E’ TEMPO DI “COSTRUTTORI DI SPERANZA

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Armando Tita

La locuzione latina “Quousque tandem abutere, patientia nostra ?” tradotta letteralmente …”Fino a quando, dunque, si abuserà della nostra pazienza? ” Quante volte nei nostri incontri, nei nostri “focus” e nella nostra quotidianità usiamo tale locuzione? Da tanto tempo tolleriamo tutto, in un disarmante disinteresse che ha neutralizzato la nostra volontà di reagire e ha tolto ogni proposito di dissenso, frutto di una spietata mancanza di interessi “politici”. Sopportiamo da anni un contesto socio-politico internazionale, europeo, nazionale e regionale che ci lascia senza parole. Contesti politici uniti da un indegno “fil rouge” di “democratura”,” mediocrazia”, “demogogia” e “guittocrazia” (termine su cui vanto copyright e diritto di primogenitura).

Qualche anno fa nel recensire il libro “Quo usque tandem ?” “Editore Avagliano (TO) -2 dicembre 2022” del Prof. Luigi Mazzella, già Vice Presidente della Corte Costituzionale e Ministro della Funzione Pubblica del Governo Berlusconi, dal 2002 al 2004, mi sono imbattuto nell’ “inverno del nostro scontento” e in una sorta di “stimolazione emotiva”. Stimolazione emotiva riveniente dai personaggi/ “dialoganti”, protagonisti del libro. Un libro caratterizzato da una lucida e appassionante analisi della situazione politica in cui versa l’Italia e l’Occidente attraverso la lente dell’irrazionalismo che pervade la nostra vita individuale e collettiva con qualche piccola dose di solidarietà. Solidarietà umana che ha poco da spartire con l’attuale bellicismo e con il nefasto pregresso periodo fascista. Chi non ricorda quella truce, fanatica esultanza popolare, di quel fatidico 10 giugno 1940, raccontato con passione dai “dialoganti” del libro. I “dialoganti” non riuscivano a comprendere quel tripudio irrazionale di quella folla oceanica riunita a Piazza Venezia per l’annuncio della guerra a Francia e Inghilterra, ben descritto da “Filippo”. I dialoganti del libro erano della nostra matura Generazione. Una generazione post bellica che ha avuto il privilegio della pace e della libertà, fin dalla nascita. Una generazione che ha bandito, ha tuonato e stigmatizzato quel popolo “educato al culto dell’assoluto”. Un popolo sottomesso che ha condiviso ogni nefandezza per il semplice gusto di approvare senza alcuna perplessità l’odio coltivato da quel regime fascista e dal suo esaltato dittatore. Al contrario, la nostra generazione post bellica è stata la generazione della ricostruzione morale e materiale dell’Italia, la generazione delle utopie che ha idealizzato la partecipazione e ha fatto proprio lo slogan di Giorgio Gaber : “Libertà è partecipazione”.

Partecipazione, condivisione e consapevolezza per bandire ogni forma di ipocrisia e di indifferenza. Partecipazione per essere ascoltati ed essere parte integrante di un progetto unico rappresentato dalla collettività. Generazione che non ha mai amato la solitudine, che non ha mai svalutato gli interessi della collettività , in nome della propria personalità o del proprio egoismo come avviene spietatamente oggi. Le tante testimonianze riprese nel romanzo-saggio “Quo usque tandem ?” di Mazzella si sono intrecciate con i tanti episodi della stessa natura sperimentati da Noi “generazione lucana dell’osso del mezzogiorno” vissuta nei mitici anni settanta.

Una generazione marginale non meno toccata dai processi di cambiamento e da quel sommovimento politico, culturale e di costume dei cosiddetti “anni di piombo”, per dirla, alla Giancarlo Vainieri. La scarsa ammirazione del Prof Mazzella per il “Deep State” americano non posso che condividerla . Quella felicissima espressione della “pecunia pubblica” gestita da una oligarchia ristretta di finanzieri supportata da un Deep State e dal controllo del e sul potere ci riporta amaramente fino ai nostri giorni, caratterizzati da affari spregiudicati, guerre, “operazioni militari autocratiche” e lugubre “trumpismo” odierno, inclassificabile, imperdonabile e inqualificabile. Purtroppo, mai abbiamo fatto un serio approfondimento sul “Deep State” che ha influenzato non poco il nostro Paese negli anni della “strategia della tensione” . Eravamo considerati una entità trascurabile, la “Bulgaria” della Nato e degli Stati Uniti, non a caso la Meloni si è affrettata, in questi ultimi giorni, a informarci che l’Italia è leale e non subalterna all’America (purtroppo, smentita dagli atti e dai fatti). Nel recente passato eravamo abituati alle narrazioni della “ridotta” stampa libera italiana. Pensavamo al Deep State come qualcosa di oscuro, una sorta di Governo ombra che manovrava le leve del potere dietro le quinte, con Lobby, Massoneria e apparati di controllo deviati che decidevano le nostre vite all’infuori del gioco democratico. Quante volte la strategia della tensione e le devastanti stragi impunite si sono cibate di questa narrazione. Chi non ricorda il sanguinario golpe del generale Pinochet che rovesciò il Governo del coraggioso eroe socialista Salvador Allende, democraticamente eletto dal popolo cileno. L’ex Presidente americano Biden ha svelato nei mesi scorsi che la CIA era coinvolta nel golpe e che il Presidente Nixon e il Segretario di Stato Kissinger sapevano e non intervennero.
La cronaca di quel giorno memorabile, 11 settembre 1973, è rimasta scolpita e impressa nella mia mente. Ero a Zurigo, facevo “l’universitario/operaio” , molto in voga in quegli anni. Avevo appena cenato e uscivo per la solita passeggiata con il relativo acquisto dei quotidiani ticinesi della sera. (una volta c’era pure la stampa quotidiana serale) Vidi sulla Prima Pagina la foto del Palazzo della Moneda bombardato e l’immagine sfocata del grande Presidente Allende . Un Presidente, lo ribadisco, democraticamente eletto, barbaramente rovesciato dalla CIA e dai militari golpisti cileni . Allende uomo coraggioso, di grande spessore umano e di grande Valore non si arrese a Pinochet e preferì suicidarsi. Se l’Europa, l’America e tutto l’Occidente hanno smarrito la capacità di dialogare e di trovare soluzioni democratiche “erga omnes” dovrebbero ricordare questi tragici anni che oggi accomuniamo con la vile guerra ucraina e con l’ingiustificato massacro di migliaia di bambini palestinesi, intollerabile per le nostre democrazie.

Noi generazione post bellica vogliamo superare questo stucchevole disagio esistenziale descritto dai “dialoganti” del libro di Mazzella e continuare ad esplorare questa gran voglia di Comunità . Voglia di Comunità che ci appartiene, la Comunità che emana una sensazione piacevole di comunione e di libertà come le “Repubbliche partigiane” descritte splendidamente da Aldo Moro. Abbiamo sempre agognato questa tipologia di Comunità. Comunità che si adoperano per la condivisione e la partecipazione, che si prendono cura della democrazia, che creano nuove relazioni sociali, nuovi modelli organizzativi e nuove forme di co-gestione per migliorare la qualità della vita di ognuno di Noi, costruendo nuove opportunità generative. Forse sono troppo ottimista. Ottimista della ragione. Nonostante le controversie , i fallimenti, le sudditanze americane , le sconfitte e le regressioni “ psicotiche dell’Europa , esiste ancora una ragione ottimista, che non si spaventa, che non assume toni moralistici di condanna assoluta di quanto accade, ma che, con pazienza, ripensa all’etica intesa come crescita delle scelte possibili, aumento dei gradi di libertà del pensiero e apertura alle molteplicità e alle differenze. Noi siamo stati, caro Prof. Mazzella, e lo saremo per sempre, i costruttori di speranza e i costruttori di futuro per le nuove generazioni, per i nostri figli e per i nostri nipoti. I nostri giovani, i nostri figli e i nostri nipoti amano la “nostra” generazione a una sola condizione :”Dare il buon esempio ed essere persona eticamente corretta”. “Dare il buon esempio” è determinante per il comportamento delle nuove generazioni . Solo così spezziamo le catene della mediocrazia, della demagogia e della guittocrazia che mal sopportiamo e tolleriamo con estrema difficoltà.

*Sociologo e Saggista.

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