L’incompiuta ristrutturazione del Monastero “San Tommaso del Piano” di Ruvo del Monte.

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La Chiesa di Sant’Antonio.

Nonostante non vi siano notizie certe sul Monastero di San Tommaso, la sua costruzione è riconducibile al 1400/1500. Probabilmente fu edificato sui ruderi di una vecchia chiesa ed ubicato sul colle soprastante l’abitato.

I primi ad insediarsi furono i frati Riformati nel 1400 circa; nel 1560 ci fu l’avvicendamento con i frati Conventuali dell’Ordine dei Minori Francescani che non disdegnarono il possedimento di beni materiali, in particolare di terreni, ed instaurarono con la popolazione un rapporto di dipendenza economica. Con il tempo, i possedimenti dei frati aumentarono e non di poco, grazie anche alle donazioni dei fedeli benestanti. Mentre la proprietà feudale si veniva lentamente frantumando, il Monastero, per oltre due secoli, mantenne il controllo terriero ed economico della comunità.
L’estensione delle proprietà della Chiesa portò Papa Benedetto XIII (1724 – 1730) ad ordinare a tutti i Vescovi di trasmettere all’archivio Vaticano copia delle “PLATEE” (mappe per inventariare i beni appartenenti alla Chiesa). Nell’archivio parrocchiale di Ruvo del Monte furono rinvenute ben 50 PLATEE che evidenziano i numerosi possedimenti del Monastero. Si allegano due copie delle mappe che indicavano l’ubicazione dei terreni di proprietà del Monastero e che venivano concessi in
affitto ai popolani con contratti di lungo periodo.

Il Monastero, divenuto nel XIX secolo Chiesa di Sant’Antonio, è formato da una grande navata centrale e due navate laterali più piccole. Nelle navate laterali ci sono dieci piccoli altari, dei quali alcuni risultano irrimediabilmente danneggiati; altri, parzialmente indenni e recanti scritte scolpite sulla pietra che li ornano, furono donati da alcuni fedeli come atto di devozione e risalgono alla fine del 1800 e l’inizio del 1900. Nella navata centrale, in fondo, vi è l’altare principale, dove era stato spostato precedentemente quello antico di Sant’Antonio, ormai distrutto e sostituito con quello ricostruito dopo il terremoto del 1980 dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali.

Ancora oggi sulla porta della chiesa, nonostante tutte le trasformazioni avvenute nel tempo, una architrave in pietra riporta la scritta “ALFA 1608 et OMEGA 1611”, date che indicano i lavori di ristrutturazione e ampliamento nel 1600.

Sulla stessa architrave in pietra è riportata un’altra scritta “DIRITUM 1694 REEDIFICATUM 1698”, che significa” rovinato 1694 e ricostruito 1698”. La ricostruzione avvenne in seguito al terremoto del 1694 che aveva distrutto sia l’abitato di Ruvo che il Monastero.
Il Monastero subì ulteriori modifiche dopo i terremoti del 1930 e del 1980. Anche del campanile che appariva prima del terremoto del 1930, suddiviso in tre piani con in cima la cuspide con relativa campana , oggi ne resta solo il primo.

Il secondo piano, dopo il terremoto del 1930, fu ricostruito, ma , dopo quello del 1980, fu nuovamente distrutto e non più ricostruito.

Chiesa S. Antonio e campanile dopo il terremoto del 1930.

Oltre alla struttura centrale, il Convento si compone del chiostro, di strutture adibite a servizi ed alloggi; sotto il corpo centrale ci sono le catacombe cimiteriali (dalle quali sono stati asportati i reperti con le spoglie dei defunti rinvenuti e per i quali non è stata molto chiara la catalogazione e la destinazione) e le cantine.


La presenza dei frati Conventuali risale all’inizio del 1800. Dopo il 1809, da parte del governo rivoluzionario di Napoli, fu introdotta una legge per la soppressione dei monasteri. Tutti, compreso quello di San Tommaso, dovettero procedere alla cessione dei propri beni, in forma definitiva, al comune di Ruvo del Monte con un verbale datato 1867.

Con la partenza dei frati, a parte qualche sporadica presenza, la vita religiosa e civile del paese perse quell’identità che fino a quel momento l’aveva caratterizzata.
Dopo 41 anni dal terremoto del 23 novembre 1980, uno dei simboli del paese di Ruvo del Monte giace nel limbo. La Sovrintendenza dei Beni Culturali ha speso fondi pubblici, “forse anche tanti”, senza essere riuscita a realizzarne la definitiva ricostruzione. Ad oggi, purtroppo, non è dato sapere quanto sia costata la ristrutturazione parziale che appare anche alquanto approssimativa. A tal proposito, mi chiedo come mai gli ultimi fondi siano stati utilizzati per ristrutturare gli edifici nel chiostro e non per ultimare i lavori del Convento e restituirlo, così, alla comunità. Non è sufficiente sapere che i soldi per terminare i lavori di ristrutturazione del Convento siano finiti ed ignorare,
invece, se la Sovrintendenza ha intenzione di continuare nell’operazione di recupero del sito di così grande interesse storico, sociale e culturale. Se è vero che i lavori sono a carico della Sovrintendenza dei Beni Culturali, è anche vero che la politica “DEVE” intervenire per comprendere quali provvedimenti si intendano mettere in atto. Ritengo che sia un dovere civile e morale ridare al popolo ciò che gli “appartiene”.
Se dovesse essere necessario, si costituirà un comitato per comprendere le ragioni per le quali, a più di quarant’anni dal terremoto del 1980, il Convento non è stato ancora riaperto al culto religioso. Esso è anche simbolo di un periodo storico-culturale che per ben quattro secoli ha caratterizzato l’identità civile e sociale della intera comunità ruvese, connotandone il suo forte senso di appartenenza.

Post terremoto 1980
Pompa Pozzo Chiostro


Giuseppe Ricci


Notizie storiche tratte dal libro “Ruvo del Monte e il Convento” scritto da Don Gerardo Gugliotta edizione 2007
Foto: alcune tratte dal libro “Ruvo del Monte e il Convento”, altre dalla raccolta privata di Pietro Mira

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