IL “RIFLESSO DI SEMMELWEIS”, LA RIVOLUZIONE SEMANTICA E LA BENEFICENZA DEL “LUCANO” FEDEZ AI TEMPI DEL COVID-19

Con l’entrata formale nella tanto attesa Fase 3, il frasario si arricchisce di nuovi coni semantici riferiti al maledetto virus a corona: l’agente infettante che, come dice il poeta: “che ci sia/ ciascun lo dice/ dove sia/nessun lo sa”. Neppure la pletora di grandi esperti sembra conoscerlo, se non nelle linee generali, spesso antitetiche tra loro, tanto da ingenerare sconcerto in chi li ascolta. Sicché, anche la semantica ha subito uno stravolgimento nei modi di dire. “Indossare la maschera” è uno di questi, che, in condizioni normali, sarebbe un invito metaforico a nascondersi o travisarsi, ed ora, grazie al diminutivo, è diventato obbligo, per evitare la ricetrasmissione della venefica “proteina appuntita”.
Poi, guai ad esortare qualcuno a pensare o essere più positivo. E l’infelice locuzione “distanziamento sociale”, interpretabile come un inno alla lotta di classe? Però, la frase più gettonata è “lavarsi le mani!”, tecnicamente conosciuta come “Il riflesso di Semmelweis” (dal nome dell’omonimo medico ungherese Ignac S., 1818-1865).

Il dottor Ignaz Semmelweis

Costui fece una scoperta epocale: l’alto tasso di mortalità femminile, al reparto di Ostetricia, non era dovuto all’aria ammorbata della città di Buda, dove era ubicato l’ospedale in cui egli operava, come la scienza dell’epoca sosteneva, bensì a qualcosa allora sconosciuto, portato in corsia, inconsapevolmente, dagli stessi medici, compreso lui, che dissezionavano i cadaveri nel contiguo reparto di Anatomopatia patologica femminile e poi assistevano anche le povere partorienti, infettandole. Semmelweis, prima di Pasteur, intuì che ciò era dovuto alla trasmissione di microrganismi infettanti dai cadaveri alle puerpere, per mancanza di asepsi chirurgica. Oggi avrebbe vinto il Nobel; invece, incredibile ma vero, come premio fu perseguitato e rinchiuso in manicomio. Morì per un’infezione contratta durante un’operazione chirurgica, da lui subita nell’ospedale dove era stato sempre ostracizzato!
Quindi, in questa contingenza sanitaria, l’esortazione continua da parte degli esperti (ormai star radio-televisive nella veste di oracoli), a lavarsi bene e spesso le mani, non è uno scherzo, né un inno allo scaricabarile; la metafora non c’entra, e significante e significato sono perfettamente coincidenti, senza alcuna polisemia. Certo è anche che l’Ausgangssperre, o confinamento domiciliare che dir si voglia, non ha frenato la fantasia “olistica” degli italiani, che si sono scoperti tutti: cantanti da balcone, poeti da camera, prolifici inventori di “ballons d’essays”, produttori/commercianti di mascherine, spesso non a norma (c’è persino una ex alta carica dello Stato, sub iudice per questo). Lo sconvolgimento semantico della fraseologia ha, quindi, finito col dare nuova linfa al popolo dei nuovi media, specie a quello incline all’odio e alla menzogna, spazzando via dal lessico mentale le parole: etica, verità e rispetto.
Purtroppo, neppure certi capi politici si sono distinti per “bon ton”, inscenando in Parlamento plateali risse ed assembramenti non mascherati, violando i DPCM con validità erga omnes, tanto da far tornare in mente un vecchio detto latino secondo cui: “Senatores boni viri, autem Senatus mala bestia”. Evidentemente, nemmeno nell’antica Roma, la politica godeva di buona fama. Ma questa analogia è una magra consolazione, perché, anche a causa di simili comportamenti, all’estero ci guardano con sospetto e diffidenza, e, nei consessi internazionali, si fidano poco dei nostri rappresentanti, le cui proposte, anche quando sono giuste, legittime ed accettabili, vengono prese “cum grano salis”.
Intanto, su scala mondiale si prospettano tempi duri, all’insegna del darwinismo sociale, maxime per le nazioni poco virtuose come la nostra, attanagliata da mille problemi già da molto tempo prima dell’avvento del Covid-19, che ora, stando agli indicatori socioeconomici, si sta avviando verso una “pandemia della fame”, perché, purtroppo, le casse dello Stato sono vuote, e la distanza economica tra ricchi e poveri è destinata a dilatarsi oltre ogni misura. E ciò, inevitabilmente, comporterà un incrudelimento sociale, già iniziato durante la Fase 1, poiché la “cattività” rende cattivi. L’incremento dei maltrattamenti in famiglia e dei femminicidi, nel periodo di quarantena, ne sono una prova lampante. E non andrà meglio sul piano culturale: infatti, gli epigoni di Marshall Mc Luhan già parlano di prossima “pandemia dell’ignoranza”.
Insomma, duole dirlo, i vaticini non sono affatto rassicuranti: andrà tutto bene solo per le industrie farmaceutiche ed i produttori di armi. E la maleducazione e l’odio diventeranno sempre più “virali”: ne abbiamo avuto un assaggio sintomatico al rientro in Italia della dr.ssa Silvia Romano, giovane cooperante volontaria “rea” di essere ritornata viva dalla Somalia, dopo 18 mesi di prigionia nelle mani di un feroce gruppo terroristico. I seguaci di Bannon sono riusciti persino a criticare aspramente il Governo per aver accettato gli aiuti dei russi, cubani, albanesi, cinesi durante il disastro sanitario padano. Ma il contagio masochistico va oltre. Infatti, da quanto riferito da “Report” del 25 maggio 2019, l’ospedale pubblico “Sacco” di Milano, diretto dal prof. Massimo Galli, avrebbe rifiutato la somma di ben 4,5 milioni di euro, raccolti dal rapper di origini aviglianesi Fedez, poi da questi girati all’ospedale privato San Raffaele della stessa città, che ha ringraziato per la manna.

Fedez

E questo mondo alla rovescia non finisce lì: a Policoro sono scesi in piazza contro l’installazione di uno dei due ospedali da campo donati dal Quatar, e assegnati alla sua Basilicata dal ministro Speranza (sic!). E pensare che, proprio a causa dell’insufficienza di tali strutture, in Lombardia, a rimetterci la pelle siano stati, in primis, quasi tutti gli ex partigiani della 2^ guerra mondiale, vittime sacrificali confinate nelle cosiddette RSA del primo focolaio d’Italia, diventate esiziali camere della morte. Così, dove hanno fallito i nazisti, ci sono riusciti coloro che avrebbero dovuto proteggerli, e, invece, li hanno abbandonati, tra sofferenze indicibili, ad un destino infame: una nemesi storica ingiusta, immeritata e crudele. Alla faccia della Resistenza!
Prof. Domenico Calderone

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