L’incontro con Franco Basaglia e il caso Ardea

La morte di due stupendi bambini e di un anziano di 74 anni da parte di uno psicopatico di Ardea ci rattrista enormemente, ci addolora profondamente e ci turba intimamente. Nei giorni scorsi senza presagire questa immane tragedia ci siamo cimentati sull’argomento . Abbiamo raccontato sprazzi di umanità , di comunione, di generosità di tenerezza, di buone pratiche e di buoni esempi esperiti da una minuscola “oasi”, il G4, del mega Nosocomio “Universo della Salute”. Ci siamo tanto rammaricati per la mancata attivazione dell’ambizioso Progetto del “Villaggio post-manicomiale” tanto amato dal prete/ terrone, il caro Beato “Don Pasquale Uva”. Nell’articolo avevamo denunciato l’insensibilità perseguita da vecchi e nuovi Amministratori del Don Uva, diversamente distratti da gestioni allegre e fallimentari e mai impegnati seriamente nel reinserimento sociale dei “disturbati psichici”. Il Villaggio post-manicomiale poteva essere antesignano, una sorta di “grimaldello” alla Legge n. 180/78, poteva far nascere aziende agricole, stalle razionali, laboratori, comunità/case famiglia e tanto altro.

Sarebbe stato molto bello integrare gradualmente i malati di mente, lo ribadiamo con forza, sia con l’ergoterapia e sia con la ludoterapia, il lavoro e il gioco, invece di farli stancamente e noiosamente “ciondolare” nei vari nosocomi .

Ho raccontato più volte l’incontro con Franco Basaglia nel lontano 1 Febbraio 1978, giorno della mia seduta di Laurea. Non ero a conoscenza della Tesi presentata da un mio collega sulla sua meravigliosa esperienza triestina e goriziana. La mia povera madre , ingenua salumiera lucana, non poteva mai immaginare tanta presenza “mediatica” di Tv , stampa, radio (Rai 2, in primis con Joe Marrazzo) alla seduta di laurea del suo caro figlio. Me lo disse candidamente Armando perché vi sono tante Tv , tante telecamere nel giorno della tua Laurea?

Mamma Cara l’attenzione non è nei miei confronti, indicai il vero protagonista, il prof. Franco Basaglia, ” invaso “ e “assaltato” da una marea di giornalisti e di telecamere, Relatore della Tesi del mio collega. Mai avrei immaginato qualche ora più tardi l’attenzione e l’epiteto di “Sociologo di Strada” attribuitomi dallo stesso professore mentre “sbirciava“ con tanto zelo la mia Tesi.

Fu un chiaroveggente con tanta bonarietà e con un beffardo sorriso profetizzò: “Non sarai mai un Accademico” “Sarai un bravo operatore sociale della bella periferia meridionale, della bella comunità marginale, della bella gente di montagna, insomma, un vero Sociologo di Strada “. Dopo oltre 43 anni ho capito la vera natura della sua profezia.

Mi colpiva e mi colpisce, ancora oggi, la sua stupenda umanità, la sua straordinaria umiltà e il suo meraviglioso motto: “Mi interessa più il Malato della Malattia”.

Per onestà intellettuale dobbiamo dire ai tanti detrattori della 180/78 che la legge in sé è durata solo pochi mesi , dal 13 maggio al 23 dicembre 1978, quando fu varata la Legge 833 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale e che inglobò la stessa 180 , con tutte le sue diverse implicazioni e i suoi vuoti “patogeni” .

La Legge 180 imponeva non solo la chiusura dei Manicomi, ma, il trattamento sanitario obbligatorio, il “famigerato” TSO. Il Servizio Sanitario Nazionale che conteneva una buona parte degli articoli della 180 regionalizzando gli interventi ha creato terrificanti vuoti legislativi e applicativi e immani disfunzioni . Basterebbe ricordare agli smemorati detrattori che solo nel 1994 si è completata l’eliminazione dei residui manicomiali.

Siamo fiduciosi nel Ministero della Salute che ha organizzato per il 25 e 26 Giugno prossimi, dopo “secoli” di oblio, la Seconda Conferenza Nazionale per la Salute Mentale : “Per una Salute Mentale di Comunità”. Facciamo gli auguri di buon lavoro agli Operatori e ai partecipanti , nonché alla neo dirigente del Centro di Salute Mentale di Potenza, Dottoressa Annamaria Formicola, (sorella della brava giornalista della Gazzetta Carmela Formicola)con la speranza che si possa finalmente dare senso al non apparente senso della sofferenza psichiatrica.

Grazie al PNRR speriamo di far nascere in tutte le regioni italiane il vero e concreto MODELLO della” Presa in Carico“ quasi assente dappertutto (tranne in qualche regione virtuosa).

Un Modello, troppo inattuato, troppo inosservato (compreso l’emblematico caso dello psicopatico di Ardea) che esige, lo ribadiamo, senza se e senza ma, un grande atto di “umiltà basagliana” degli Operatori. Un atto di umiltà VERO che sia in grado di realizzare un serio e AUTENTICO incontro tra paziente e terapeuta per l’avvio effettivo della riabilitazione psichiatrica.

Armando TITA

Sociologo di Strad alla Basaglia

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