Abbiamo la forza di far… rumore

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Consentitemi di celebrare  il mio 25 aprile, festa della Resistenza, festa della Liberazione, festa della Libertà,  da lucano ipersconfortato non dalla pandemia o dalla guerra voluta dal tiranno Putin, ma, da un senso di frustrazione di  una società  con  encefalogramma piatto che non ha più  la  benché  minima capacità di reagire. Mutuando Sanremo la situazione è grave è  da BRIVIDI… la società lucana non è  più in grado di far RUMORE (Diodato).

Viceversa (Gabbani)restiamo gli ultimi della fila (Levante)come “anime senza sogni”.

Ripenso alla cultura del “buon esempio” inculcataci dai giovani partigiani e dai padri costituenti.

A tal proposito ripenso alle gravissime  inadempienze della Scuola Lucana che ha volutamente ignorato per secoli gli ideali della Resistenza.

Ripenso alla pera spaccata in due dal Presidente della Repubblica Einaudi per evitare “sprechi” al Quirinale. 

Ripenso ai tanti “Galà” dei giovani democratici lucani della prima ora,  con i Giovani di Libera. Erano  costantemente impegnati nella ricerca delle “Verità”.

Verità che mancavano da secoli nella gestione politica e amministrativa della Regione e dei suoi apparati.

C’era in quei giovani del Pd  dell’epoca una domanda incessante sulla realtà  lucana, un desiderio di pulizia vera  che superasse gli squallidi riti affaristici,  che si saldava con il bisogno di conoscere e di superare lo stucchevole e secolare nepotismo/clientelismo vergognoso dei politici, senza scrupoli.

Di questi galà  e di questi buoni propositi si sono perse le tracce.

Viviamo nello sconforto totale. Tutti uniti nell’assalto alla diligenza, tutti rigidamente attaccati al potere, ai privilegi e alle prebende d’oro. Tutto nella continuità silenziosa di sempre… senza far RUMORE… né prima né ora.

Dov’è finito il POPOLO di SCANZANO ,  dov’è finito quel bel popolo di Terzo Cavone?

Dove sono finite quelle belle riflessioni dei giovani di Libera  sulla Memoria?

Memoria   come unità del prima e del dopo, nella centralità del “fare insieme”, alla Ciotti maniera.

Dov’è finito l’attacco inusitato dei giovani del PD verso noi, generazione matura, imprigionata da pretese di stampo meramente egoistico e  individuale?

Come era bello l’incontro tra i giovani del PD della prima ora  e i giovani di Libera di quel tempo. Un tempo recente… svanito …evaporato nel NULLA .

Era bello “Fare e operare insieme” per costruire un futuro a partire dal presente e dai luoghi della propria esistenza e dai nostri  borghi natii, meglio noti, come “cimiteri” dei vivi.

Desiderio di restare nella propria terra con entusiasmo e tanta “comunione”, con onestà e con generosità per non cadere in un comodo girarsi dall’altra parte.

Desiderio di esserci e di incidere nel tessuto sociale lucano arricchendolo e potenziandolo con tanti buoni esempi.

Era bello  incontrare  questi giovani di Libera e del PD e intercettare passioni ed emozioni che a Noi maturi non appartenevano più .

Avevo nutrito tanta fiducia sui giovani lucani  e sul ricambio generazionale.

Ero convinto che   metterli  in condizione di conoscere  la vera  libertà , la libertà più grande, quella della dignità, era cosa buona e giusta.

Ero convinto ,come i giovani di LIBERA, che  spendersi  per gli altri,  per tutti quei giovani lucani iperprofessionalizzati , fuori tribù, stuprati dai “suggelli” vecchi e nuovi e dai terrificanti pacchetti Treu o dal Jobs Act (provvedimenti, purtroppo,  approvati dai nostri governi di centrosinistra)fosse la “ricetta” giusta.

Giovani lucani, umiliati, piegati ai voleri di uno spudorato  potere politico e privi di diritti di LIBERTA’ in primis.

Del resto per restare in tema , i grandi educatori da Don Pino Puglisi a don Tonino Bello sostenevano che il senso della libertà va coltivata con il senso della giustizia, della legalità , dell’amicizia e dell’impegno  verso gli altri.

Tutti valori, non negoziabili, calpestati vilmente da questa orripilante  politica lucana e da questi  “singolari” dirigenti politici , “diversamente generosi”,  che produce solo fughe di tanti giovani e di tanto Capitale umano che non ritornerà mai più nella nostra amata e sciagurata Basilicata.

Armando TITA

Sociologo

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