La comunicazione ufficiale del Prefetto sulla data delle elezioni regionali fissate al 17 e 18 novembre e l’amara presa d’atto di Salvatore Santoro nasconde una verità sottesa.
Il mese del terremoto e dei morti potrebbe condizionare l’andamento della campagna elettorale.
Crediamo che questi dubbi vanno fugati immediatamente.
In Basilicata da anni immmemorabili riproponiamo la famosa performance della “ciurma” di Peppe Nasella: ” ‘Ncopp a ‘ varca e Peppe Nasella a prua combattevano e a poppa manco ‘o sapevano”.Molti in Basilicata non sanno perchè sono distratti, molti non sanno per ignoranza, molti non vogliono sapere per pura cattiveria umana o per boria. (il riferimento va ai privilegiati di casta) molti non vogliono sapere per pura pavidità.
Noi, al contrario, per l’onestà intellettuale che ci ha sempre contraddistinto, pur con le polemiche scaturite dal Piano sui Lucani all’estero nell’ultimo Consiglio regionale dobbiamo ammettere che qualche iniziativa posta in essere dalla Commissione preposta all’emigrazione lucana è degna di seria riflessione.
Abbiamo avuto modo nel recente passato di aprrezzare il buon lavoro portato avanti dai vari Presidenti Pietro Simonetti, Di Sanza e ultimamente Scaglione.
Mai, nel recente passato, nonostante gli sforzi di Rocco Curcio, era stata data tanta attenzione alla Basilicata e agli emigranti lucani.
L’ Università di Basilicata, La Rai tre, Le Emittenti e I Giornali ,in primis il Quotidiano, hanno imperversato sul tema con puntuali disamine, con lucide analisi, con precisi reportage e con critiche positive rivenienti da registi e attori affermati di origine lucana, ( Lina Wertmuller., Michele Placido, Rocco Papaleo ecc.).
Uno scoppiettante e amplificato turbillon quasi a voler imitare i vecchi maestri dell’arte pirotecnica.
L’avvio della Film Commission di Paride Leporace, gli Scambi culturali, le Intese tra UNIBAS e Università sudamericane, gli Scambi eno-gastronomici di grande richiamo e successo, come in quel di Berlino, con le puntuali “traduzioni” della brava dr.ssa Daniela Summa, figlia dei nostri cari amici Proff.ri Emanuele e Olga Summa.
Un crescendo di attività e di iniziative di spessore che fanno della Basilicata una vera REGIONE PILOTA nel campo della vera politica dell’accoglienza, rivolta ai nostri emigranti.
Sembra che vada tutto a gonfie vele.
Sembra che la “stella cometa del successo” sia orientata solo verso gli Imprenditori, gli olimpionici con medaglia d’oro, i giornalisti, gli attori e gli scrittori tutti rigorosamente di origine lucana, non ultimo il defunto Ed Mc Bain, che, ha raggiunto , in questi mesi , con l’ultimo romanzo sull’87° distretto di Polizia ( Ed. Mondadori), l’invidiabile traguardo dei cento milioni di copie di libri venduti , per non dimenticare Giovanni Fasanella di origine di S. Fele e di Giuseppe Lupo (finalista del Campiello) di origine di Atella, figlio dello stimato dirigente scolastico Lorenzo, collaboratore del nostro Quotidiano.
Le genti lucane emigrate in Nord Italia e Nord Europa , nelle Americhe e in Australia sembrano “unte” e rappresentano quasi ” una sorta di re Mida”.
Questo eccezionale e favorevole momento lucano dovrà essere sfruttato anche economicamente e politicamente.
Non è possibile restare alla finestra con la tanta attenzione riservata alla Basilicata dai media e dalle istituzioni nazionali e internazionali.
Bisogna creare un clima favorevole e di grande apertura.
Bisogna superare il cinismo misto a pudore tutto lucano.
Tante altre Università americane del Sud e del Nord sono interessate ai nostri territori e alla nostra storia.
Staff di ricercatori sono sempre più interessati alle nostre ricerche archeologiche.
Le “ali”del castello di MELFI si sono arrichite di materiali archeologici di indubbio e indiscusso valore scientifico, in primis il Candelabro etrusco, oggetto di tante attenzioni nazionali di indubbio spessore come la “Mostra di Vetulonia”, frutto delle campagne di scavi e delle tante necropoli rinvenute nei piccoli Comuni lucani ( Ruvo del Monte, in primis).
Sembra che qualcuno metta lo zampino per riportare a galla, dopo ,oltre trent’anni, tutti gli “arredi funebri” giacenti nel Museo Nazionale del Melfese.
Sarebbe cosa buona e giusta che l’APT ricordi queste stupende performances con atti e riconoscimenti dovuti.
Ci informano che studiosi di alto profilo hanno ripreso le ricerche portate avanti con successo dall’allora giovane archeologo milanese Angelo Bottini.
Oggi tanta è l’attenzione di molti ricercatori stranieri, quanta l’indifferenza delle istituzioni locali e regionali come l’APT e la Soprintendenza Archeologica (ad eccezione degli addetti al Museo Nazionale di Melfi).
Forse, non tutti sanno che sta crescendo in Basilicata una nuova schiera di archeologi e di studiosi di comprovata professionalità.
Sono cresciuti a dismisura nell’oblìo assoluto.
Sono lontani i tempi degli scavi della necropoli ruvese diretti dal dr. Angelo Bottini, ora alto dirigente del Ministero per i Beni Culturali e già primo “Soprintendente Archeologico” nazionale.
La sua bella carriera professionale ha avuto inizio in Basilicata nella campagna di scavo di Ruvo del Monte nel febbraio 1977.
Un sito sconosciuto e uno studio che ha riservato allo stesso Bottini, tante soddisfazioni e tanto successo di critica, da parte di grandi esperti di fama internazionale, in primis il prof. Buck dell’Università di Alberta (Canada).
Non dimenticheremo mai la sua ricerca pubblicata sulla brochure del Comune di Ruvo(1983) e, soprattutto, la stessa ricerca archeologica ripresa dall’Accademia dei Lincei.
Queste collaborazioni e queste serie “complicità” hanno prodotto risultati eccezionali e hanno tenuto acceso il lumicino della speranza di tanti giovani studiosi lucani.
Studiosi stanchi di essere precarizzati.
Un giovane archeologo lucano, pur bravo e in grado di gestire, al meglio, una campgna di scavi archeologici è retribuito con 600 o 800 euro al mese.
Sono lontani i tempi dell’archeologo Bottini e del suo “capo” Dinu Adamestaunu.
Scarsi sono gli investimenti nel settore.
Oggi molti sono impegnati a riscoprire gli studi “etnografici” di Ernesto De Martino.
Oggi tanti “metropolitani” riscoprono il Sud con le sue magie, i suoi balli e le sue “tarante”.
Il Salento con il suo importante festival di Melpignano raccoglie ogni anno centinaia di migliaia di turisti.
Rivedere tanto entusiasmo e riscoprire un altro Sud è meraviglioso.
Noi che siamo stati i fautori di ricerche antropologiche e musicali, balli e pizziche dagli anni settanta in poi, con studi e iniziative di vasta eco siamo fermi.
Dopo la bella performance dei Tarantolati di Tricarico alla Biennale di Venezia ci siamo quasi arenati.
Speriamo di non naufragare negli abissi della rassegnazione.
Gli stessi “Tarantolati” si sono ulteriormente smembrati e segnano definitivamente il passo.
Quanta ricerca e quanti approfondimenti vanificati dal pressappochismo di oggi.
L’aver aperto tante “streets of gold” nel mondo non ha frento il declino interno.
Aumenta a dismisura la tristezza e lo scarso entusiasmo.
Aumenta a dismisura il divario tra “paese reale e paese legale”, specie in Basilicata.
Quel fatalismo che era stato respinto negli anni settanta oggi si ripropone come per incanto.
La visione cosmopolita dei “Lucani nel Mondo” mal si concilia con una rassegnazione e una pavidità giovanile che si tramuta in “generazione Q”.
Generazione quieta che non trova stimoli e non fa nulla per continuare su quel cammino tracciato dai giovani degli anni settanta.
Zetema e Premio Basilicata che rappresentano il “top della cultura” in Basilicata sono retti dai due eccellenti Prof. Bonsera e Avv. De Ruggeri , purtroppo avanti con gli anni.
Auguriamo loro di vivere oltre i 120 anni, ma, siamo convinti, che, dopo di loro, ci sarà … il “Nulla”.
Ci vorrebbe uno scossone di orgoglio lucano d’altri tempi.
I galantuomini vanno via e ci lasciano per sempre.
In un contesto chiuso e gretto dove opera una casta professionale chiusa e provinciale, boriosa e saccente, ritrovare qualche volta veri gentlemen e persone di squisita educazione e moralità fa sicuramente bene alla nostra igiene mentale.
Dobbiamo sostituire le persone dotate di pavide palle di velluto odierne con persone dotate di vere e ferree biglie di acciaio.
Ci vorrebbe uno scossone di entusiasmo giovanile finalizzato allo studio serio e non a quello accademico, fine a se stesso.
Uno studio che riprenda il discorso interrotto negli anni settanta sulle genti lucane, sulle ricerche archeologiche e sulle comuntà tribali (con risvolti occupazionali seri).
Il nostro Gruppo Archeologico Lucano si era imposto negli anni settanta e aveva creato occasioni di lavoro concreto per tanti giovani ricercatori lucani.
Grazie alla mediazione e alla grande sensibilità di Dinu Adamesteanu e di Angelo Bottini tanti giovani dell’epoca sono diventati responsabili di strutture e di Sezioni didattiche, oggi ,molto apprezzate da Muro Lucano a Rotonda.
Riproponiamo quel clima favorevole e riportiamo nel giusto alveo i tanti giovani archeologi e antropologi lucani presenti e ingiustamente emarginati.
Le Comunità “tribali” lucane sono state oggetto di studio e hanno fornito per decenni materiale scientifico di tutto rispetto a tanti studiosi americani e non ( da Banfield a De Martino ecc.).
Usciamo da questa irrazionale passività e riprendiamo un percorso propositivo con la stessa caprbietà e con lo stesso impegno dimostrato negli anni settanta e oltre.
Solo in questo modo possiamo far tesoro dei buoni risultati prodotti dalla Commissione Lucani nel Mondo e provare a ricreare quel circolo virtuoso che tanto bene ha apportato alle giovani generazioni degli anni settanta.
Del resto le intese, gli scambi giovanili e i protocolli devono servire a trovare soluzioni concrete anche di tipo occupazionale.
Soluzioni occupazionali che devono riguardare, in particolare, il Pianeta Giovani lucano.
Altrimenti è una delle tante “fatiche sisifiane” tanto in voga negli ultimi tempi.
Siamo stanchi di assistere a stupendi progetti riconosciuti, anche a livello internazionale, senza alcuna ricaduta occupazionale.
Siamo stanchi di foraggiare carriere e percorsi di tipo “personal-individualistico”.
La nostra generazione Q (lucana) può uscire dal guscio, solo con la fattiva e caparbia volontà dei suoi uomini migliori, disinteressati e vocati al bene comune.
Speriamo di aver colto nell’impegno fattivo e concreto dei “Lucani nel Mondo” la vera matrice di un prossimo futuro pieno di speranze e non di illusioni.
Bernard Henry Levy ci ha insegnato che le ILLUSIONI non hanno avvenire.
Mauro.Armando.Tita@alice.it











