La sensibilità del ristoratore lucano

Sarà l’ipocondria, saranno le paure per il contagio del Covid 19, sarà quel malcelato senso di impotenza lucana, eppure la Basilicata delle “banlieue” o dei ghetti o delle categorie colpite dal semi lockdown dell’ultimo DPCM non si è mossa.

Nessuno ha ritenuto opportuno scendere nelle “Piazze tragiche”, per dirla alla Marco Revelli.

Marco Revelli sul Fatto Quotidiano ci ha mestamente ricordato che il Novecento è finito per sempre.

In queste manifestazioni prevalgono due protagonisti: i primi, chiamiamoli esercenti, espressione di una certa fragilità sociale atterriti dall’idea di precipitare nell’impoverimento e i secondi ,ragazzotti provenienti dai quartieri poveri compresi tanti extracomunitari (come quelli …della vetrina frantumata al negozio di Gucci)scesi in piazza con una logica da “riot” americani, da una parte per esprimere rabbia dall’ altra per soddisfare desideri.

Tutto ciò nella nostra Basilicata non è avvenuto.

Addirittura c’è la lodevole iniziativa del Ristorante “Crusco’s” di donare l’invenduto alla chiusura delle ore 18,00.

Il cibo donato a chi ne ha bisogno sottolineato dalla Gazzetta in prima pagina.

Marco Revelli in quale categoria avrebbe inserito il Ristoratore di Potenza?

Nella pagina degli esercenti generosi e altruisti o in quella delle “eccezioni”?

E’ sicuramente una gran bella risposta alla sua cruda e crudele analisi di Sociologo accademico.

Qui vi è la vera mediazione tra le proprie sofferenze e le sofferenze generali.

Sarebbe bello se Revelli analizzasse il comportamento del Ristoratore di Potenza.

Non è un atto di generosità fine a sé stesso ma, un atto di gentilezza che è la delizia più grande dell’Umanità perché si fonda sulla sensibilità.

La sensibilità di Noi lucani mai persa che si ritrova sempre nelle emergenze.

Oggi l’emergenza COVID 19 e un DPCM contestato ci fanno riscoprire uomini, donne e categorie impegnate concretamente nel sociale e nella solidarietà.

La Sensibiltà dei lucani è una gran bella cosa, non è una virtù perdente.

Purtroppo, sono del tutto incomprese da una classe politica e dirigente lucana impegnata altrove.

La sensibilità cumula queste esperienze umane, costruisce una cultura che concepisce in modo nuovo l’esistenza, i rapporti interpersonali , la condizione giovanile e femminile, la scuola e l’intera società civile in tutte le sue articolazioni .

Nel Novecento vi era lo spirito della coscienza sociale, stupendi erano i nostri Comitati Popolari Unitari, espressione di praticata generosità ,solidarietà e altruismo.

A tal proposito me lo chiedevo qualche mese fa sulle pagine della Gazzetta …dove sono finiti i nostri  centomila lucani di Scanzano del novembre 2003 e dove sono finite le decine di migliaia di giovani della manifestazione di Libera, tenutasi a Potenza nel lontano 19 marzo 2011 ?

Come erano belli quei tempi , come era bello rinunciare alle bandiere di partito e gestire direttamente quei momenti di meravigliosa generosità, concordia e unità, da Campo Fango di “Terzo Cavone” al Piazzale “Regione Basilicata”, con una moltitudine giovanile vivace e propositiva, il popolo giovane lucano delle stupende Felpe Bianche .

Eravamo orgogliosi ed eravamo consapevoli  che c’era lì … un “altro” popolo lucano.

Quella era la vera  giustizia sociale e quella era la vera legalità, sconosciute alle “Piazze Tragiche” di oggi.

Mauro Armando Tita

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