La Liberazione della Donna e il Rispetto reciproco

Ho apprezzato molto la stupenda riflessione: “Quando le ragazze si risvegliarono” della “fuoriclasse” Natalia Aspesi (che stimo per l’obiettività, per l’ironia e la professionalità) su “La Repubblica” dell’otto marzo scorso.
Mi ha colpito la sua idea di Liberazione della donna. Donna nata da una madre più “patriarca” del padre.
Le sue parole … sono esaustive :“Il bisogno di liberazione era immenso, ma non ancora rivolto ai singoli uomini. L’uomo non era il nemico, anzi far l’amore faceva parte della rivoluzione, dell’essere finalmente nuova e libera: via dalla famiglia(si leggeva molto “La morte della famiglia” di David Cooper), dalle vecchie regole punitive, persino via dai romanzi rosa che pur scritti esclusivamente da donne, erano di un maschilismo efferato”.
Mi ritornano in mente da settantenne, “diversamente giovane”, le nostre movimentate giornate di lotta e di ribellione degli anni settanta con la nutrita rappresentanza di tante ragazze “arrabbiate” e trasgressive.
Era una Basilicata che usciva dal torpore del marginalismo socio-politico e ridistribuiva non solo diritti, sopiti da secoli, ma, grazie ai “buoni servigi” del Movimento studentesco riusciva a ribaltare gli stereotipi di una donna lucana maledettamente sottomessa. Avevamo scelto di rinunciare alla committenza partitica e sindacale e tentavano di gestire direttamente la lotta, non violenta e democratica , in una ricomposizione politica di ogni richiesta sociale ed economica. Riuscimmo con enormi sforzi sovrumani a costituire con le classi lavoratrici dell’epoca un meraviglioso movimento di massa.
Un movimento di massa in grado di costruire una cultura che concepiva in modo nuovo l’esistenza, i rapporti interpersonali , la condizione giovanile e femminile, e, soprattutto, a cumulare con la Potenza “capoluogo” le nostre esperienze socio-politiche di ragazzi/e delle aree interne “progressiste”.
Memorabile fu l’Assemblea al Sacro Cuore con la presenza numerosa e qualificata dell’allora Movimento giovanile DC e delle nostre “variegate” rappresentanze studentesche.In questo scenario sconosciuto alle nuove generazioni sono cresciute nella società lucana tante belle realtà socio-politiche con la presenza di tante “amministratrici” comunali e perfino qualche “Sindachessa” (Maria Santoro, in primis).
Con questo mix , con questo miscuglio generazionale di ragazze e di ragazzi dell’epoca abbiamo raggiunto l’obiettivo dei “trentamila” in piazza. Una marea umana mai vista in un raduno di Piazza Prefettura.
Obiettivo mai più raggiunto dalle forze sociali, politiche e sindacali lucane. Una presenza forte e propositiva in ogni cardine della società lucana che aveva a cuore la condizione femminile e giovanile e il futuro della Basilicata. Ricordo con tanta ammirazione il Comitato di Partecipazione (quasi tutto al femminile) del Consultorio Familiare di Rionero, le sue deliberazioni, le sue Proposte, le sue battaglie (eravamo in piena campagna referendaria sull’Aborto). Non dimenticherò mai il bel supporto propositivo fornito a Noi, “Equipe socio/psico/medica”, per il miglioramento dei servizi sociali e sanitari del distretto di riferimento. Non dimenticherò mai la prima campagna ambientalista con il WWF locale, e, soprattutto, il coinvolgimento di tante ragazze dei vari Istituti scolastici “vulturini” di ogni ordine e grado.
Era un tema tabù e sconosciuto, coniugare diritti civili e ambientali per i ragazzi e le ragazze degli anni settanta significava conservare e preservare da terrificanti inquinamenti e da orripilanti abusi edilizi lo stupendo Polmone Verde dei Laghi di Monticchio.
Queste erano le nostre esperienze di ragazzi e ragazze dell’epoca , questo era il nostro contesto sociale e ambientale vissuto e partecipato. Mai ci siamo cibati di sopraffazioni e di prepotenza. Il nostro rapporto di “ragazze/ragazzi”, incentrato sul rispetto reciproco, ha cancellato dal vocabolario il sostantivo femminile “subordinazione”.
Spero che questo “spaccato” di vita lucana e questo buon esempio concreto possa servire alle nuove generazioni per costruire insieme (ragazze e ragazzi) un progetto di futuro di società lucana senza alcun tipo di stucchevole prevaricazione.

Armando Tita
Sociologo

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