Io e la Gazzetta del Mezzogiorno. Dedicato a tutti gli amici ruvesi con i capelli bianchi degli anni settanta.

Questo stupendo amarcord pubblicato martedì scorso 9 giugno in grande evidenza sulla Gazzetta del Mezzogiorno( un articolo che ha avuto una vasta eco tra giornalisti e professori unibas e, soprattutto, nella redazione centrale della Gazzetta del Mezzogiorno… per il contesto “ruvese” dell’epoca e per la bella ironia in esso contenuta). Ciao, Armando

Io e la Gazzetta del Mezzogiorno.
No. Non finirà una storia iniziata 133 anni fa e che ha segnato la vita di generazioni di pugliesi e di lucani.
E’ l’incipit, l’inizio di uno stupendo editoriale del direttore De Tomaso sulla Gazzetta del 17 maggio scorso.
Da oltre cinquant’anni non coltivo l’arte dell’ignavia.
Fottersene come sempre di tutto e di tutti per curare il solo orticello familiare l’ho sempre detestato. Isolarsi e non socializzare e tante altre amenità del genere, della serie genere umano non vi conosco, non mi sono mai appartenute e non mi appartengono.
Un giornale che ha fatto la storia e fa la storia del Mezzogiorno non può morire.
Un giornale che ha colmato e colma una lacuna collettiva della storia pugliese e lucana con un linguaggio accessibile, mai gonfio, mai ridondante, mai affettatamente prolisso e ricercato non deve morire.
Ricordo nel mio piccolo borgo (Ruvo del Monte) l’edicola “casalinga” di Zio Pasquale degli anni settanta (i pochi giornali erano distribuiti su una madia, un cassettone in legno che si usava per impastare il pane), la Gazzetta del Mezzogiorno era l’unico giornale veramente “quotidiano”, gli altri arrivavano il giorno dopo. Memorabile era la pagina della Basilicata con tutti gli avvenimenti locali particolari corredati con stupende narrazioni che qualche volta lo diciamo con un po’ di obbligato sarcasmo erano “eufemisticamente” originali.
Sono stato per anni a ridere di gusto per un refuso (forse, voluto scientemente ) riportato dalla Gazzetta Basilicata dell’omelia del Cardinale Ursi, arcivescovo di Napoli, nel giorno dell’insediamento del nuovo Vescovo di Melfi, Mons. Armando FRANCO.
Una stupenda omelia completata da una accorata esortazione.
Sta a Voi vescovi, a Voi pastori della Chiesa portare sulle spalle il Vangelo.
L’aver tolto deliberatamente la esse a spalle ha dato luogo a commenti non proprio benevoli di mangiapreti e di anticlericali dell’epoca.
Un vecchio professore di filosofia marxista-leninista la definì una verità storica dopo duemila anni di cristianesimo.
Questa era la Gazzetta del Mezzogiorno che ho conosciuto negli anni settanta.
Ironia e cronaca certosina.
Non ho mai dimenticato la campagna di sottoscrizione della Gazzetta del Mezzogiorno nei confronti dei Comuni del Cratere lucani.
Nella primavera del 1981 da Vice Sindaco di un Comune disastrato conobbi tanti giornalisti baresi e lucani, mi fu consegnato un “pulmanino” FIAT con otto posti frutto della sottoscrizione della Gazzetta.
Le chiavi mi furono gentilmente consegnate dall’allora redattore capo Pino Anzalone.
Gentilezza, cortesia e generosità che ho sempre apprezzato in Pino Anzalone e nella redazione dell’epoca.
La mia avventura con la Gazzetta non fini.
La Redazione e Pino Anzalone presero a cuore tutte le fasi del Progetto Artigianato della Regione Basilicata e le positive ricadute occupazionali, pubblicandole mensilmente.
Ultimamente la stupenda recensione del Prof. Tommaso Russo al mio libro “Quando la Sinistra amava il Mezzogiorno” pubblicata sulla Gazzetta del 17 Dicembre 2017, postata su FB con oltre diecimila like e un record che mi rende fiero e orgoglioso: “E’ stato il post più commentato nel 2017/2018” ha riproposto un bellissimo rapporto, perso nel tempo.
L’entrata in famiglia nel dicembre 2019 come definita dal mio giovane capo, dr Massimo Brancati, con una eccezionale intervista di Virginia Cortese alla mia persona seguita da una settimanale collaborazione esterna al giornale, completano il mio propositivo rapporto con la Gazzetta.
Un rapporto all’insegna della correttezza e della reciproca libertà di pensiero e soprattutto con il non prendersi sul serio o almeno nel fingere.
Come nella nota della Redazione del maggio scorso la storia della Gazzetta non si ferma qui ma continua e continuerà sotto altre forme, forse verrà il tempo del “Giornale dei cittadini e del territorio”.
Perché un territorio senza il suo giornale storico di rifermento sarebbe come definito da De Tomaso una botte senza vino. Inutile.
Non è piaggeria è solo scrupolo da parte mia, cioè, una sollecitudine viva, implicante un senso di inquietudine, da non confondere con quegli intellettuali, i quali, non si fanno “scrupolo” di scodinzolare attorno al principe o al principino di turno e asservirsi al potere.
Ho raccontato episodi esilaranti e pagine inedite di storie locali vissute in una “edicola casalinga” commentando la sola Gazzetta del Mezzogiorno, lo ripeto e lo ribadisco, l’unico giornale “quotidiano” che ci dava l’opportunità negli anni settanta in un paesino marginale della montagna lucana di ritrovarci e di confrontarci sulle notizie del giorno.

Mauro Armando Tita

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