Gli intellettuali lucani lottizzati alla Putin…mercenari o ancelle

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Gli intellettuali lucani potranno salvare la Basilicata o saranno, per dirla alla Prof. Caserta, lottizzati per sempre?

Abbiamo creato in questa seconda e terza repubblica  un ceto medio intellettuale iperlottizzato  o “ancella” come sostiene Califano , prono al potere  e ridimensionato vergognosamente  nelle proprie scelte di libertà personale, relazionale e interpersonale.

A tal proposito calza a pennello  il brutale  pensiero della star “Madonna”: “Un sacco di gente (lucana …aggiungo io)ha paura  di dire  quello che pensa e quello che vuole” una sorta di “galoppinaggio” alla Putin, senza dignità e senza pudore.

Gli intellettuali lucani, complice pure la Sinistra…con i suoi  governi nazionali e regionali,  non splendono più  di luce propria e hanno perso la propria “essenza”. Lo dimostra sciaguratamente  il mancato Progetto unitario delle opposizioni a una Giunta Bardi collassata e senz’anima.

Da oltre vent’anni la maggioranza di questi intellettuali lucani  ha delegato al politico di turno il loro “agire” quotidiano, qualcuno …come sosteneva Caserta ricevendo in cambio prestigiosi  “posti al sole”  in RAI, Regione, Unibas, ASL, Ospedali e Partecipate…altri si sono dovuti accontentare di limitate prebende e di incarichi professionali  polverizzati in mille rivoli.

Rincara brutalmente  la dose Michele  Finizio: ”Sono mercenari del sapere (dopo aver sistemato se stessi e i loro figli) sono  finti rivoluzionari  pronti a calarsi i pantaloni davanti alla migliore offerta “.

Come sono lontani i tempi di  Don Luigi Sturzo e del suo orgoglioso e accorato  appello rivolto agli intellettuali meridionali : “Liberi e Forti…il Mezzogiorno che salva il Mezzogiorno”.

In questo accorato appello Don Sturzo puntava ad affermare la presenza attiva e non passiva degli intellettuali e del  nostro Sud attivando una vera identità meridionale come “Soggetto” , e non come “oggetto” o come mercato di riserva.

Il Sud e la Basilicata , in primis,  i suoi intellettuali hanno bisogno di un sussulto  e di una nuova rifondazione “risorgimentale”  fondata sulla dignità, sulla  vera Libertà e sulla  garanzia costituzionale dell’Unità nazionale.

Del resto , nessun grande pensatore o politico meridionale ,da Croce a Crispi , da Gentile a Fortunato ha mai pensato al Mezzogiorno in chiave separatista; basti pensare a una frase dello scrittore siciliano Giovanni Verga, che su questi temi diceva: “più cara di ogni libertà è a me cara l’unità della patria”.

Il vero problema è che i politici ,oggi, sono incapaci di essere interpreti di questi sentimenti.

Per queste ragioni dopo queste penose performance di politici e intellettuali lucani richiamiamo l’attenzione sull’essenziale rinnovamento generazionale nella politica e nelle amministrazioni .

L’atto di fiducia nei giovani, incoraggiati all’impegno politico e a un’assunzione di responsabilità storica nel tramonto di un’intera classe dirigente abulica, sottomessa e rassegnata deve necessariamente cambiare le regole a favore dell’economia reale.

La Basilicata si è sempre trasformata con atti di volontà politica ed eventi traumatici(sisma del 1980, in primis).

Ma è necessario , oggi, uno scatto culturale , un’attenta pianificazione delle priorità, una valorizzazione delle economie locali sane (artigianato, terziario avanzato, turismo, salvaguardia ambientale , produzione e trasformazione di prodotti agricoli di diversa natura) troppo a lungo sottovalutate come risorse e utilizzate solo in senso negativo con infiltrazioni di interessi criminali(incendi dolosi di boschi e depositi).

La storia , lo diciamo ai giovani lucani e ai pochi  seri  intellettuali, reattivi e vincenti , ha sempre un suo corso , c’è chi la sa guidare e chi ne è guidato.

Purtroppo in questi ultimi vent’anni gli intellettuali lucani hanno preferito amaramente essere guidati.

Armando TITA

Sociologo

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