Una nuova Lettera al Presidente Bardi

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Arisa dopo i successi di Sanremo vince pure a “Ballando sotto le stelle”.

Arisa è un prodotto del “Laboratorio Mogol” voluto dalla Regione Basilicata nel 2007. E’ un prodotto del “nostro” Fondo Sociale Europeo, fiore all’occhiello fino a dieci anni fa. Eravamo tra i primi nelle classifiche del FSE in Italia e in Europa per capacità progettuale e di spesa.

In questi ultime settimane lo sconforto ci assale, la Regione Basilicata è scivolata amaramente all’ultimo posto nella graduatoria nazionale del Fondo Sociale Europeo e nella Formazione del personale.

Non ho la sindrome di Cassandra che mi porta a formulare profezie avverse circa il futuro altrui, però,

caro presidente Bardi ricorderà la mia accorata LETTERA pubblicata in Prima Pagina sulla Gazzetta del Mezzogiorno nel lontano 20 settembre 2020, il tema trattato riguardava i “Dipartimenti collassati”.

Purtroppo nonostante le girandole dirigenziali e le tante finte dimissioni assessorili , tutto risulta fermo, bloccato, terribilmente immobile.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti e da ex Funzionario FSE provo tanta, tanta amarezza ripensando ai nostri progetti e alle nostre buone pratiche riconosciute dalla UE, dai Centri di Eccellenza, dalla Banca Dati della Camera dei Deputati, dall’ISFOL e perfino dalla prestigiosa Biblioteca di Montecitorio.

Avevamo constatato un ingiustificato entusiasmo per la presunta destinazione al Sud del 40% del Recovery Fund.

“La Regione Basilicata si impegnerà per spendere al meglio queste risorse dotando la sua Comunità di quelle infrastrutture che aspettava da tempo” sono parole sue Presidente.

Provo ad essere onesto intellettualmente senza alcun pregiudizio di sorta.

Noi settantenni come Lei ,mai creduloni oltre ogni pura ragionevolezza, siamo tra coloro che amano il “genere umano” che si svegliano con il buonumore (che lo sentono come dovere etico alla Galimberti ) che salutano con un sorriso, un abbraccio e mal sopportano enfasi , proclami o paraculismi di natura “rivielliana”. (Lei ricorderà certamente il nostro amato e un po’dimenticato poeta, Vito Riviello).

Caro Presidente questi risultati così negativi ,cosi angoscianti, questo crescente pessimismo che non depone a favore di un positivo futuro lucano sempre più nebuloso, Stellantis, in primis, (Lei sa che non vi sono veri e concreti elementi di certezza nel Piano Industriale della nuova proprietà francese, speriamo di sbagliarci) stridono tanto con questo insopportabile entusiasmo di maniera.

Pur volendo sdrammatizzare con Andrea Di Consoli(amiamo entrambi il dissacrante Vito Riviello) ci siamo scambiati aneddoti e aforismi paesani, roba per rozzi come noi, una mera “psicosomatica rurale” come la definisce lo stesso Andrea , siamo sempre più perplessi, più scettici, più malinconici e quindi più adirati e incolleriti..

Caro Presidente riavviare la vera Stagione della Progettualità con questi Dipartimenti collassati e con questi risultati così negativi costerà tanta fatica e tanto impegno, tanta professionalità e tanta competenza che non ci sono e che, purtroppo, non sono ancora visibili all’orizzonte.

Lei ricorderà tanti anni fa il reportage del 25 novembre 2008 di Giampaolo Vasetti in Prima Pagina di “Repubblica”: “La Regione Basilicata chiusa con un FAX” con i manager delle varie Multinazionali interessate spariti per sempre e con quel sogno del Polo Chimico di Enrico Mattei infranto in un deserto di Capannoni pericolanti con migliaia di operai licenziati e con la tragica e ingombrante presenza di centinaia di sacchi di amianto, non ancora rimossi.

Questa desolante immagine scolpita nella mia mente non è mai stata dimenticata né dalla mia persona né da migliaia di lucani di buona volontà e di dignità.

Siamo ancora maledettamente sudditi e siamo considerati una mera espressione geografica, alla Metternich, pur con le nostre strabilianti ricchezze energetiche, idriche e ambientali.

Ecco il vero leit motiv, il vero motivo conduttore del fallimento di intere classi dirigenti regionali, da una parte le strabilianti ricchezze dall’altra le strabilianti sudditanze.

Nessuno dei Papaveri dell’industria e dei Governi nazionali e regionali ha mai accettato la onesta e pulita lezione di tanti “Maestri semplici” lucani , degli uomini di orgoglio e di dignità, da Rocco Scotellaro ai Centomila di Scanzano.

Questi “ Maestri semplici “che avevano orientato le Istituzioni a generare Imprenditoria sana e Beni durevoli sul e per il Mercato (dall’artigianato all’agroindustria)e non a fabbricare voti per la politica politicante sono stati per sempre emarginati, isolati, costretti dai capi bastone a restare fuori dal giro delle relazioni politiche e sociali.

Quel Fax è ancora oggi terribilmente presente come un macigno con l’aggravante che i “Maestri semplici” continuano ad essere ignobilmente ignorati .

Per affrontare, in modo adeguato, i temi dello sviluppo e aggredire le problematiche sociali, culturali, ambientali, economiche e infrastrutturali attraverso il Recovery fund bisognerebbe attivare un dinamismo progettuale e una seria capacità gestionale, innovativa , di spessore e di impatto che languono da secoli.

Lei ricorderà il fervore di dieci anni fa intorno ai Patti di Sistema , la Rete Ancitel, le tante task force con le nuove normative per l’energia eolica (che ha prodotto, purtroppo, sconquassi ai nostri stupendi paesaggi e tanti affari per le lobby… con tanti arresti) i nuovi rapporti con l’Università, la Confindustria , i Sindacati, la ex FCA, i giovani ricercatori. Una bella scommessa che non si è mai concretizzata. Un guscio vuoto mai colmato, mai riempito di virtuosità oggi aggravato dagli ultimi posti nelle graduatorie nazionali di riferimento.

Con questi angoscianti risultati, con questi Dipartimenti così collassati si può ancora parlare di Recovery Fund, di innovazione, di internazionalizzazione, di economia digitale ?

Noi crediamo sinceramente di NO.

Armando TITA

Sociologo, ex Funzionario FSE

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