Anticipare per poter curare_prevenzione del tumore al seno

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Gentilissime amiche e gentilissimi amici,

Con piacere torno a scrivervi sulle pagine della Pro Loco.

Non è un caso se ricomincio a ottobre, un mese “in rosa” dedicato alla prevenzione del tumore al seno.

Parlarne è abbastanza complesso, dato l’insieme di elementi che andrebbero enunciati e che difficilmente riuscirei a schematizzare e sintetizzare in poche righe.

Parliamo di una neoplasia in cui concorrono una multifattorialità di eventi diversi da un punto di vista biochimico e, soprattutto, molecolare.

Definibile come il tumore femminile per antonomasia, questa neoplasia interessa 1 donna su 8 e, seppur raramente, colpisce anche pazienti di sesso maschile (dovuto anche a una perturbazione dell’omeostasi ormonale). La patologia ha un’incidenza che aumenta progressivamente con l’età, arrivando a rappresentare la prima causa di morte per cancro nel sesso femminile (quasi il 18% di tutte le morti di tumore nelle donne).

Come vi accennavo, voler parlare dei vari aspetti che caratterizzano la malattia risulterebbe difficile ma quello su cui vorrei focalizzare la vostra attenzione è l’arma più efficace di cui disponiamo: la prevenzione.

Sottoporsi ad analisi periodiche e mirate, permette di ridurre il rischio di morire di tumore al seno (o per le sue complicanze postume) del 40%!

Chi deve sottoporsi a screening e quali sono le indicazioni degli esperti? Il rischio di ammalarsi è certamente ridotto nelle giovani donne (in genere con età inferiore a 30 anni). Il rischio aumenta con l’età e, nella maggior parte dei casi, la neoplasia interessa donne tra i 50 e i 65 anni.

Esiste certamente una componente familiare la cui manifestazione è dovuta a mutazioni dei geni oncosoppressori BRCA1 e BRCA2 (anche se ci sono molti altri geni coinvolti) ed è un tumore fortemente ormono-responsivo, ovvero un tumore le cui cellule sintetizzano i recettori per determinati ormoni che ne coadiuvano la crescita. La diagnosi di cancro al seno, quindi, in parenti stretti della stessa famiglia o la somministrazione alla paziente di una terapia ormonale sostitutiva sono due dati da non sottovalutare. Molta attenzione va posta anche sullo stile di vita adottato. L’assunzione della pillola anticoncezionale, ad esempio, aumenta in minima parte la possibilità di sviluppare il cancro alla mammella ma altri fattori da non sottovalutare in una anamnesi della paziente sono, ad esempio, la precocità del menarca e il ritardo della menopausa, se la donna non ha avuto figli o ne ha avuti pochi o l’età in cui ha iniziato ad allattare. L’attenzione deve aumentare nel caso in cui si verifichino variazioni delle dimensioni o della forma del seno, in caso di gonfiore nel cavo ascellare, se si nota la formazione di una massa sottostante il capezzolo o perdite di sangue dallo stesso (anche se sono molto rare).

Qual è il momento opportuno per sottoporsi  a un controllo? A partire dall’età fertile sarebbe necessario o consigliabile controllare il seno.

Un primo esame che tutte le donne possono effettuare autonomamente e svolgere ogni mese (tra il 7° e il 14° giorno del ciclo) è l’autopalpazione del seno, consigliata già dai 20 anni di età. Se a seguito dell’autopalpazione si evidenziano noduli o gonfiori è sempre bene rivolgersi a uno specialista ed effettuare le indagini cliniche del caso.

Tra i 25 e i 40 anni, oltre all’autopalpazione mensile, è consigliabile effettuare anche una ecografia al seno ogni anno. 

Le donne dai 40 anni in sù, oltre alla già citata autopalpazione mensile, dovrebbero sottoporsi alla mammografia annuale.

Benché la maggior parte dei tumori abbia un’origine sporadica, come accennato precedentemente, in alcuni casi (il 10% dei casi) esiste un rischio ereditario di cancro dovuto alla trasmissione da parte dei genitori di un gene mutato (con meccanismo autosomico dominante, ovvero, i figli hanno il 50% di possibilità di ereditare la suscettibilità allo sviluppo della malattia). Esistono oggi dei test genetici in grado di stimare con estrema precisione la suscettibilità e il rischio di sviluppare la malattia sulla base dell’analisi del corredo genetico. Oltre a queste indicazioni, è essenziale curare lo stile di vita: svolgere attività fisica regolarmente, seguire un’alimentazione bilanciata e sana, limitare il consumo di carne, evitare il fumo di sigaretta e l’abuso di alcool sono attenzioni che permettono di ridurre il rischio di sviluppare la patologia.

In definitiva, adottare uno stile di vita sano è una buona pratica per prevenire qualunque patologia, non solo il tumore al seno. Una buona prevenzione e, dunque, una cura e un’attenzione maggiore del proprio stato di salute sono essenziali per poter prevenire lo sviluppo e monitorare fattori di rischio concorrenti nella promozione del tumore al seno. Le indagini cliniche routinarie, l’autopalpazione, le visite ginecologiche e senologiche o la partecipazione alle tante campagne di screening sono opportunità di scongiurare lo sviluppo della patologia o complicanze ad essa connesse.

Oggi basta un prelievo di sangue per poter avere una vasta gamma di informazioni grazie a quelli che vengono definiti “marcatori biologici” (il più noto nel tumore al seno è HER2) che consentono di valutare l’andamento della terapia ed eventuali cambiamenti che incorrono durante il processo patologico.

Quello che è necessario comprendere è che una prevenzione fatta bene permette di lavorare meglio sul fattore tempo che, in molte di queste patologie, è fondamentale perché consente al clinico di diagnosticare precocemente eventuali processi patologici, di indirizzare la paziente a una terapia valida e che porti a risultati concreti. Le terapie oggi disponibili, grazie alle acquisizioni delle biotecnologie e della biologia molecolare, hanno permesso di aumentare la sopravvivenza o la convivenza con la malattia senza dover ricorrere a metodi più drastici e invasivi (un esempio è la terapia con anticorpi monoclonali).

Iniziare la prevenzione in età giovanile è un modo per proteggersi maggiormente dal rischio di sviluppare il tumore, soprattutto per quei casi di  familiarità con le patologie oncologiche del seno.

Continuare a praticare attività fisica moderata dopo la menopausa, ad esempio, è una buona pratica salutare che può rivelarsi estremamente importante e vincente.

Spero che con questo mio breve elaborato abbia fatto comprendere quanto sia importante la prevenzione e quanto oggi questa sia un’arma essenziale e preminente in quanto una buona cura dello stato di salute passa anche da una prevenzione attenta e intelligente.

Dott. Vincenzo DE FABRIZIO

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1 Risposta
  1. prof. Domenico Calderone

    L’ottimo articolo del dr. De Fabrizio accende un opportuno faro sulle patologie prettamente femminili, illuminando le destinatarie naturali, troppo spesso distratte e non curanti del proprio stato di salute. Grazie, dr. De Fabrizio, di questo encomiabile appello alla prevenzione che Le rende onore: 10 e lode!
    Prof. Domenico Calderone

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