Il Popolo di Terzo Cavone esiste ancora

Ho apprezzato molto la determinazione e la “vis polemica” di Massimo Brancati nell’ editoriale pubblicato sulla Gazzetta del 6 gennaio scorso concernente le “pattumiere” d’Italia.
A tal proposito esiste ancora il Popolo di Terzo Cavone?
Come erano belli quei tempi , come era bello rinunciare alle bandiere di partito e gestire direttamente quei momenti di meravigliosa concordia e unità di lotta , di intenti e di obiettivi.Eravamo orgogliosi del nostro Presidio di Terzo Cavone gestito direttamente dal Forum Regionale dei Giovani, con i tanti ragazzi dell’epoca, da Pasquale Stigliani (il co-fondatore di “Scan-ziamo le Scorie”)a Giovanni Casaletto e tanti altri, compreso il Roberto Speranza , Segretario regionale della Sinistra giovanile di quel tempo.
Eravamo consapevoli  che c’era lì un “altro” popolo lucano.Un popolo vero fatto di tanta bella gente, di tante coraggiose donne e di tanti valorosi giovani che si cibavano di giustizia sociale  e di legalità.Quella vera  giustizia sociale e quella vera legalità sconosciute alla maggioranza del mondo politico lucano.
Ricordo con tanta emozione i primi momenti vissuti all’interno dei vari Comitati ambientalisti e non, e i passaggi fondamentali che caratterizzarono i primi giorni del Presidio con l’intervento del parroco di Scanzano Jonico, don Filippo Lombardi, un vero prete –coraggio.
Ancora è scolpito nella mia mente il suo terrificante anatema: “La rassegnazione è un demone, rassegnarsi è un peccato”.
L’unità del popolo lucano con l’abbraccio fraterno delle popolazioni pugliesi e calabresi con il supporto delle donne non necessariamente impegnate, in politica o nei movimenti femminili, ma, dotate di tanta forza e tanta determinazione hanno fatto segnare il punto più alto ed esaltante di questa stupenda esperienza propedeutica alla mia dimenticata Giornata dei Centomila.
La Giornata che ha segnato il RISCATTO del popolo lucano.
Avevamo ribaltato lo stereotipo della rassegnazione e del fatalismo dei lucani.Dopo Scanzano la Stampa Nazionale aveva preso atto che una voce del Sud non si cibava più di silenzi alla “Sinisgalli”, ma, trionfava con i suoi Scotellaro, con le forze vive delle donne e dei giovani, con i suoi tenaci imprenditori e con le loro attive maestranze.
I centomila di Scanzano ci avevano fatto sperare in un futuro nuovo, mai visto prima.
Da tanta gente protagonista di Scanzano sono nate Associazioni di Volontariato, Amministrazioni civiche, è nata la stupenda Città della Pace voluta dal Premio Nobel Betty Williams.
A distanza di diciassette anni siamo sprofondati di nuovo nell’imbarbarimento sociale( forse dovuto parzialmente alla pandemia ), siamo una vera società liquida e massificata.
Non abbiamo più il coraggio e la determinazione di Terzo Cavone, abbiamo perso quel cuore pulsante e solidale che ci aveva caratterizzato per tutto il periodo novembrino del 2003.Ci siamo ulteriormente appiattiti al punto che le istituzioni regionali e locali si sono svuotate di democrazia acuite e inasprite da una riconosciuta e patogena distanza siderale tra paese legale e paese reale. Abbiamo dimenticato Scanzano e le sue belle performance solidali.Siamo nel mero appiattimento sociale frutto di una “rumorosa sordità” della società politica e culturale lucana , per dirla, alla Pasolini .Abbiamo delegato ai demagoghi di turno poteri e modus operandi .Quando gli individui perdono la loro dimensione sprofondano nell’anonimato… che è la vera tragedia dei lucani dell’ultimo decennio.Ricordiamo ai lucani la citazione di Eugenio Scalfari sulla “società liquida: “L’uomo nell’acqua perde peso e non fa ombra”. Essere senza ombra significa essere senza immagine.Scanzano ci aveva posto alla ribalta europea ci aveva dato l’IMMAGINE ora terribilmente svanita, evaporata come il treno nella nebbia.

Mauro Armando Tita

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