Il grande teatro di scena a Ruvo del Monte

“L’uomo dal fiore in bocca”, atto unico di Luigi Pirandello, ha iniziato la stagione del “Museo di Arte Sacra, Civiltà Contadina e della Memoria Storica Ruvese” che aprirà la porta alla cultura ed alla conoscenza delle nostre radici.

Il dramma borghese, che andò in scena per la prima volta a Milano nel 1922, è stato allestito a Ruvo del Monte, venerdì 30 giugno 2017 con inizio alle ore 21.00, da Cesare Mancusi ed Angelo Di Vece, grandi esperti di teatro; Cesare comincia la sua lunga attività di attore, autore, scenografo e regista teatrale alla fine degli anni ’70 come protagonista nella commedia “‘o peccator ‘mparavise di Romeo Raviele”, di lì una serie di recitazioni come protagonista, scenografo, ecc., Angelo fa teatro dal 1976 ed ha allestito, sia come attore che come regista, più di 40 spettacoli, oltre a diversi laboratori di teatro nelle scuole; insomma persone che il teatro ce l’hanno nel sangue.


Durante lo spettacolo

Ne L’uomo dal fiore in bocca, il protagonista, interpretato da Cesare Mancusi, è una persona malata di un grave tumore alla bocca (ecco il perchè del titolo) e prossimo alla morte, questa situazione lo porta ad indagare sulla vera essenza della vita, e tutti i particolari, che ai comuni per lo più sfuggono, per lui assumono una veste speciale.

L’altro protagonista, interpretato da Angelo Di Vece, è un avventore del bar della stazione, un uomo qualunque, che è costretto a subire il monologo del protagonista fino alla crudele rivelazione finale.

Inutile dire che l’interpretazione degli attori è stata eccellente ed i convenuti alla fine hanno attribuito i meritatissimi e convinti applausi; l’entusiasmo è stato tale che già si è parlato di futuro, ma questo, per il momento, non vogliamo svelarlo.


Alla fine dello spettacolo

Oltre ai due attori, i ringraziamenti vanno, in primis ai presenti, e poi a Domenico Grieco che ha organizzato l’evento per conto del Museo con il patrocinio anche della Pro Loco; logicamente il Museo è stato aperto, e gli ospiti, molti dei quali venuti da fuori Ruvo, hanno potuto ammirare la sua bellezza con il completamento della stanza degli anni ’50, dove veramente si può entrare e riflettere seriamente sulle nostre radici.


La stanza degli anni ’50, al lume di candela, allestita nel Museo

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