Nel presente articolo vengono analizzati alcuni degli antichi toponimi relativi alle diverse aree del centro abitato di Ruvo del Monte indagandone l’origine etimologica, la localizzazione e le trasformazioni intervenute nel corso del tempo.
Il primo toponimo che emerge dalle carte d’archivio è quello denominato “Sopra il Castello”, denominazione che trae evidentemente origine dalla presenza del Castello e della Torre Angioina. Tale toponimo ricorre in numerosi atti notarili conservati presso l’Archivio di Stato di Potenza. In quest’area si trovava — e si trova tuttora — la cosiddetta antica fontana, la più antica fontana pubblica del paese, documentata almeno dal 1740. È verosimile che questa fontana costituisse una sorta di limite simbolico o di confine ideale che segnava il termine della parte alta dell’abitato, tradizionalmente definita “Capo-Ruvo”. A sostegno di questa ipotesi si può osservare come alcuni edifici religiosi — come la chiesa di San Nicola (oggi dedicata all’Incoronata), la cappella dell’Annunziata ed il convento di San Tommaso del Piano (oggi convento di Sant’Antonio) — fossero considerati, secondo diversi documenti d’archivio, al di fuori del perimetro urbano. Il toponimo “Sopra il Castello” rimase in uso per tutto l’Ottocento per poi essere sostituito nel 1901 con la denominazione piazza Regina Margherita in onore della prima regina consorte del Regno d’Italia. Tale nomenclatura rimase in vigore fino alla fine degli anni Sessanta del Novecento quando l’area assunse l’attuale denominazione di piazza Cavour.

Archivio Comunale di Ruvo del Monte.
Un secondo toponimo è quello dei “Murati”, derivante dalla presenza delle antiche mura difensive del castello in parte ancora oggi visibili. Queste testimonianze rappresentano una significativa traccia del passato feudale del borgo. Anche questo toponimo rimase in uso per tutto il XIX secolo fino a quando nel 1901 venne sostituito con via Regina Margherita. Alla fine degli anni Sessanta del Novecento tale strada, insieme al suo proseguimento denominato via Rampe del Popolo (in precedenza via “Mondezzaro”, toponimo attestato già nel 1697), confluirono nell’attuale via Europa.

Archivio Comunale di Ruvo del Monte.
Proseguendo nell’indagine emerge il toponimo “San Giuseppe”, derivante dalla presenza della chiesa dedicata al santo, al cui interno si riuniva l’omonima congregazione. Un documento rinvenuto presso l’Archivio storico del Comune di Ruvo del Monte attesta che la congregazione fu istituita nel 1699 e che nel corso del XVIII secolo contava circa duecento iscritti. In questa zona nacque, il 5 marzo 1732, una delle figure più rilevanti della religiosità locale, il venerabile Domenico Blasucci. Ulteriori ricerche archivistiche mostrano come, nel corso dell’Ottocento, in quest’area risiedevano numerose famiglie appartenenti al ceto dei cosiddetti “galantuomini”, tra cui i Maselli, i Solimene, i D’Auria ed i Carnevale.

Archivio Comunale di Ruvo del Monte.
Un ulteriore toponimo, riportato da alcune fonti d’archivio, è quello della “Piazza” del borgo, che costituiva uno dei principali centri della vita comunitaria. In questo luogo sorgeva, nel corso dell’Ottocento, l’antico edificio municipale che fu preso d’assalto dai briganti il 10 agosto 1861. Il toponimo “Piazza” rimase in uso fino al 1901 quando venne sostituito dalla denominazione attuale di piazza De Pretis, in onore dello statista Agostino Depretis.

Archivio di Stato Potenza.
Un’altra area, menzionata nella documentazione, è quella denominata “Sopra la Chiesa” oppure “Sotto la Piazza”, denominazione che variava in base al punto di osservazione all’interno dell’abitato. In questa zona sorgeva — e sorge tuttora — l’antico palazzo della famiglia Cudone, una delle famiglie più influenti del borgo. Il toponimo rimase in uso per tutto l’Ottocento e fu sostituito nel 1901 con nuove denominazioni: via Crispi, in onore dello statista Francesco Crispi, e via Andrea Belli (con i rispettivi vicoli), dedicata a uno dei più illustri cittadini ruvesi del XVIII secolo, giurista, uomo di vasta cultura, bibliotecario e primo prefetto della Real Biblioteca di Napoli. Mentre la denominazione via Crispi è rimasta in uso fino ad oggi, quella di via Andrea Belli fu sostituita alla fine degli anni Sessanta del Novecento con l’attuale via Guglielmo Marconi.

Biografia degli uomini illustri del regno di Napoli – tomo Decimoquarto, ed. Nicola Gervasi, Napoli, 1829.
Tra i toponimi più antichi compare anche quello della “Chiesa”, chiaramente derivato dalla presenza della chiesa madre del borgo dedicata all’Assunta. Tale denominazione rimase in uso per tutto l’Ottocento e per buona parte del Novecento fino a quando, verso la fine degli anni Sessanta, assunse quella di piazza Alcide De Gasperi. Oggi la piazza porta il nome di monsignor Giuseppe Maria Ciampa, arciprete di Ruvo del Monte dal 1933 al 1980.

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Le fonti documentarie attestano inoltre l’esistenza di altri due antichi toponimi, “San Rocco” e “San Carlo”, che corrispondono all’attuale via Roma. In origine questa strada era suddivisa in due distinti settori: la parte inferiore era denominata “San Carlo”, dalla chiesa dedicata a San Carlo Borromeo, oggi non più esistente ma un tempo sottoposta al giuspatronato della famiglia ruvese Bilozzi. Proseguendo verso l’alto si entrava invece nella zona denominata “San Rocco”, dalla cappella del santo patrono di Ruvo del Monte dal 1611. Entrambi i toponimi rimasero in uso per tutto l’Ottocento, fino al 1901, quando furono sostituiti con via Carrabba in memoria di Francesco Carrabba, giureconsulto nato a Ruvo del Monte nella seconda metà del XVI secolo. L’attuale denominazione di via Roma risale invece al periodo fascista: nel 1931, in vista delle celebrazioni per il Decennale della Marcia su Roma, un decreto emanato da Benito Mussolini stabilì che tutti i capoluoghi comunali dovessero possedere una strada principale intitolata a Roma. Il provvedimento però non si limitò solamente ai capoluoghi comunali.

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Un ulteriore toponimo emerso dalla documentazione è quello “dell’Olmo”, una delle zone più note del borgo. Il nome deriva dalla presenza, in passato, di un grande olmo, ed il toponimo è ancora oggi conservato nel dialetto locale nella forma “Urm”. Nella tradizione europea occidentale, sin dall’antichità e fino al tramonto della società di antico regime, non era raro che assemblee pubbliche e attività giuridiche si svolgessero sotto degli alberi monumentali, come olmi o tigli, luoghi simbolici di incontro e deliberazione. L’uso è fatto solitamente risalire all’antichità e collegato al culto ancestrale tributato ad essi. Anche nella penisola italiana sono numerosi gli atti notarili che attestano la celebrazione di azioni giuridiche nei pressi di tali alberi. Alcuni studiosi hanno messo in relazione questa consuetudine con l’insediamento dei Longobardi. A Ruvo del Monte testimonianze significative si riscontrano in diversi documenti come, ad esempio, nella documentazione relativa alla vendita dei beni del soppresso convento nel 1809, nella quale si legge che l’asta pubblica — effettuata mediante l’accensione di candele — si svolse nel solito luogo detto la piazza dell’Olmo.

Archivio Comunale di Ruvo del Monte.
Tra i toponimi compare anche quello del “Pisciolo”, tuttora utilizzato nel linguaggio quotidiano della comunità locale. Il nome deriva dalla presenza, oggi scomparsa, di un piccolo corso d’acqua di modesta portata. La denominazione rimase in uso per tutto l’Ottocento, fino a quando nel 1901 fu sostituita con quella attuale di via Benedetto Cairoli, in onore del patriota e uomo politico italiano.

Archivio Comunale di Ruvo del Monte.
Nel corso della ricerca emerge inoltre il toponimo “Ospizio”. Questa zona corrisponde approssimativamente all’area compresa tra una parte dell’attuale corso Italia (già corso Umberto I dal 1901 fino alla fine degli anni Sessanta), via Manzoni e via Giordano Bruno. Il nome deriva dalla presenza di un antico ospedale menzionato in una lettera del 3 settembre 1623 inviata dal vescovo Tomeo Confetti all’Università di Ruvo. Dal documento si apprende che la struttura esisteva già da oltre un secolo, circostanza che consente di far risalire la sua fondazione almeno al 1523. L’ospedale era destinato all’assistenza degli «infermi forestieri» e può essere considerato una delle prime istituzioni assistenziali dell’Università di Ruvo. La sua esistenza è confermata anche dalla relazione della visita pastorale compiuta dal vescovo Manfredi il 29 ottobre 1725, dalla quale si apprende che l’edificio era composto da due stanze distribuite su due piani sebbene all’epoca necessitasse di urgenti lavori di riparazione. Il toponimo “dell’Ospizio” rimase in uso fino al 1901.

Archivio di Stato Potenza.
Un altro toponimo documentato è quello della “Loggia”, ancora oggi utilizzato dalla comunità locale per identificare la zona. Dall’analisi delle fonti si evince che quest’area rappresentava l’ultimo settore considerato interno al centro abitato mentre la zona di “Sant’Anna” (oggi piazza Ungheria) era ritenuta esterna al perimetro urbano. Il toponimo “Loggia” rimase in uso per tutto l’Ottocento per poi essere sostituito nel 1901 con l’attuale denominazione di piazza XX Settembre a ricordo della Breccia di Porta Pia del 1870.

Archivio Comunale di Ruvo del Monte.
Infine, possiamo ricordare il toponimo “Sant’Anna”, tuttora utilizzato nel linguaggio corrente, derivante dalla presenza dell’omonima chiesa presente in alcune fonti documentali già dal 1538. In questo luogo, un tempo, sorgeva la monumentale croce in pietra scolpita datata 1599 e oggi collocata alla fine dell’attuale via di Sant’Anna. Nel 1924, nella piazza, fu inoltre realizzato il monumento ai caduti ad opera dello scultore romano Giuseppe Ciocchetti. L’analisi della documentazione mostra come il toponimo “largo Sant’Anna” sia rimasto in uso per tutto l’Ottocento per poi essere sostituito, alla fine degli anni Sessanta del Novecento, dall’attuale denominazione di piazza Ungheria.

Archivio Comunale di Ruvo del Monte.
dott. Massimiliano Mattei













Leggere un saggio breve del dr. Mattei è come salire a bordo della mitica macchina del tempo di Herberth George Wells (The Time Machine), per fare la spola tra le varie epoche, onde fare confronti tra usi, costumi, tradizioni ed abitudini antropologiche dei luoghi visitati. Con questa nuova ricerca in situ sulla toponomastica, il giovane storico aggiunge un altro step alla conoscenza della storia ruvese.