Gli stemmi nacquero nell’Europa occidentale nel cuore del XII secolo come risposta ad un’esigenza crescente di riconoscibilità in battaglia. Con l’evoluzione dell’equipaggiamento militare, quando l’elmo e l’usbergo rendevano il cavaliere irriconoscibile sia sul campo di battaglia che nei tornei, si diffuse gradualmente una nuova abitudine: dipingere sulla grande superficie piatta dello scudo simboli, animali e motivi geometrici o floreali. Questi disegni non erano solo decorazioni ma segni distintivi che permettevano di identificare il guerriero nel mezzo della mischia. Con il trascorrere del tempo, gli stemmi non furono più semplici segni di riconoscimento ma divennero simboli ereditari, portatori di un’identità che veniva tramandata di generazione in generazione all’interno della classe dei “bellatores”. Quindi gli stemmi si trasformarono in veri e propri “nomi”, radicandosi nel cuore dell’identità di chi li portava. Nel fervore dell’epoca comunale, anche città, villaggi e sobborghi iniziarono ad adottare stemmi araldici non solo per celebrare la propria autorità bensì per distinguersi, ognuna con la propria storia ed unicità, all’interno delle varie comunità.
Le ricerche d’archivio hanno rivelato che anche nell’Università di Ruvo del Monte esisteva uno stemma, o meglio, un sigillo di inchiostro che possiamo considerare il primo simbolo ufficiale del nostro borgo.
Ma cosa significava “università”? Nel contesto dell’Italia meridionale, il termine indicava quei comuni che, nati sotto la dominazione longobarda, divennero successivamente feudi normanni. La loro storia si sviluppò in modo completamente diverso rispetto ai “liberi comuni” dell’Italia centro-settentrionale. Nel Medioevo, le università erano veri e propri enti collettivi che assumevano forme diverse, come quelle regie o feudali. Queste istituzioni sopravvissero fino al crollo del sistema feudale. Le informazioni sull’Università di Ruvo sono scarse, ma grazie alle ricerche si può supporre che fosse già operativa sin dal 1500.
Il primo sigillo ufficiale del nostro borgo è visibile in un documento del 1783 custodito nell’Archivio di Stato di Potenza. È di forma ovale, di dimensioni medie, e reca intorno la leggenda: «UTA’ DI RUVO DI BASILICATA». Nel campo centrale è presente la lettera “R”.

Archivio di Stato di Potenza.
Successivamente questo sigillo non fu più utilizzato. Dalla Restaurazione fino all’annessione al nuovo Regno d’Italia, il Comune di Ruvo del Monte adottò il sigillo con lo stemma della casa borbonica regnante. Si trattava di un sigillo classico, conforme ai modelli in uso all’epoca, con la dicitura: «COMUNE DI RUVO» riportata in basso. Dopo l’Unità d’Italia, il comune adottò inizialmente il sigillo sabaudo con la semplice dicitura: «MUNICIPIO DI RUVO – PROVINCIA DI BASILICATA».

Archivio di Stato di Potenza.
Fig.3. Sigillo di inchiostro sabaudo.
Archivio di Stato di Potenza.
Con l’affermarsi del nuovo Regno d’Italia, il comune avvertì l’esigenza di trovare una propria identità visiva ed iniziò ad elaborare un proprio stemma. Il primo documento che attesta un’iniziativa in tal senso risale al 1884, anno in cui si decise di raccogliere gli stemmi dei comuni lucani per creare un album da donare al Re Umberto I. Michele Lacava, storico e patriota italiano, si fece carico dell’impresa. Con passione e dedizione, consultò numerosi documenti conservati nell’archivio di Napoli. Tuttavia non fu sempre facile reperire tutte le informazioni necessarie. Fu grazie all’aiuto dei vari municipi, che fornirono disegni e notizie, che il Lacava riuscì a completare il suo lavoro. Per quanto riguarda Ruvo del Monte, fu il sindaco dell’epoca, Michele Blasucci, ad inviare a Lacava un disegno rilevato dal Convento di Sant’Antonio. Lacava, nella sua opera Gli stemmi della Provincia e Comuni di Basilicata, lo descrisse così: «Tre monti sormontati dalla lettera R, e sopra, in alto, un braccio con gigli fioriti in mano. Monti color terra verdeggiante, manica dell’avambraccio azzurra, lettera R oro, fondo cielo».

Archivio storico del Comune di Ruvo del Monte.
Proseguendo l’indagine e consultando il lavoro dello storico e politico Giuseppe Gattini del 1910, troviamo una descrizione diversa dello stemma. Nella sua introduzione, Gattini affermava che molti degli stemmi riportati dal Lacava erano imprecisi, così come la terminologia utilizzata per blasonarli. Egli lo descrisse nel seguente modo: «Arma: d’azzurro, a un monte di tre vette di verde, cimato da un rovo al naturale». Secondo Gattini, lo stemma di Ruvo del Monte era uno stemma parlante, cioè un tipo di stemma araldico che richiama direttamente, per nome o immagine, il possessore del blasone. Nel caso di Ruvo del Monte, il “rovo al naturale” richiamava il nome stesso del paese. Dal libro dell’arciprete Giuseppe Ciampa si evince infatti che l’antico nome del paese fosse Terra Ruborum o Rufrorum ed uno dei suoi significati poteva essere proprio “terra dei rovi”. Secondo Gattini, l’avambraccio con i gigli, presente nello stemma descritto da Lacava, rappresentava un’allusione al Santo visto il luogo (Convento di Sant’Antonio) dove lo stesso era stato rilevato.

G. Gattini, Delle armi de’ comuni della provincia di Basilicata, tipografia B. Conti, Matera, 1910.
Le ricerche condotte nell’archivio storico del comune dimostrano che, già a partire dal 1907, lo stemma descritto da Lacava era utilizzato iconograficamente nei documenti ufficiali e riprodotto sui timbri comunali. Proseguendo l’esplorazione dei documenti, si nota che nel 1927 lo stemma subì alcune leggere modifiche grafiche segnando un’evoluzione nel suo aspetto visivo. Negli anni più intensi e drammatici del regime fascista, ogni angolo d’Italia fu segnato dal potere di un governo che non lasciava nulla al caso. Tutti gli stemmi civici vennero decorati con il cosiddetto “Capo del Littorio”, istituito con il Regio Decreto del 12 ottobre 1933, n. 1440. Questo simbolo fu poi abolito con il Decreto Legislativo Luogotenenziale del 10 dicembre 1944, n. 394. A Ruvo del Monte, una testimonianza di ciò, è ancora visibile in un documento del 1935.

Archivio storico del Comune di Ruvo del Monte.
Fig.7. Lo stemma di Ruvo a seguito del Regio Decreto del 12 ottobre 1933, n. 1440.
Archivio storico del Comune di Ruvo del Monte.
Nel periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, il comune decise di ripristinare lo stemma adottato nel 1927. Tuttavia, una ricerca più approfondita ha rivelato che, nell’intestazione di alcuni documenti del 1947, comparve una nuova versione dello stemma. Questa, sebbene inizialmente documentata, scomparve negli anni successivi, lasciando nuovamente spazio al “vecchio simbolo”, che subì alcune trasformazioni grafiche pur mantenendosi inalterato nelle intestazioni ufficiali.

Archivio storico del Comune di Ruvo del Monte.
Fig.9. Trasformazione grafica dello stemma.
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È così che giungiamo agli anni Duemila, un periodo che segna una nuova svolta per Ruvo del Monte. In quegli anni lo stemma del paese fu ridisegnato come se si volesse raccontare una nuova storia pur mantenendo vivi i legami con il passato. Ogni linea, ogni dettaglio fu pensato per rappresentare l’essenza della comunità, le sue radici, le sue tradizioni.

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Ed oggi, quell’emblema rinnovato è ancora lì a raccontare di un luogo che non dimentica, che celebra la propria identità e si proietta nel futuro con la stessa forza di sempre.
dott. Massimiliano Mattei












