Il caso Saman tra indifferenza e insensibilità istituzionali

In questi ultimi decenni è cresciuta in modo esponenziale l’indifferenza, l’insensibilità, l’egoismo.

L’amara vicenda di Saman lo sta terribilmente a dimostrare. La piaga di questo secolo lo ha ribadito più volte Papa Francesco è l’indifferenza. Molta stampa ha evidenziato il “burocratico” comportamento degli operatori dei servizi sociali di Novellara e dei Carabinieri.

Non hanno mai insistito con la povera Saman e non si sono fatti carico di richiedere i documenti di identità ai suoi genitori ? Perché è prevalso in Loro la mera applicazione di uno sterile e improduttivo regolamento.

Non vogliamo accusare nessuno e non vogliamo fare alcun processo mediatico.

Purtroppo, lo dobbiamo constatare amaramente il disagio giovanile si protrae da troppo tempo ingiustificatamente nell’ignavia e nell’indifferenza degli addetti ai lavori.

Da troppo tempo aumentano in modo esponenziale gang e bullismi nel deserto delle istituzioni.

Un disagio giovanile non più sopportabile che trova la sua causa e la sua radice nell’assenza totale di una seria progettualità fatta di veri investimenti in termini di prevenzione e di efficacia.

Dobbiamo amaramente rilevare che non vi sono particolari rimostranze degli addetti ai lavori a questo riprovevole e vuoto comportamento istituzionale compensato dal proliferare di tante dirigenze ombre. Ombre che camminano nelle nebbie e nel praticato nichilismo giornaliero delle nostre PP. AA. Lo diciamo con un certo pathos. Perché vi sono tante istituzioni pubbliche così aride?

Istituzioni che si limitano a fare e dare il minimo “sindacale” creando solo negativi cortocircuiti (come nel caso di Saman).

Ci siamo sforzati per secoli di coltivare la vera condivisione e la vera solidarietà attraverso le nostre aperture e i nostri “ Piani” ampiamente partecipati grazie alle nostre mai sopite “IDEE di LIBERTA’ “ Non abbiamo mai amato il comportamento degli ottusi operatori “chiusi” nei loro uffici o nei loro studi ad attendere il povero paziente/utente di turno.

Abbiamo accompagnato i nostri Piani responsabilizzando le parti sociali e condividendo con loro luci e ombre, positività e criticità. Mi piacerebbe cari Amici riscoprire le tante belle esperienze del passato con una “onesta” narrazione. Mi piacerebbe riscoprire lo stupendo lavoro di indagine posto in essere una decina d’anni fa dai Carabinieri di Paterno. Quel mio Reportage del lontano 3 gennaio 2009 metteva in luce la determinazione di questi seri servitori dello Stato nel riportare alla luce un terrificante omicidio perpetuato da un ORCO locale nei confronti della povera moglie sordomuta, ipervessata per secoli e ammazzata di botte biecamente da questo –padrone –orco. In quel reportage ho voluto mettere in evidenza non solo la grande determinazione del Comandante della Caserma e degli stessi Carabinieri (che hanno preferito il DOVERE al protagonismo)ma, soprattutto, la rimozione di quel caso ignobilmente archiviato dieci anni prima. Quelle madri, quelle ragazze che per anni hanno subito le lucane “tribalità” dei patriarchi-califfi di famiglia sparsi ampiamente in tutta la regione, non hanno mai goduto della difesa delle istituzioni o della forze politiche e sociali del luogo, tantomeno della Parrocchia.

Gli inquirenti e la maggioranza silenziosa lucana hanno preferito sempre glissare su queste terrificanti violenze e su questi ripugnanti delitti. La povera vittima era una contadina, peraltro sordomuta.

Durante la mia adolescenza ricordo l’emblematico caso di una fuga di una diciassettenne messa al pubblico ludibrio dalla famiglia.

Qualche anno dopo i rumors avevano confermato i nostri sospetti . La ragazza era stata più volte “attenzionata” dal padre/ padrone.

La caparbietà e la sensibilità dimostrata dai Carabinieri di Paterno su questo angosciante fatto delittuoso, ormai sopito e seppellito, richiama la nostra attenzione sull’acume e sulla sensibilità delle nostre istituzioni che non devono mai demordere nascondendosi dietro la finta applicazione degli aridi regolamenti.

Non solo la famiglia di Saman , non solo i Grandi Gruppi informali di natura islamica presenti in Italia ,ma, larghi strati di società lucana e meridionale, dovrebbero uscire da questo stucchevole modello ancestrale che si ciba di troppa omertà .

Alla Gazzetta del Mezzogiorno l’ingrato compito di risvegliare sul tema le coscienze del Sud, come auspicato dal Direttore Partipilo, dando vita a quei circuiti solidaristici che si nutrono di duratura continuità senza perfide dimenticanze come avviene spesso con le ingiuste e dolorose morti bianche, rimosse il giorno dopo.

Armando TITA
Sociologo

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