Fare e operare insieme,una ricetta sempre valida

Lo avevamo anticipato sulla Gazzetta e sulla Rassegna stampa regionale , circa un mese fa , io e Patruno, il paradigmatico scherzetto della “Partita di Giro” dei Fondi di sviluppo e coesione(FSC) spacciati come Recovery fund. Purtroppo da secoli paghiamo il fio dell’incomprensione. Viviamo come “Cassandra”, l’emblematica figura mitologica che aveva il dono della preveggenza, ma nessuno le credeva. Ora anche i Sindaci del Sud hanno tardivamente compreso lo “scherzetto” e lo denunciano in piazza alla presenza di Al Bano.

Condivido pure l’altra amarezza, quella di Massimo Brancati, per la “Cultura” lucana ignobilmente ignorata dall’ ultimo riparto dei finanziamenti MIBAC, pur in presenza delle agguerrite Fondazioni Sinisgalli e Nitti.

Si fa fatica ad ingoiare un boccone così amaro, oggetto dell’interrogazione del Sen. De Bonis. Ci si stupisce non poco del cospicuo contributo finanziario al Museo “Paolo Cresci” di Lucca sull’Emigrazione toscana.

Con tutto il rispetto per la minuscola, impercettibile, infima e insignificante emigrazione toscana ignorare del tutto la nostra emigrazione e il nostro Museo di cui trattasi, ospitato nel meraviglioso Castello Federiciano di Lagopesole, è un vero pugno nello stomaco. Come si fa a subire una simile sperequazione?

I miei settant’anni mi fanno ripensare a Platone: “Chi commette un’ingiustizia è sempre più infelice di chi la subisce”. Nel frattempo sulla Gazzetta rimonta la mai sopita “Questione” dei Giovani Democratici.

Ripenso al loro lungo riflusso vissuto in questi ultimi anni, un decadimento patogeno che ha prodotto tanto disimpegno e tanta deresponsabilizzazione condito pure da un sempre più manifesto divorzio dalla realtà socio-politica lucana. Ripenso al 25 Aprile, la nostra bella Festa della Liberazione, cosi vilmente ignorata . Ripenso alla cultura del “buon esempio” inculcataci dai padri costituenti. Ripenso alla pera (spaccata in due) dal Presidente della Repubblica Einaudi per evitare “sprechi” al Quirinale. Ripenso a Montanelli , al suo “pertiniano” elogio e alla sua bella onestà intellettuale : “Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità”. Ripenso ai tanti “Galà” vissuti dai giovani democratici lucani della prima ora insieme ai Giovani di Libera e ai Giovani potentini con la Felpa Bianca. Erano tutti costantemente impegnati nella ricerca spasmodica della verità per Elisa e per i fidanzatini di Policoro. Una ricerca spasmodica condita da altre “Verità”.

Quelle Verità che mancavano da decenni nella gestione politica e amministrativa della nostra Regione e dei suoi apparati. C’era in quei giovani del Pd dell’epoca una domanda incessante sulla realtà socio-economica e politica lucana, un desiderio di “pulizia” vera che superasse gli squallidi riti affaristici.

Di questi galà e di questi buoni propositi si sono perse le tracce. Dove sono finite quelle belle riflessioni dei giovani lucani di Libera sulla Memoria? Memoria come unità del prima e del dopo, nella centralità del “fare insieme”, alla Ciotti maniera. Dov’è finito l’attacco inusitato dei giovani del PD verso “Noi”, generazione matura, imprigionata da pretese di stampo meramente egoistico e individuale?

Come era bello il pensiero PD della prima ora e dei giovani di Libera di quel tempo.

Un tempo recente, svanito, evaporato nel NULLA . Era bello “Fare e operare insieme” per costruire un futuro a partire dal presente e dai luoghi della propria esistenza , dai borghi natii, meglio noti, come “cimiteri” dei vivi. Desiderio di restare nella propria terra con entusiasmo e tanta “comunione”, con onestà e con generosità. Desiderio di esserci e di incidere nel tessuto sociale lucano arricchendolo e potenziandolo con tanti buoni esempi. Era bello incontrare questi giovani di Libera e del PD e intercettare passioni ed emozioni che a Noi maturi non appartenevano più. Avevamo nutrito tanta fiducia nei giovani “democrat” e nel vero ricambio generazionale. Eravamo convinti che metterli in condizione di conoscere la libertà più grande, quella della Dignità, quella di spendersi per gli altri soprattutto per difendere quei giovani lucani iperprofessionalizzati, chiamati volgarmente “zavorre” , ignorati e umiliati dai terrificanti “suggelli”, vecchi e nuovi, per fare spazio ai fessi (clientelismo) e ai figli d’arte (nepotismo), per dirla alla Michele Santoro, era veramente cosa buona e giusta.

Giovani lucani piegati ai voleri di uno spudorato potere politico e privi di diritti. Del resto per restare in tema , i grandi educatori, da Don Pino Puglisi a don Tonino Bello, sostenevano che il senso della libertà va coltivata con il senso dell’equità, della trasparenza, della giustizia, della legalità, dell’impegno verso gli altri. Tutti valori calpestati vilmente da questa orripilante politica politicante e da questi “singolari” dirigenti politici nostrani , “diversamente generosi”.

Armando Tita
Sociologo

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