Nebbie confuse e pessimismo giocoso alla Gervaso

Giletti con la sua Arena e l’emblematico caso De Bonis ripreso da Rivelli con evidenza sulla Gazzetta del 2 giugno scorso ci fa oltremodo riflettere.

Abbiamo seguito per anni la triste vicenda del caso Claps, avevamo vissuto ultimamente lo sconforto della morte della coraggiosa e determinata Avvocatessa Scarpetta e la rabbia per la prescrizione al medico legale Pascale, condita dall’ennesimo boccone amaro ingoiato dalla famiglia Claps.

Avevamo riflettuto amaramente con il crudo commento di Gildo : “Purtroppo solo il nostro dolore non si prescrive”.

Una tragica vicenda umana mai dimenticata dagli uomini di buona volontà e da tanto associazionismo lucano, LIBERA, in primis .
Una tragedia umana non dimenticata dal nostro immenso Papa Francesco con quella umile e meravigliosa telefonata, piena di tanta solidarietà, praticata e convinta.

La Lezione di vita e di coraggio della famiglia Claps, della coraggiosa signora Filomena  e della tenace e determinata  Mamma Olimpia  Orioli di Policoro sarà sempre scolpita nelle nostre menti .

Queste due “rocce” materne ci hanno insegnato il coraggio e la determinazione.

La Lucania della fase 2 e del dopo il coronavirus dovrebbe ripartire dal comportamento impavido e dalla determinazione di queste due donne.

Sarebbe stato bello se la Fondazione Matera 2019 avesse dedicato una pagina di seria riflessione a questi due fatti delittuosi e incresciosi sulla scia dello “stratosferico” successo della fiction RAI avente per protagonista la ruvida e coraggiosa sostituto procuratore “ Imma Tataranni” .

Abbiamo bisogno di tanta dignità non di “nenie lamentose” alla George Gissing:

“Razze brute si sono gettate l’una dopo l’altra su questa terra dolce e luminosa; la sottomissione e la schiavitù sono state  attraverso i secoli il destino di questi popoli”

Siamo stanchi di Territori stuprati da trivelle selvagge o inquinati da terrificanti diossine, siamo stanchi di rimpianti, incapaci come siamo di sperare in un futuro migliore.

Ora che le luci della Ribalta si sono chiuse su Matera 2019 ci rendiamo conto che la Capitale europea della Cultura è stata una sorta di  “vacuità” della vanità.

Ci siamo illusi per un anno intero di essere cosmopoliti o global, abbiamo preso atto che siamo sempre ancora terribilmente Lucani, miti e arrendevoli , da non prendere sul serio.

Qualcuno forse timidamente rifletterà sulle mie parole. Forse sarebbe stato più opportuno partire proprio dalle “madri coraggio” lucane. Forse la vera dignità lucana l’avremo trovata nel coraggio e nella determinazione di queste due donne impavide.

Tutto il resto è stata pura illusione con qualche “orpello” materano, oggi, terribilmente rimosso e obliato.

Continueremo ad essere indifferenti e apatici con la nostra solita e noiosa esistenza come quella vissuta dall’ anziano insegnante, mio concittadino, che svolgeva due mansioni importanti…era un tornitore di piazza e un impiegato al pubblico passeggio in una stupenda e annoiata “vita meridionale” come la definiva da sempre. In questa risposta era racchiusa tanta barbosa routine quotidiana.

Facciamo in modo che la lezione di Olimpia e di Filomena non vada in soffitta. Basta con le nebbie “confuse” , basta con il dissennato e noioso “struscio” quotidiano , vogliamo far rumore, vogliamo metaforicamente parlando i Fuochi, i veri Fuochi del Basento, non solo il grande spettacolo pirotecnico, ma, una vera e sana reattività popolare fatta di orgoglio e di dignità che chiuda definitivamente con questo negativo e rassegnato passato, con gli ostinati silenzi omertosi , con i propri vittimismi senza sfogo e con la propria indolenza remissiva.

Ci sarà questa stupenda rivoluzione copernicana o prevarrà la smemoratezza come avvenuto per i tanti soggetti protagonisti di Matera 2019, oggi irrimediabilmente, del tutto, obliati.

Soggetti che si diraderanno, pure loro, nelle nebbie confuse, relegati come sono in un angolo buio delle nostre “soffitte”.

Il futuro della Basilicata sarà terribilmente compromesso perché mancheranno inesorabilmente, spietatamente e crudelmente i buoni esempi .

Roberto Gervaso

Come sosteneva il pessimista giocoso, fuoriclasse dell’ironia, aforista di professione il grande liberal Roberto Gervaso morto il 2 giugno2020, giorno della celebrazione della Repubblica :” Il giornalista deve coltivare l’onestà intellettuale e il rispetto verso il lettore …mai farlo sentire ignorante, bisogna raccontargli le cose che non sa , e spiegargliele senza spocchia e con tanta ironia”.

Noi ci abbiamo provato pur nella gravità e nella tragicità degli argomenti.

Mauro Armando Tita

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