Gli sprechi delle macchine amministrative lucane e le dirigenze sanitarie (e, non) iperdilatate

Pubblicato in prima colonna sul Quotidiano del 7 aprile scorso

Noi siamo convinti che l’elefantiaca macchina amministrativa del Comune di Potenza debba essere “brutalmente” razionalizzata dal nuovo Sindaco.

La magistratura potentina  ha scoperchiato il vaso di Pandora e il turbillon di decine di dirigenti ACTA rinviati a giudizio e nominati senza pubblici concorsi lo ha confermato inesorabilmente.

Ricordiamo  le felici campagne di stampa sulla dilatazione dei dirigenti medici (in special modo all’ASP).

Pure, la Rai Tre Basilicata nel servizio pomeridiano a firma Stolfi nel lontano 16 maggio 2013 ci aveva aggiornato sul  sondaggio del Ministero della Salute e sulla proliferazione dei “primari medici” nei nostri ospedali lucani, in primis al San Carlo.

In Basilicata erano 68 i primari medici in esubero su 500.000 abitanti (quasi 800  nella Campania).

Tali numeri non potevano riguardare una mera ricerca statitistica, ma,l contrario, un serio e deprecabile malcostume politico.

Un posto sdoppiato di primario rappresenta certamente un investimento politico per chi pone in essere l’intervento e un forte aggravio di spese per il nostro bilancio regionale.

Per decenni anche in Basilicata si è assistito a veri e propri  “miracoli evangelici” contrassegnati da una moltiplicazione sconsiderata di primari medici.

Decenni contrassegnati da incertezze sul piano occupazionale e convissuti con gestioni allegre e piante organiche dilatate  che sicuramente hanno influito sulle nostre risorse di bilancio.

Quello che appariva a tutti sorprendente era la morbosità e la celerità del clientelismo lucano di natura sanitaria.

Non ci hanno mai sorpreso nepotismi e poteri partitocratici (sempre gli stessi).

Ma, un dato restava importante e significativo e faceva tanto riflettere.

Il dato che faceva riflettere era basato sulle celerità degli iter brevi posti in essere dalle miriadi di “operazioni politiche”,  sia in termini di assunzioni che di trasferimenti e di concorsualità.

Nelle varie concorsualità i cosiddetti candidati dop (dottori di origine protetta) facevano parte delle caste di sempre quali: figli di … “padri” politici, “padri” manager, “padri” medici, “padri” docenti  universitari, ecc.

Il  medico bravo preparato e specializzato lucano riveniente da categorie sociali, fuori tribù, ha sempre sperato invano nella meritocrazia.

L’aria che si respirava e si respira ancora è sempre triste e malinconica.

Eravamo e siamo al famoso bivio nonostante l’ottimismo della volontà manifestato ultimamente dai giovani democratici lucani.

A tal proposito quei  giovani medici lucani  bravi e specializzati  di oggi, rivenienti da categorie sociali ,fuori tribù, sono più consapevoli o sono sempre più  rassegnati? (come lo sono  i loro umili genitori o come  i medici bravi del recente passato, costretti a subire, sopportare e supportare le tante mosche cocchiere sulle loro spalle).

Ce lo siamo chiesti qualche anno fa nel filone sulle intercettazioni “Potere e Sanità in Basilicata” ce lo chiediamo oggi alla luce della presentazione del bilancio sanitario regionale (1 mld tondo, tondo).

Eppure  il popolo lucano aveva capito che per tanti politici dediti alle facili “operazioni” clientelari dei “mono”dirigenti “fai da te”  e alle furbe “sdoppiature “dei primariati… la loro stagione politica   era  davvero finita.

Ora, più di prima, dobbiamo puntare su quei politici, quei giornalisti e quei funzionari pronti a denunciare le disgustose sperequazioni e a praticare la meritocrazia.

Le denunce sulle “patogenesi” sanitarie lucane e meridionali (dopo tanti e innumerevoli esempi di malasanità) sono salutari perchè per la prima volta mettono  alla berlina tanti modus operandi che la maggioranza dei lucani riteneva scontati e fisiologici.

Eppure c’è un paese legale e una cittadinanza attiva lucana (Marsiconuovo, Caso Fenice e mamme di Lavello insegnano) che reclamano trasparenza negli atti e nei fatti.

Sono quelle avanguardie che si rispecchiano nel volontariato e  nell’associazionismo.

E’ difficile che nelle sedi onlus e nelle sedi dell’ambientalismo lucano si parli di clientelismo o di concorsi regionali per primari da sdoppiare o  per accontentare i capi bastone delle varie filiere partitocratiche.

Oggi non vi è più il “doroteismo scientifico” del passato, aperto al Cencelli.

Oggi vi è  una forma nuova di clientelismo che si riassume in Consorzio misto,Convenzione, Stage, Contratto Junior e Senior,  long e short list.

Operazioni che fanno lievitare come i primariati gonfiati e le sdoppiature dirigenziali delle ASL e della SEL l’occupazione pubblica e fanno emigrare tanti cervelli che hanno la sfortuna di essere nati  fuori dalla tribù.

Forse le sdoppiature dei primari accelereranno  la fuoriuscita di tanti vecchi dirigenti che non si erano mai arresi e che hanno condizionato, anche, alle  loro venerande età, tanta politica e tanta gestione clientelare,  influendo negativamente  sui nuovi assetti organizzativi.

Alcune  mancate ristrutturazioni di dipartimenti regionali ne sono la conferma più lucida.

Il vecchio  programma comunitario 2007/2013 non ha mai goduto di team interdipartimentali capaci di dare la giusta veicolazione ai fondi FERS,FSE e FEOAG.

Nelle strutture gerarchico-funzionali regionali si è navigato sempre a vista.

Speriamo che nella dimenticata rivoluzione democratica di Marcello Pittella ci siano team progettuali in grado di produrre interventi produttivi DURATURI.

Purtroppo, caro Marcello, le strategie occupazionali sono ancora basate sulla mera capacità di spesa e senza alcuna finalizzazione concreta.

Le mancate ristrutturazioni dipartimentali (vedi Quotidiano del 4 aprile scorso) hanno prodotto un prezzo altissimo in termini di  gravi ritardi e di gravissime inadempienze.

La P. A. lucana compresa quella del Comune di Potenza è lontana dal creare un contesto produttivo e competitivo.

Saremo  costretti ad assistere e, forse , ancora, per un  ulteriore quinquennio a piccoli interventi guscio, di nicchia e a macchia di leopardo, senza alcun serio impatto con le realtà locali.

Forse assisteremo ad ulteriori assunzioni di formatori e avremo tante altre Società accreditate, senza una vera e incisiva politica  di crescita e di sviluppo.

Saremo ancorati al PIL drogato della FIAT o del Petrolio (con  qualche “sito” agro alimentare d’eccellenza)  senza alcun beneficio dei piccoli borghi interni.

I piccoli borghi saranno sempre più cimiteri dei vivi e saranno sempre più dimezzati nonostante i nostri accorati appelli  (uniti a quelli di Brancati e Soave della Rai Basilicata).

Mancherà la passione civile, l’entusiasmo e la vivacità culturale del passato, e, forse, saremo sempre più tristi e più “malinconici”, con nuovi precari e nuovi portaborse pronti a sostituire i “fortunati” assunti del recente passato.

Cresceranno a dismisura gli elettori entropici, quelli dediti all’astensionismo.

Ci sarà certamente un nuovo esodo giovanile, nonostante, il facile ottimismo dei Giovani democratici , lo scossone del Rapporto Svimez e i tanto sbandierati e pluricitati risultati (molto modesti) dell’Area Science Park di Trieste (tutti sotto la lente della Corte dei Conti con  “dati” e spese  da verificare).

Ci sveglieremo quotidianamente, ob torto collo, sempre più vecchi e sempre più demoralizzati con la Ministro Guidi che ci vuole TRIVELLARE e la solita e pavida classe dirigente lucana che non reagisce e accetta i diktat di un Governo coloniale che coniuga il verbo DARE, senza alcun “ritegno” senza alcuna vergogna e senza alcun rispetto delle popolazioni lucane.

mauro.armando.tita@alice.it

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