Il ritorno della pavidità in Basilicata

Con il  trasferimento del P. M. Woodcock a Napoli avevamo amaramente ipotizzato una Basilicata silente e piatta.

La Basilicata è tornata ad essere quella di sempre.

Se non ci fosse il petrolio l’immagine della Basilicata sarebbe sempre più fioca, quasi a sparire nel nulla, una mera espressione geografica per dirla alla Metternich.

I riflettori sulla Basilicata sono sempre più opachi.

Continuiamo a vivere la nostra scialba vita di sempre.

L’oligarchia in Basilicata è la stessa di sempre.

Nel frattempo qualcuno che nella vita aveva promosso l’immagine di se stesso, senza aver mai conosciuto impegni professionali, sudori e risultati, è sempre più impegnato nella battaglia contro i presunti fannulloni.

Non vi sono più gli scenari drammatici  denunciati dai  due P. M. Montemurro e Woodcock e da Carlo Lucarelli sui giri misteriosi e sui grandi “fatti” spionistici della Trisaia.

E’ morto anche il coraggioso giudice Pace.

E’ morto anche il galantuomo avvocato Pace.

Navighiamo nella palude intasati fino al collo.

Facciamo finta di respirare tra fumi e diossine in primis, noi uomini del melfese.

Ci sentiamo più lucani, più introversi e più esclusi.

Il campanile continua ad essere  protagonista, il cittadino comune è sempre più sibillino e confuso.

Quel cittadino poco reattivo come lo definisce Don Cozzi  non partecipa, non manifesta e non contesta.

I preti del dissenso che  negli anni settanta avevano contestato le gerarchie cattoliche e la partitocrazia lucana  con il RISCATTO e con  il loro Movimento dei Cattolici Democratici si sono inabissati tra diarie e case canoniche ristrutturate da pubblico denaro.

La fine di quel bel Movimento del dissenso è stato vanificato dall’adesione ai partiti/regione.

Questi preti hanno vanificato anni di lotta per divenire piccoli strumenti nelle mani della politica politicante.

Eppure avevano  lavorato tanto negli anni settanta e nelle amministrazioni locali per un’alternativa che non c’è mai stata.

Da tanti secoli pure noi uomini di buona volontà cerchiamo di farci capire, ma, non ci riusciamo.

Siamo ancora fermi a un monologo incomprensibile.

Tentiamo in tutti i modi di creare qualcosa di diverso e di innovativo ma, ricadiamo nell’oblìo e nella pavidità.

Tutti siamo presi dalla stanchezza e subiamo torti e ingiustizie innaturali.

Ci sono giovani che preferiscono subire clientele e soprusi.

Ci sono funzionari che aspettano concorsi regionali per dirigenti già banditi da oltre quindici anni.

Ci sono anziani e pensionati che vivono nella miseria, nell’incuria e nell’oblìo assoluto.

C’è un mondo operaio lucano che è pronto a scioperare per una cassa integrazione.

C’è un mondo di precari che aspetta da anni il Salvatore.

C’è un Consiglio regionale sempre in fibrillazione.

C’è una maggioranza silenziosa e introversa  che forse nel segreto dell’urna si vendicherà.

A questo patogeno e fobico contesto fanno  da contraltare i privilegiati di sempre.

Il protezionismo doroteo (multicolore) lucano è immortale.

Siamo da anni costretti a vivere con questo culto del privilegio.

Famiglie e Familismo non demordono.

La maggioranza silenziosa e “introversa” è pronta a voltare le spalle nel segreto dell’urna? Noi crediamo di NO.

E’, purtroppo, la solita maggioranza silenziosa che fa spallucce, non contesta e accetta tutto supinamente.

Contesta tu caro amico, tu sei  impegnato nel Movimento dei diritti e nel Volontariato.

Noi ti veniamo dietro senza farci vedere.

Poi piano piano grazie alle tue denunce e alle tue accuse riusciremo a far cambiare le cose.

Altrimenti faccio il codista in fila e aspetto il mio turno.

Un turno che forse non arriverà mai.

Quanta fobia in questo assurdo comportamento.

Quanti nostri monologhi biascicati e incomprensibili.

Quante dimostrazioni di dissenso occulto e mai palese.

La colpa risiede tutta nel nostro egoismo e nella cinica indifferenza di sempre.

Speriamo di non lasciare da soli i tanti cittadini attivi, i magistrati e i pochi  politici onesti.

Noi lo faremo nel nostro piccolo con il buon esempio tutti i giorni.

Agli altri ai furbi di sempre, ai soloni indifferenti dovrò con mio profondo rincrescimento scomodare Antonio Albanese e il suo On.le Cetto Laqualunque:”  ndo culo alla pavidità e alla rassegnazione lucana e meridionale”.

Mauro Armando Tita

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