito di tante scelte politiche di dubbia moralità, utilità e resa.
Ma, mi preme richiamare l’attenzione su un altro comparto a noi tanto caro.
Un comparto come quello delle acque minerali supportato da recentissime, precise e puntuali ricerche del bravo Andrea Gerardi nell’oblìo asoluto del Movimento dei Comitati referendari sull’Acqua pubblica.
Dopo aver tanto auspicato come Andrea Gerardi un nuovo turismo per Monticchio (con la sua crisi strutturale) ora ci preme richiamare di nuovo l’attenzione sul mai risolto problema delle acque minerali lucane.
Acque minerali che dopo i recentissimi e postivi casi di Cutolo e Viggianello risolti brillantemente dall’Assessore Pittella hanno prodotto tanta buona occupazione e tanto impatto positivo nelle aree di bacino.
Per queste ragioni il tema delle acque minerali con le sue ricadute occupazionali non può essere più una mera denuncia giornalistica.
Deve essere qualcosa che vada a incidere sulle Finanziarie regionali (questa volta, seriamente) con una rigorosa analisi costi/benefici.
Qualche mese fa, perfino, Pietro Simonetti, già consigliere regionale di Rifondazione comunista (con un mandato ultra decennale) denunciava l’irrisorietà contributiva delle royalties delle acque minerali lucane.
Milioni di bottiglie con tanti milioni incassati da multinazionali e gruppi imprenditoriali del Nord e con una Proposta di legge Singetta che razionalizzava l’universo delle acque lucane, che aveva prodotto e incontrato tante aspettative e tanti commenti lusinghieri.
Oggi siamo al pavimento levigato dello studio di Singetta e, forse, con tanta disonestà intellettuale abbiamo dimenticato la trasversalità prodotta dalla sua proposta di legge.
Una PdL che giace da tempo ingiustificato nei cassetti delle Commissioni preposte.
Una proposta di legge che ci aveva impressionato e meravigliato.
Dopo anni di oscure manovre intentate da furbi consiglieri sempre a scapito delle casse regionali constatavamo, finalmente, una chiara ed univoca inversione di tendenza.
Era una trasversalità che giudicavamo oltremodo positiva e foriera di propositività per l’avvenire.
Sembrava un tema ricorrente e lapalissiano. Non lo era.
La proposta di legge trasversale per le acque minerali e termali riproponeva il nostro dibattito, post referendario, tout court.
Quello che noi avevamo accoratamente richiesto ai Comitati referendari dell’Acqua pubblica era stato incredibilmente recepito dalla PdL, Singetta, primo firmatario, dei Consiglieri regionali.
Era una rivolzione copernicana.
I consiglieri Regionali per la prima volta chiudevano con il passato e con i cavilli “pro aziendam”.
Per la prima volta i Consiglieri chiudevano con i Clientes e ponevano al centro dei loro interessi politici il bene pubblico.
Con questa pdl non avremo avuto più aperture ambigue per concessioni cinquantennali con silenzi assordanti delle P. A. lucane e assensi di politici di basso profilo.
Politici pronti a rimuovere ostacoli burocratici a favore dei furbi a discapito delle casse regionali.
Per queste ragioni e con queste premesse il MOVIMENTO dei Comitati referendari dell’Acqua, quelli che avevano brindato con lo spumante ed erano evaporati il giorno dopo, quelli che avevano raggiunto le sorgenti del Pollino quelli che avevano boriosamente polemizzato con gli opinionisti del Quotidiano e con altre testate giornalistiche, oggi, alla luce delle dichiarazioni e delle nostre denunce sono stati nuovamente sconfitti.
Come avevamo amaramente, pronosticato la tanto agognata nuova disciplina non era il frutto delle proposte referendarie, ma, di un orgoglioso gruppo trasversale di Consiglieri regionali.
I Comitati referendari dell’acqua pubblica dopo il bulgaro successo elettorale si sono autoevaporati e si sono arresi senza aver mai avuto il riconoscimento politico-istituzionale con relativa legittimazione. (per la loro presunta vittoria).
I risultati prodotti sono, ancora, oggi del tutto negativi e scarni.
Questi Comitati hanno abbassato la guardia e non sono stati capaci di ridisegnare ruoli e funzioni degli ATO, dell’Acquedotto lucano e delle Acque minerali e termali.
Il solo Singetta con la sua PdL ha smosso acque stagnanti e torbide.
Oggi ci ritroviamo solo con scontrini e magna casta, con le dispute dei boiardi alle prese con ATO e Acquedotto Lucano e i loro ricchissimi emolumenti mai seriamente ritoccati.
I Comitati referendari dell’acqua pubblica non sono stati in grado di spulciare nei meandri della sonnacchiosa burocrazia regionale e, quindi, non conosceremo mai i veri responsabili delle gravissime inadempienze del passato e delle negative ricadute del presente.
A noi, uomini di buona volontà ci era piaciuto tanto prendere nota delle dichiarazioni dell’allora Consigliere Braia (oggi assessore alle Infrastrutture) che avendo ripreso i nostri editoriali aveva crudamente e crudelmente dettagliato l’importo parziale delle aziende (283 milioni di euro ) a fronte dei poveri 305 mila euro di royalties incassati (si fa per dire) dalla Regione.
E’ un dato che si commentava da solo. Spero che il duo Braia/Pittella dopo questa ennesima denuncia con coerenza ripropongano il tema delle royalties delle acque minerali partendo proprio dalla PdL Singetta.
Niente sarà più consentito. Niente passerà inosservato nonostante l’assordante silenzio dei Movimenti Referendari.
Ben vengano tante di queste proposte trasversali.
Proposte che ripropongono la vera politica, quella che da indirizzi e coordina progetti concreti e che sconfigge l’interesse privato premiando il Bene pubblico, l’Istituzione/ Regione, la sua economia e i suoi soggetti più virtuosi.
mauro.armando.tita@alice.it











