Mai più oblio sulle morti bianche

Qualche tempo fa sulle pagine della Gazzetta sostenevo che le morti bianche sono le morti più crudeli, più ingiuste, più tremende.
La morte del quarantunenne lucano Raffaele Ielpo morto un anno fa schiacciato a diciotto metri di profondità ci aveva profondamente rattristato.
Bene ha fatto la Gazzetta ad evidenziare in prima pagina (Massaro e Virgallito) e con tanta amara ironia “la giornata nera delle morti bianche di Pignola e di Tolve.
Spero che ritorni la sensibilità vissuta negli anni scorsi con il Vescovo Superbo e con tanti giovani, in quel di Potenza (Rione Francioso).
La sensibilità dimostrata dalle cosiddette “agenzie educative lucane”: “Chiesa, Scuola e Famiglia”, per queste immani tragedie sul lavoro, ci appassionava, ci emozionava e ci inorgogliva.
Da un decennio, purtroppo, assistiamo all’oblio e al “deserto” raccapricciante sulla seria problematica.
L’ennesima morte sul lavoro dei due onesti e bravi lavoratori di Pignola e di Tolve , di due affettuosi e seri padri di famiglia spero che non esaurisca in un sol giorno il suo ciclo di attenzione.
I morti sul lavoro, nei cantieri e le morti bianche in agricoltura sono in crescita esponenziale e sono terrificanti in Basilicata.
Siamo in presenza di un patogeno risvolto, siamo senza lavoro e aumentano a dismisura le morti nei cantieri e sui luoghi di lavoro.
Ricordo a tutta l’opinione pubblica lucana che la lentezza istituzionale nel campo della sicurezza è stata ed è stucchevole.
Mentre il “Pianeta della formazione” approfondiva il dibattito sulla sicurezza, non solo, in termini di impianti, attrezzature e strumentazioni , ma, soprattutto, di “risorse umane” con la nascita dei cosiddetti “security manager”, le istituzioni pubbliche erano assenti e/o del tutto indifferenti.
Abbiamo dovuto attendere oltre un decennio per avere una legislazione di riferimento. La famosa legge “626” del 1994.
In questo campo, purtroppo, la Regione Basilicata langue da secoli e non ha più riproposto nelle attività corsuali, come avveniva nel passato, un modulo formativo mutuato sulla sicurezza.
Da tempo immemore la Regione ha assunto un ruolo di puro spirito notarile o di mero “ufficiale pagatore”, senza alcun serio ed efficace controllo.
In queste condizioni sarà difficile riproporre la figura del “security manager”.
Un ultimo richiamo, un ultimo accorato appello.
Sarebbe bello se ci fosse nelle prossime “feste” natalizie una bella omelia sulla problematica proposta dalla CEI/Basilicata e supportata da un semplice e umile minuto di raccoglimento e di riflessione sulle morti Covid e Bianche in Basilicata. Sono troppe e… vengono rimosse brutalmente il “giorno dopo”.

Non chiediamo di più. Non vogliamo dimenticare.

Mauro Armando Tita

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