Il fallimento della nostra generazione

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La vasta eco della manifestazione studentesca di Sabato 11 Novembre scorso ripropone il tema delle Politiche Giovanili e la candidatura di Potenza a Capitale italiana dei Giovani 2024.

Abbiamo dedicato decenni della nostra vita a confezionare mega progetti Ministeriali, FSE, PAD, (progetti UE di accesso diretto)finalizzati all’occupazione giovanile concreta (dall’Artigianato agli “Archimede”, dalle PMI agli Agenti di Sviluppo, dal Management culturale alle Politiche dello Sport). Eppure abbiamo fallito come GENERAZIONE over sessanta/settanta. Generazione che non ha esitato a consumare quel che c’era e, soprattutto, quello che non c’era a tutto  danno dei nostri giovani. Lo diciamo alla Consulta studentesca, non siamo riusciti ad arrestare la fuga di migliaia di ragazze e ragazzi  lucani. Abbiamo accettato ipocritamente  i loro addii e le loro separazioni definitive che spero dal profondo del cuore non riguardino e non riguarderanno  pure loro. Siamo in buona compagnia…hanno fallito pure le Istituzioni nazionali e regionali intrise profondamente di stucchevole nepotismo e della mai dismessa e orripilante clientela, gli Imprenditori lucani poco inclini ad assumere i nostri laureati e l’Unibas con le sue aperture di credito al solo ex Partito/Regione. Hanno fallito i sindacalisti capaci di tradire la loro missione per dare a chi aveva già avuto togliendo a chi ancora non aveva. Hanno fallito i Giornalisti lucani della domenica  capaci di vedere il problema solo quando è ormai troppo tardi.

Andrea Di Consoli arguto scrittore e giornalista  (lo ringrazio vivamente per la Lettera Lucana dedicatami)qualche tempo fa aveva tuonato contro il disimpegno dei Giovani Lucani sparsi nel Mondo rimproverandoli di non mantenere vivo il dialogo con i Lucani ”stanziali”. Ad Andrea e ai giovani della Consulta consiglierei la lettura dell’ultimo libro di Tim Parks: “Italian Life”- Rizzoli Editore- 2020 che narra le amare vicissitudini e le peripezie vissute da James e Valeria, “lucana” di nascita, impegnati con caparbietà a costruirsi un primo percorso di “carriera accademica” che  si trasforma in una battaglia contro i nepotismi, gli intrighi, la corruzione, il clientelismo, le pastoie burocratiche e le “pressioni” all’adeguamento. Questi giovani hanno trovato giustizia, equità e meritocrazia solo nelle Università del Nord Europa. Non sono dei GENI, sono i nostri figli con i loro progetti di vita, le loro passioni, le loro aspirazioni..

Questi nostri figli pur con le loro fragilità sono i “sognatori” puniti dalle istituzioni universitarie italiane perché, per dirla, alla Oscar Wilde, vedono l’alba prima degli altri .

 Armando Tita

Sociologo –

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