Lo sconforto regna sovrano

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Da settantenne, mai domo, non ho mai assistito a una “preparazione” della campagna  elettorale cosi mediocre, così ambigua, così confusa, così contradditoria, così ipocrita e così “tafazziana”.

Siamo sempre più rattrappiti nel cuore e nella mente , da uomo della sinistra indisciplinato constato  lo stato confusionale  del PD di Letta e lucano, in particolare.

Un PD lucano che  sconta i troppi anni di commissariamento a partire dall’on.le  Stefàno, il  silenzioso e muto  Commissario , quello del  “Canto notturno di Pastore errante dell’Asia”, di leopardiana memoria, che  si rivolgeva  alla Luna, pure essa “ silenziosa” , con l’accorato appello: “Dimmelo tu Luna a che serve la vita di un pastore , conduce le greggi “ silenziose” attraverso i campi ; poi essendo stanco si riposa quando fa sera: non ha altri desideri ”.

Non entro nel merito delle scelte di Letta degne, a parer mio, del miglior “frequentatore” delle nostre Cantine autoctone, quelle contrassegnate dal simbolo delle “Frasche”.

Il caro Letta spinto dalla squallida legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum, si lasciava rotolare come il barattolo di mecciana memoria (il successo di Gianni Meccia)convinto di “riposizionare” tutta l’area del centrosinistra  attraverso la “garanzia” dello scranno parlamentare. Aveva un sogno. Era certo di unire forze politiche letteralmente opposte. Il bacio con relativo strappo di Calenda  ci ha riportato “all’Ultima Cena” e alla cruda realtà. Il buon Letta non conosceva le esperienze politiche vissute in una piccola comunità lucana. Ruvo del Monte.

Negli anni cinquanta per battere il forte sindaco democristiano  inviso a tutte le forze politiche presenti  in loco,  e, perfino,  al Parroco, s’inventarono una Lista civica con il simbolo del Santo Patrono del Comune “San Donato Martire”, coraggioso soldato di Costantino.

Nella Lista confluirono tutti i rappresentanti   dei Partiti, presenti in loco, Monarchici, Comunisti, Socialisti, Democristiani dissidenti e Liberali.

Per l’apertura della campagna elettorale fu chiamato il bravo senatore liberale Odo Spadazzi , con preghiera di volgere lo sguardo verso il Capolista  per la dovuta “approvazione” di  legittimità e di merito.

Da buon liberale iniziò il suo discorso  inveendo contro il regime sovietico, il capolista adirato scosse la testa  fece cenno di NO,  non bisognava esagerare  stante la presenza dei comunisti in lista, la stessa veemenza  si verificò quando accusò di ipocrisia i baciapile e i bacchettoni  democristiani.

Il povero Senatore Spadazzi sempre più imbarazzato deviò su monarchia e fascismo per l’alto tradimento e per la disastrosa e disumana  seconda guerra mondiale. Il Capolista sempre più nervoso  agitava le braccia e con ampi cenni di testa faceva intuire che tali argomentazioni non erano gradite.

A quel punto  il galantuomo Senatore Spadazzi  rivolto al Capolista sbottò: ”Si può sapere chi Cazzo Siete”.

L’uscita di Calenda ha in parte attutito  questo indecoroso “spettacolo”.    

Nel passato siamo stati fieri antagonisti della fusione fredda tra ex Dc ed ex PCI. Non abbiamo mai apprezzato certe folgorazioni  dorotee, lucane, in primis, da anticomunisti viscerali a fautori delle “magnifiche sorti e progressive” del PD.

Non abbiamo mai amato le fulminee “piroette” dei dirigenti DC e PCI  pronti ad abbracciare e ad accettare, senza pudore, i vergognosi inciuci,  pur di conservare  uno “scranno” sicuro in Parlamento.

Il povero Letta, forte di queste stupende e significative  esperienze pregresse, ci  voleva propinare e riproporre  le stesse girandole e le stesse piroette ignorando, però,  le nostre vecchie contestazioni.

Ci siamo battuti come leoni per  la questione del “Pantheon”, del tutto ignorato,  e, soprattutto, ci siamo battuti fino allo svenimento  per  mettere da parte  affari e  organigrammi ed  occuparsi di vicende nobili. Non ci siamo riusciti. Per dirla alla Fortebraccio…ora tutti i nodi vengono al pettine.

Questo ondivago comportamento politico è proprio di chi non si preoccupa di contribuire alla sfiducia morale e materiale della cittadinanza attiva e di dignità non accorgendosi di provocare la rovina e l’instabilità delle nostre amate  istituzioni democratiche. 

Siamo al trionfo dello “Sfascismo” puro , me ne duolo, lo sconforto mi assale senza alcuna via di fuga.

Armando TITA

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