Un Sindacato propositivo e concreto

Dopo l’amico Enrico Gambardella ho apprezzato l’articolo di Vincenzo Tortorelli pubblicato sulla Gazzetta del 29 gennaio scorso concernente gli “I. T.S.”. Un articolo propositivo fuori dai vecchi schemi, fuori dal solito cliché, fuori dai desueti e noiosi “tabulati” di natura sindacale.

Vincenzo Tortorelli, segretario regionale UIL ha voluto perspicacemente avventurarsi nel campo della formazione specialistica. E’ la prima volta che un dirigente sindacale lucano si muove nel complesso pianeta dell’alta formazione con concrete proposte, affidabili e innovative.

Da funzionario FSE ho presieduto per un lungo decennio (1999/2010)centinaia di Commissioni “ IFTS” (L.144/99 art.69). “IFTS” antesignani degli “ITS” con migliaia di partecipanti provenienti dagli ultimi anni degli Istituti Tecnici e Professionali, sia nel sistema delle Nuove tecnologie che nell’Agroalimentare.

Ho constatato tanto impegno e tante progettualità “distribuite” tra docenti e allievi preparatissimi.

Ho sempre sognato una seria politica attiva del lavoro con interventi formativi caratterizzati da competenze verificabili sul campo. Non ho mai amato le politiche passive e il bieco “sussidistan” protrattosi fino ai giorni nostri nella Regione Basilicata.

Mi sono battuto per tre decenni contro la formazione “fuffa”, fine a se stessa, non ho mai amato gli infiniti lavori socialmente utili(carenti di obiettivi e progettualità), i cantieri forestali improduttivi, le secolari cig “in deroga” e la marea di corsi di formazione “marchiati” con furbizia con la cosiddetta “occupabilità”(mai realizzata).

Ho sempre rivolto la mia attenzione al tasso di coerenza fra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi . In questa direzione ho progettato e realizzato con tanti validi colleghi i mega corsi di formazione sull’artigianato e sulla forestazione produttiva(settori strategici per l’economia della Basilicata)… dai corsi antincendio alle “vocazioni forestali” della montagna interna lucana (“vocazioni“ riprese successivamente da Braia), dall’Innovazione di metodo e di processo alla formazione professionalizzante, tutti corsi rigorosamente finalizzati all’assunzione, sia nelle Comunità Montane, sia nelle nostre botteghe artigiane. Non è stato semplice far “ rientrare” nelle aule e nei laboratori formativi e aziendali settemila addetti forestali e oltre duemila giovani contrattisti .

Tutto, caro Vincenzo, nella consapevolezza di verificare la fattibilità di certi progetti pubblici (la forestazione produttiva) e di dare le giuste certezze agli “sprovveduti” imprenditori artigiani carenti di specifiche esperienze formative e di totale assenza di capacità di destreggiarsi nel complicato mondo delle “burocrazie” ministeriali ed europee.

Abbiamo esaltato le potenzialità dei nostri amati artigiani proteggendoli dalle fragilità iniziali con riconoscimenti dovuti (formatori tecnico-pratici) e con efficaci supporti didattici e formativi (stage presso Aziende di successo ) . Su queste basi la “nostra” formazione professionale si è cibata di tanto “Orientamento” e di seri Itinerari Metodologici riconosciuti come “Buone Pratiche” dai vari Centri di Eccellenza.( Dall’Isfol alla Camera dei deputati/Biblioteca di Montecitorio).

Siamo stati, caro Vincenzo, gli unici “formatori/funzionari” a fornire alle ”risorse locali”( imprenditoria minore, giovani e professionisti ) il buon manuale per nuotare, stanchi come eravamo di lanciare in continuazione il mai cessato “salvagente”, tanto amato dai politici/politicanti .

Caro Vincenzo il tuo articolo, le tue proposte richiamano empiricamente l’assenza di qualsiasi forma di sensibilità e di serio coordinamento in materia di formazione professionale e specialistica .

Abbiamo vissuto amaramente come funzionari “motivati” decenni di emarginazione e di solitudine emblematica che il CENSIS definirebbe “proliferazione senza condensazione” .

In questa ottica vanno riscritte le regole della formazione professionale, non più “fuffa” e fine a se stessa, e, soprattutto, vanno recepite le richieste/rivendicazioni delle varie rappresentanze giovanili, Forum regionale, in primis, così bistrattate, così ignorate, così sottovalutate…causa principale del loro patogeno esodo . A tal proposito caro Vincenzo ricordo lo sciopero generale del lontano 30 Novembre 2004, ricordo con tanta commozione lo striscione dei giovani lucani: “Rispetto e Dignità…Noi giovani lucani siamo in un deserto di desolazione”. (Esaustivo…Senza commenti).

Armando TITA – Sociologo

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