A giudicare dai primi vagiti della Campagna elettorale i “Tre fattori industriali” continuano ad essere ignorati dall’Agenda elettorale delle varie coalizioni.
Ci siamo cimentati come “Amici della Sociologia” nei mesi scorsi con Recovery Plan e personale degli Enti Locali.
Abbiamo avuto la “riprova” in questi giorni grazie alle autorevoli dichiarazioni di tanti Sindaci Lucani di spessore e qualità che le Amministrazioni Locali non sono attrezzate al punto giusto e non riusciranno a dare riscontri positivi alle migliaia di imprese lucane , artigiane, in primis, strozzate, pure, dal “caro gas”. L’ultima ricerca Svimez/Tagliacarne ci aveva informato che sono a rischio ventimila imprese del Sud di cui oltre tremila in Basilicata. Il dato deve essere aggiornato triplicando i rischi.
Pur nei limiti delle nostre modeste possibilità ci sforziamo a formulare indicazioni e suggerimenti per le “policy” di sviluppo territoriale della Basilicata. E’ inutile ribadire la strana partita di giro del recovery fund, ormai acclarata. Abbiamo bisogno di tanta competenza e di tanta “chiarezza”espositiva che langue. Abbiamo bisogno di lasciare traccia in un mondo politico lucano nel quale manca da anni l’etica della “responsabilità” e del “dare conto”.
“Dare conto” significa aprire il “Palazzo” alla cittadinanza attiva lucana, non considerare il personale come arredo urbano. Un “Dare conto” che crei una nuova generazione di funzionari credibili e liberi supportati da una nuova categoria di cittadini lucani che sappiano pretendere e avere certezza dei propri diritti . Fiducia in un PNRR inserito in una nuova dottrina manageriale che non si immiserisca negli egoismi di natura corporativa. Fiducia nelle nuove professioni che sappiano ricostruire una nuova passione civile finalizzata ad una società lucana multidisciplinare. Società multidisciplinare che superi i desueti egoismi dei vari Ordini Professionali e si avvii a riproporre finalmente i tre fattori industriali : “Competitività, Ricerca e Ammodernamento” per valorizzare una vera imprenditoria lucana pur in presenza di una disastrosa gestione ASI.
Fattori che languono da secoli e sfociano in patogene crisi industriali, sempre più brutali.
Siamo stanchi di terrificanti chiusure e di orribili delocalizzazioni, non più accettabili.
Ci eravamo illusi che l’avvento FIAT/FCA/STELLANTIS avrebbe innescato i tre pilastri della qualità dell’ambiente “macroeconomico”: “L’efficienza della P. A., L’accesso alla finanza regolata, L’adeguatezza delle infrastrutture con l’accesso alle nuove tecnologie”… non ci siamo riusciti.
Lo dobbiamo amaramente costatare che questi tre seri fattori industriali non sono mai stati attivati e ci pongono in una situazione di estrema inadeguatezza, nonostante la “scialuppa” quasi logora del recovery fund.
Una scialuppa che in assenza dei tre fattori si sfalderà in mare aperto. Dovremo riprendere cari amministratori regionali, provinciali e comunali il serio cammino vocato alla competitività, tanto agognato dalla vecchia legge regionale n. 1/09 mai seriamente applicata. Una competitività che parta finalmente dalle nostre risorse endogene e chiuda per sempre con un presunto sviluppo industriale che non ha mai creato un serio indotto endogeno e una vera autonomia.
Senza AUTONOMIA non si crea sviluppo, né industriale, né economico.
Noi siamo stanchi di essere considerati MERCATO di riserva in presenza di tante risorge energetiche, idriche e paesaggistiche. Ci siamo battuti da sempre per superare questa fase ambigua e indistinta del nostro modello industriale. Abbiamo proposto joint-venture , affiancamento e start up in un vero processo di discontinuità…nel deserto di sempre. Oggi vi è l’ultima occasione da non tralasciare, uno strumento europeo di emergenza per la ripresa meglio conosciuto come Next Generation Eu.
Riusciranno i nostri “eroi” a dare uno scossone all’economia lucana in termini di rivoluzione digitale e di transizione ecologica? Riusciranno questi “eroi” a far rientrare le migliaia di cervelli in fuga?
Lo vogliamo ricordare ai nostri cari Amministratori regionali…a fronte di trentamila universitari lucani fuorisede, l’87% non rientra più in regione. Questo dato così negativo non si presta ad alcuna speranza di sorta e ci fa svegliare più vecchi, più demoralizzati e più depressi.
Armando Tita
Sociologo












