Libera informazione e…qualche dose di sana ironia.

La mia quinta fatica letteraria “La Nuova Rassegna “ riproposta in senso “arboriano”, senza particolari fini politici o di carriera professionale ha avuto una ottima accoglienza su Fb e sui mass media , ma, soprattutto goduto di una meravigliosa intervista della bravissima Virginia Cortese sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 30 dicembre scorso.
Una stupenda intervista che ha saputo cogliere la sostanza delle mie risposte.
Sarò grato a vita (a Virginia Cortese e a Massimo Brancati) per l’impatto positivo creato su tanti ragazzi e su tanti blog.
Sono felicemente pensionato e non nutro particolari velleitarismi.
La “Nuova Rassegna” pone gli aneddoti , gli “sberleffi” e l’autoironia al primo posto.
giocando molto sulle parole , sulle contraddizioni e sull’assoluta mancanza di coerenza politica (illustre sconosciuta nella politica politicante odierna).
Sono partito tanto tempo fa dalle tante ambiguità e dalle contraddizioni dei radical chic di Capalbio.
Erano quelli che da un lato si infervoravano contro i leghisti, definendoli xenofobi, razzisti e fascisti per le loro crociate contro i migranti e dall’altro premevano sul sindaco Pd per far allontanare una cinquantina di africani, richiedenti asilo , ospiti di un albergo nelle vicinanze dei loro lidi esclusivi.
Come dire , siamo per l’accoglienza,  ma, a tanti,  tanti chilometri dalle nostre lussuose ville.
Un po’ quello che avviene da sempre nella nostra amata Basilicata. Siamo perfettamente in sintonia a condizione che le distanze siano ben rimarcate.
Uno dei miei articoli vissuti con garbo e ironia tra la Sora Lella (la ex Presidentessa f.f. della Regione) e la Venere di Botticelli (l’ex Ministra del Mezzogiorno), tra le “ Luci ” fievoli di Carmen Lasorella e le ombre giganti dei mancati accordi nel Centro Sinistra è stato senza dubbio il gioco delle consonanti.
Un gioco delle consonanti che mi deriva da un meraviglioso e ambiguo articolo della Gazzetta del Mezzogiorno degli anni settanta.
Gioco delle consonanti che provocavano ilarità nei normali cittadini  e imbarazzo e irritazione nei salotti snob.
Per esempio se togliessimo la Zeta  a Zanna diventerebbe Anna, se aggiungiamo la zeta a Luca  diventerebbe Lucaz.
Se aggiungiamo la Esse a Ventura diventerebbe Sventura, se togliessimo la esse a spalle diventerebbe palle.
Tanti anni fa quando le redazioni dei giornali non si prestavano molto alla puntuale correzione delle bozze era difficile e complicato prendere in giro un cardinale o un mammasantissima delle politica e della grande impresa.
Qualche volta succedeva.
Non avrei mai voluto essere nei panni del direttore della Gazzetta del Mezzogiorno dell’epoca che aveva tralasciato e sorvolato ( forse, scientemente) su  un errore grossolano.
Mi riferisco all’omelia del Cardinale Ursi, ex Arcivescovo di Acerenza e Napoli rivolta al neo Vescovo di Melfi Mons. Armando Franco nell’atto del suo insediamento in Diocesi.
Il Cardinale Ursi rivolto al Mons Franco lo ammoniva bonariamente con questa sofferta esortazione:
“Sta ai pastori della Chiesa, sta ai padri spirituali portare sulle spalle il Vangelo di Cristo”.
Potete immaginare il refuso della Gazzetta del Mezzogiorno dell’epoca e l’omissione totale della esse…da spalle a palle.
Molti anticlericali del tempo fecero a gara nel commentare tale improvvida dichiarazione del Cardinale.
L’ informazione in Italia dopo questo banale episodio ha subito grandi lavande gastriche.
Colossi dell’impresa e del mondo finanziario seguono le grandi testate e i grandi network con qualche “controllino” adeguato alle circostanze.
E’ difficile ritrovare un grande gruppo editoriale sano e libero. Tranne qualche mosca bianca manca da decenni la vera OBIETTIVITA’.
Tante testate sono diventate stucchevoli.
Vanno in una unica direzione , la terzietà è un puro optional.
Mai fatta una critica alle leggi sul precariato strutturale.
Mai parlato dei licenziati cinquantenni e delle migliaia di giovani laureati del Sud che vanno a fare i camerieri a Londra ad eccezione della Gazzetta del Mezzogiorno che da diverso tempo pone il tema della formazione professionale, dei neet e delle migliaia di giovani lucani in fuga.
Tanti proclami , tanti progetti, poche realizzazioni concrete.
Forse è meglio puntare sulle nostre piccole realtà editoriali.
Realtà editoriali pronte a carpire qualsiasi fenomeno giovanile ad effetto moltiplicatore.
Sono piccoli “esempi editoriali” che devono essere moltiplicati.
Non mi dilungo ulteriormente perché spero che questa mia piccola provocazione sortisca gli effetti sperati e apra finalmente quei portoni blindati da decenni sulla Programmazione economica e formativa regionali.
I Giovani lucani devono essere coinvolti e partecipare alla realizzazione di progetti concreti finalizzati all’occupazione stabile non alla vergogna del precariato strutturale odierno.
Un esempio concreto e corretto è stato il mega incontro tenuto nel lontano 15 ottobre 2017 dall’AGIA(Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) e dal Forum Nazionale e Regionale dei Giovani, nel Palazzo Ducale di Tricarico.
L’Agia e il Forum regionale dei Giovani sono partiti da tre testimonianze dirette, quella del Sen Ziccardi (da poco scomparso), quella del funzionario CIA Carbone e del sottoscritto, sul quarantennale di Borgata Taccone.
Borgata Taccone fu una sfida alla rassegnazione nell’ottobre del 1977 …mai si erano visti in quel Villaggio della Riforma migliaia e migliaia di giovani rivenienti da tutta l’Italia… comparve perfino una bella Edicola.
Fu un raduno di grande entusiasmo giovanile che ha prodotto risultati concreti con il varo della famosa legge per i giovani  la n. 285/77.
E’ un piccolo esempio di circolo virtuoso …come il mix tra stampa, organizzazioni giovanili e istituzioni  possa realizzare progetti finalizzati all’occupazione giovanile stabile anche nelle aree dell’osso e della marginalità economica lucana.
Libera informazione, libero pensiero e piccola sana imprenditoria sono il cocktail giusto per il prossimo futuro delle nuove generazioni lucane.

Mauro Armando Tita

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