Napoli – Cagliari 3-3: missione fallita

Dopo Napoli – Verona 6-2 il gruppo ruvese ci ritenta e decide di catapultarsi a Napoli per vedere il Cagliari di Zeman, anzi Zemàn, alla napoletana con l’accento sulla a.

Il gruppo variato, riveduto e rinfoltito questa volta comprende 14 unità delle quali 7 mai entrate in uno stadio, un milanista, Donatino Corritore, ed un cagliaritano, Mario Atzori, il nome la dice tutta, e questo alla fine risulterà fatale: ma a pensarci bene nel gruppo c’erano almeno 5 persone con sangue, anche parzialmente, sardo.

Giornata bellissima, almeno dal punto di vista meteorologico, solito parcheggio nell’ex area Edenlandia e passeggiata di 10 minuti fino allo stadio.

Lungo il percorso le solite bancarelle con le sciarpe e le maglie degli idoli napoletani ed i venditori, per ingraziarsi i tifosi, non esitano ad elergire qualche titolo: “dottò, dottò, accattatv a sciarp o a magl”, un titolo non si nega a nessuno, nonostante nel gruppo non ci fosse nessun laureato, almeno per il momento: ad un certo punto non si capiva più se eravano in una corsia di ospedale o in un ateneo.

I più piccoli cadono nelle lusinghe e lo zio Pietro (Graziano) è costretto a comprare le maglie ai nipotini: Higuaìn e Callejòn, l’accento è già napoletano.

Le due facce del Napoli
negli atteggiamenti di Mattia e Alessio

Faccia sorridente prima della partita

Di spalle con gli idoli che hanno tradito

Prima di entrare allo stadio un pranzetto frugale con qualche pizza e uno spaghettino ai frutti di mare, il tempo di incontrare Angelo Di Roberto, presidente del Club Napoli Rionero, presente con uno strisicione allo stadio, che ci ha fornito gentilmente i biglietti, e via su per le scalinate nei distinti superiori, sono le 14.30, manca mezz’ora alla partita.

Dentro arrivano le prime sorprese, nonostante eravamo venuti in gran segreto, per non dare troppo nell’occhio, incontriamo due cugini, il primo, Angelo con moglie Angela, a fare la fila per entrare allo stadio, la seconda, Luisa, con il marito Tito ed il seguito di prole e nipoti, addirittura seduti una fila sopra di noi.

Tifosi allo stadio

Il gruppo ruvese allo stadio


Gli amici Luisa, Tito e tutto il seguito

Subito notiamo che la bandiera di Maradona, sempre al solito posto, rispetto a noi era a sinistra, nella partita precedente era a destra.

Nel cielo compaiono degli uccelli, sono gabbiani, poi a guardarli bene non capiamo se sono corvi oppore gabbiani vestiti da corvi, qualcosa di strano nell’area c’è, ma al momento non riusciamo ad intuire; vicino a noi alcuni ultras del Napoli che per tutta la partita hanno intonato slogan così stonati  che ad un certo punto anche i calciatori hanno chiesto all’arbitro di farli smettere sennò avrebbero smesso loro di giocare: figuriamoci noi che eravamo vicino.

Tutti questi presagi sembrano svanire dopo trenta minuti, quando il Napoli segna la seconda rete, purtroppo, almeno per noi tifosi napoletani, così non è.

Momenti allo stadio

La bandiera di Maradona


Punizione per il Napoli


L’arbitro arretra la barriera e tira la riga


Gabbiani nei cieli?

Al 38° accorcia le distanze il Cagliari con Ibarbo e nel secondo tempo entra in cattedra Farias, sembra un nome di un profeta, ed almeno per il Cagliari lo è, pareggia per la prima volta al 2° e per la seconda volta al 67° il goal del provvisorio nuovo vantaggio del Napoli da parte di De Guzman.

Il Napoli non sa più reagire e la partita finisce, comunque tra gli applausi di tutti gli spettatori a tutti gli attori in campo e questa che potrebbe sembrare un’atmosfera idilliaca in realtà non lo è.

Alcune immagini ritornano in mente: ma allora gli uccelli erano veramente corvi? Quella bandiera di Maradona spostata sulla destra. Ecc., ecc.

Le due panchine

Quella del Cagliari con Zemàn, alla napoletana con l’accento sulla a


Quella del Napoli con Benitez

 

I bamini si tolgono la maglia del Napoli dalle spalle e stanno per buttarla a terra, interviene lo zio Pietro che li minaccia di non portarli più allo stadio e loro per tutta risposta: “E chi vol vnì chiù a vrè sta schifezz” (e chi vuole venire più a vedere questa schifezza).

Ma  tutto si tranquillizza, qualche caramella, una pacca sulla spalla e si ritorna a Ruvo appena in tempo per il derby della Madonnina ed alla fine l’unico ad esultare è lui: Mario.

Pietro Mira{jcomments on}

La partita è finita

Il pubblico deluso lentamente defluisce dallo stadio

Alla fine ad esultare è lui: Mario

 

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